martedì 29 dicembre 2009











Egon Schiele


Di più, ciò che la fa fremere fino ai ginocchi
è che domani, ahimè, occorrerà vivere ancora!
Domani, dopodomani e sempre! -come noi!


Charles Baudelaire, XX, Les Fleurs du Mal


venerdì 25 dicembre 2009

Buon Natale!



















O magnum mysterium et admirabile sacramentum
ut animalia viderent Dominum natum
iacentem in praesepio.
Beata virgo cuius viscera
meruerunt portare Dominum Christum.
Alleluia.


Auguri a tutti, amici!

domenica 20 dicembre 2009

"Dilige, et quod vis fac: sive taceas, dilectione taceas; sive clames, dilectione clames; sive emendes, dilectione emendes; sive parcas, dilectione parcas: radix sit intus dilectionis, non potest de ista radice nisi bonum existere".
Sant'Agostino


(Ama e fa ciò che vuoi. Se tu taci, taci per amore: se tu parli, parla per amore; se tu correggi, correggi per amore; se tu perdoni, perdona per amore. Sia in te la radice dell'amore; e da questa radice non può derivare se non il bene).

sabato 12 dicembre 2009














Chagall, Cantico dei Cantici

«Mi è sempre sembrato e mi sembra tuttora che la Bibbia sia la principale fonte di poesia di tutti i tempi. Da allora, ho sempre cercato questo riflesso nella vita e nell’arte. Per me, come per tutti i pittori dell’Occidente, essa è stata l’alfabeto colorato in cui ho intinto i miei pennelli».


Marc Chagall

domenica 6 dicembre 2009

Avvento 2009


















Dalì, Ragazza alla finestra

"Se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l’attesa rischia di diventare insopportabile; se si aspetta qualcosa, ma in questo momento non c’è nulla, se il presente cioè rimane vuoto, ogni attimo che passa appare esageratamente lungo, e l’attesa si trasforma in un peso troppo grave, perché il futuro rimane del tutto incerto. Quando invece il tempo è dotato di senso, e in ogni istante percepiamo qualcosa di specifico e di valido, allora la gioia dell’attesa rende il presente più prezioso".


Benedetto XVI, Omelia dei vesperi per l'inizio dell'Avvento


mercoledì 2 dicembre 2009

In quel tempo, Gesù venne presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: "Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada". E i discepoli gli dissero: "Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?". Ma Gesù domandò: "Quanti pani avete?". Risposero: "Sette, e pochi pesciolini".
Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li diede ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla.
Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene.

Mt, 15,29-37

mercoledì 25 novembre 2009


















“…ogni storia, anche un romanzaccio o una novelletta da quattro soldi, ha qualche cosa che appartiene all'universo. Ogni storia, per quanto breve, comincia con la creazione e termina con il giudizio finale”.

G.K.Chesterton

venerdì 20 novembre 2009


















Dio architetto del mondo, miniatura, 1220 circa, Vienna


"Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l’ha creata, se non la Bellezza Immutabile?”

sant'Agostino, Sermo CCXLI, 2: PL 38, 1134



giovedì 12 novembre 2009


















Velazquez

"Narrasi a questo proposito un molto curioso aneddoto. Il consiglio legislativo della Cisalpina, di cui Parini era membro, teneva la sua adunanza nello stesso luogo dove siedeva l’antica Cameretta e dov’eravi un gran crocifisso, che un giorno alcuno di quegli esaltati repubblicani fece levar via. Giunto Parini e non vedendo più il crocifisso chiese fieramente ai colleghi: dov’è il cittadino Cristo? Al che eglino, ridendo e motteggiando, risposero averlo fatto riporre altrove perché non aveva più nulla a fare colla nuova repubblica. Ma l’austero poeta soggiunse: ebbene, quando non c’entra più il cittadino Cristo non c’entro più nemmen’io. E si dimise immediatamente dal suo ufficio".


Vincenzo Monti, In morte di Lorenzo Mascheroni, 1802



sabato 7 novembre 2009

Gigliola e Nico oggi sposi


















Marc Chagall

"Questo è il paradosso dell'amore fra l'uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti, due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con sue fragili e limitate capacità di amare. E solo nell'orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l'altro è segno".


Rainer Maria Rilke

mercoledì 4 novembre 2009

"Il sincero tentativo di portare a termine questa opera di creazione, di percorrere tanta strada quanto le sue forze glielo permetteranno, di percorrerla senza scoraggiarsi a causa dell'incertezza, della stanchezza, dei rimproveri, è la sola valida giustificazione per chi scrive in prosa. E se costui ha la coscienza a posto, la sua risposta a quelli che nella loro sicura saggezza (la quale cerca un profitto immediato) domandano di essere edificati, consolati, o spaventati, o sbalorditi, o affascinati, deve essere questa: lo scopo che mi sforzo di raggiungere, col solo potere della parola scritta, è di farvi udire, farvi sentire, e prima di tutto farvi vedere. Questo e null'altro, ed è tutto. E se lo raggiungo, vi troverete, secondo i vostri meriti, incoraggiamento, consolazione, paura, fascino, tutto quello che potete desiderare, e forse anche quel barlume di verità che vi siete dimenticati di chiedere".

Joseph Conrad

sabato 24 ottobre 2009

Il sogno del prigioniero

Albe e notti qui variano per pochi segni.

Il zigzag degli storni sui battifredi
nei giorni di battaglia, mie sole ali,
un filo d'aria polare,
l'occhio del capoguardia dallo spioncino,
crac di noci schiacciate, un oleoso
sfrigolio dalle cave, girarrosti
veri o supposti – ma la paglia è oro,
la lanterna vinosa è focolare
se dormendo mi credo ai tuoi piedi.

La purga dura da sempre, senza un perché.
Dicono che chi abiura e sottoscrive
può salvarsi da questo sterminio d’oche;
che chi obiurga se stesso, ma tradisce
e vende carne d’altri, afferra il mestolo
anzi che terminare nel pâté
destinato agl'Iddii pestilenziali.

Tardo di mente, piagato
dal pungente giaciglio mi sono fuso
col volo della tarma che la mia suola
sfarina sull'impiantito,
coi kimoni cangianti delle luci
sciorinate all'aurora dai torrioni,
ho annusato nel vento il bruciaticcio
dei buccellati dai forni,
mi son guardato intorno, ho suscitato
iridi su orizzonti di ragnateli
e petali sui tralicci delle inferriate,
mi sono alzato, sono ricaduto
nel fondo dove il secolo è il minuto –

e i colpi si ripetono ed i passi,
e ancora ignoro se sarò al festino
farcitore o farcito. L’attesa è lunga,
il mio sogno di te non è finito.

Eugenio Montale

mercoledì 21 ottobre 2009

Grazie don Giorgio!













Don Giorgio Pontiggia

Se non fossi tuo, mio Cristo,
mi sentirei creatura finita.
Sono nato e mi sento dissolvere.
Mangio, dormo, riposo e cammino,
mi ammalo e guarisco,
mi assalgono senza numero brame
e tormenti, godo del sole
e di quanto la terra fruttifica.
Poi io muoio e la carne diventa polvere
come quella degli animali
che non hanno peccati.
Ma io cosa ho piu' di loro? Nulla,
se non Dio. Se non fossi tuo,
Cristo mio, mi sentirei creatura finita.


San Gregorio Nazianzeno

mercoledì 14 ottobre 2009

La speranza di pure rivederti
m'abbandonava;

e mi chiesi se questo che mi chiude
ogni senso di te, schermo d'immagini,
ha i segni della morte o dal passato
è in esso, ma distorto e fatto labile,
un tuo barbaglio:

(a Modena, tra i portici,
un servo gallonato trascinava
due sciacalli al guinzaglio).

Eugenio Montale, da Occasioni

domenica 4 ottobre 2009


















2/10/'09 St. Paul Cathedral, London.

"Far vivere un albero in fondo al giardino...dare alle foglie di quell'albero un certo peso, una certa presenza...Credo di aver trovato la parola: la presenza. La presenza di un pezzo di carta, di un lembo di cielo, di un oggetto qualunque, di quegli oggetti che, nei momenti più patetici della nostra vita, prendono una misteriosa importanza"

George Simenon

lunedì 28 settembre 2009

Ripenso il tuo sorriso














Segantini, Ragazza alla fontana

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma...


Eugenio Montale, da Ossi di seppia




Perchè nessuno ha un sorriso come il tuo. E oggi l'ho visto di nuovo.

sabato 19 settembre 2009

"...Il sintomo della certezza è che si ha simpatia umana per tutto quello che si incontra. Infatti, la simpatia umana con tutto quello che si incontra è solo data dalla presenza in noi della certezza del destino. Senza certezza non vi è possibilità di simpatia, se non formale, con chi ripete le nostre cose e con chi è d'accordo con noi [...] Quanto più una persona è potente, come certezza di coscienza, tanto più il suo sguardo, anche nel modo abituale di andare per la strada, abbraccia tutto, valorizza tutto, e non gli scappa niente. Vede anche la foglia gialla in mezzo alla pianta verde. E' solo la certezza del significato ultimo che fa sentire, como fossimo un detector, la più lontana limatura di verità che sta nelle tasche di ognuno. E non è necessario, per essere amico di un altro, che lui scopra che quello che dici tu è vero e venga con te. Non è necessario, vado io con lui, per quel tanto di limatura di vero che ha."

Luigi Giussani, da Certi di alcune grandi cose

martedì 15 settembre 2009














" La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani . (......) Il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena , né, per dir così dalla terra intera, considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo ed il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e nobiltà, che si veggia nella natura umana. Perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento e pochissimo o nulla agli altri animali".

Leopardi, LXVIII Zibaldone

giovedì 10 settembre 2009

Negra Sombra

Cando penso que te fuches,
negra sombra que me asombras,
ó pé dos meus cabezales
tornas facéndome mofa.
Cando maxino que es ida,
no mesmo sol te me amostras,
i eres a estrela que brila,
i eres o vento que zoa.

Si cantan, es ti que cantas,
si choran, es ti que choras,
i es o marmurio do ríoi
es a noite i es a aurora.

En todo estás e ti es todo,
pra min i en min mesma moras,
nin me abandonarás nunca,
sombra que sempre me asombras.

Rosalia de Castro 1880


Quando penso che tu sia fuggito,la tua ombra scura mi sorprende e ritorni ai piedi del mio capezzale cogliendomi di sorpresa.Quando immagino che tu te ne sia andato, ti mostri nel sole stesso,sei la stella che brilla, il vento che fischia. Se cantano sei tu che canti, se piangono sei tu che piangi, sei il fremito del fiume,
sei la notte e l’aurora. Tu sei in tutto e sei tutto per me. In me dimori. Non lasciarmi mai, ombra che sempre mi sorprendi.


domenica 30 agosto 2009

Meeting 2009














Macerata-Loreto '09: in partenza

"Felice chi ama Te, l'amico in Te, il nemico per Te. L'unico a non perdere mai un essere caro è colui che ha tutti cari in Chi non è mai perduto. E chi è costui, se non il Dio nostro, il Dio che creò il cielo e la terra e li colma, perché colmandoli li ha fatti?"
sant'Agostino

lunedì 17 agosto 2009


















Van Gogh, Benedicte

"Il punto non è di sapere se il mondo è troppo triste per essere amato o troppo lieto per non amarlo; il punto è che quando si ama qualcosa, la sua gioia è una ragione per amarla e la sua tristezza è una ragione per amarla di più".


Gilbert Keith Chesterton, da Ortodossia

martedì 11 agosto 2009

Lo stormo bianco
















Edward Hopper

Non so se sei vivo o sei perduto per sempre,
se posso ancora cercarti nel mondo
o ti debbo piangere mestamente
come morto nei pensieri della sera.
Ti ho dato tutto: la quotidiana preghiera
e la struggente febbre dell'insonnia,
lo stormo bianco dei miei versi
e l'azzurro incendio degli occhi.
Nessuno mi è stato più intimo di te,
nessuno mi ha reso più triste,
nemmeno chi mi ha tradita fino al tormento,
nemmeno chi mi ha lusingata e poi dimenticata.


Anna Achmatova

domenica 2 agosto 2009


















Gustav Klimt, Il Bacio

"Io non ho mai sentito tanto di vivere quando amando,benchè tutto il resto del mondo fosse per me come morto. L'amore è la vita e il principio vivificante della natura, come l'odio è il principio distruggente e mortale. Le cose son fatte per amarsi scambievolmente, e la vita nasce da questo".


Giacomo Leopardi, da Zibaldone

martedì 28 luglio 2009

"Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L'amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell'amore in una cultura senza verità".

Benedetto XVI, da Caritas in veritate

domenica 26 luglio 2009

Pontresina 09


















"La natura genera la paura della morte, la Grazia genera l'audacia"


San Tommaso

sabato 18 luglio 2009

In partenza per Pontresina















Van Gogh, La camera di Arles

Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. Una tradizione venuta, risalita da profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali. E sono solo io — io ormai così imbastardito — a farla adesso tanto lunga. Per loro, in loro non c’era neppure l’ombra di una riflessione. Il lavoro stava là. Si lavorava bene. Non si trattava di essere visti o di non essere visti. Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto.


C. Peguy, L’argent, 1914

martedì 14 luglio 2009

E ti vengo a cercare

E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.

E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo ormai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un'immagine divina
di questa realtà.

E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza.

Franco Battiato, E ti vengo a cercare
Grazie alla Robbi

lunedì 29 giugno 2009












Caspar David Friedrich, Monaco in riva al mare

"Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini per raccogliere la legna e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito".

Antoine de Saint- Exupèry

mercoledì 24 giugno 2009

You take my breath away

Sometimes it amazes me
How strong the power of love can be
Sometimes you just take my breath away

You watch my love grow like a child
Sometimes gentle and sometimes wild
Sometimes you just take my breath away

And it's too good to slip by
Too good to lose
Too good to be there
Just to use
I'm gonna stand on a mountain top
And tell the news
That you take my breath away

Sometimes it amazes me
How strong the power of love can be
Sometimes you just take my breath away

Your beauty is there in all I see
And when I feel your eyes on me
Oh don't you know you just take my breath away

And it's too good to slip by
Too good to lose
Too good to be there
Just to use
I'm gonna stand on a mountain top
And tell the news
That you take my breath away

And it's too good to slip by
Too good to lose
Too good to be there
Just to use
I'm gonna stand on a mountain top
And tell the news
That you take my breath away.

Eva Cassidy

martedì 16 giugno 2009













Testori

"Io credo infatti che il pittore debba avere in sè l’immagine, prima di realizzarla sulla tela, e che questa immagine non gli possa nascere che da una sua posizione davanti e dentro il mondo, da una verità, insomma, che quella sua posizione e convinzione determini. Ora io sono comunista, tu lo sai bene, ma cristiano e cattolico, e, proprio perché tale, non posso impedire a ciascuno la ricerca di quella che egli crede sia la verità e poi l’affermazione di essa, anche se per me tale non è (non posso insomma ripetere l’errore che hai fatto tu parlando di Cristo in modo spicciolo, sbrigativo e volgare. Cristo non si ferisce con queste piccole ed errabonde irriverenze, credimi, ma tanto meno in tal modo lo si può liquidare), ma mi domando se tutto questo equivoco che sta alla base di tanta pittura e anche della vostra, non sia da cercare in un altro equivoco, che tu hai perpetrato scrivendo queste parole: “una verità attiva, una verità combattuta, cercata nel mare della fantasia e dell’immaginazione” [...] Ma la verità può essere cercata nel mare della fantasia e dell’immaginazione? E che verità sarà mai, se pur la doveste trovare? Ancora e soltanto quella di un pittore, quella della fantasia di un pittore? Non ti accorgi che, se mai, nel mare della fantasia e dell'immaginazione si può trovare una forma figurativa della verità, che sarà sempre però della verità un relativo? [...] Caro Guttuso, io non credo che il problema sia di poter arrivare alla realtà, ma di poter partire dalla realtà. Di avere cioè una fede che questa partenza permetta. E non tanto per dipingere, credimi, quanto per vivere".


Giovanni Testori, da Lettera a Renato Guttuso, "Numero-Pittura" 1947

domenica 7 giugno 2009

"La Trinità vuol dire che la natura dell'Essere è comunità"

don Giussani

domenica 31 maggio 2009

Pentecoste

















Giotto, Pentecoste, Padova

" [...] Lo Spirito è l'energia con cui l'Origine, il Destino e la Fattura di tutto, mobilitando tutto secondo il suo disegno, ha investito la nostra vita e l'ha portata nel cuore di quel disegno, volenti o nolenti.
L'unica condizione è che non l'avessimo rifiutato, cioè che non lo rifiutassimo, cioè che non lo abbiamo a rifiutare. Lo Spirito ci ha rivelato che Cristo è morto e risorto e questo è il significato esauriente della tua vita. Questo è il dono di Cristo risorto, il dono dello Spirito, che guarisce alla radice, ci ridà la grande possibilità, che è riconoscere che tutto viene da Dio attraverso Cristo, che è il metodo usato da Dio".

Don Giussani, da Il santo Rosario

venerdì 22 maggio 2009

Era de maggio














Il golfo di Napoli visto dalla certosa di san Martino


Era de maggio e te cadeano nzino
a schiocche a schiocche li ccerase rosse,
fresca era ll'aria e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciente passe.

Era de maggio; io, no, nun me ne scordo,
na canzona cantàvemo a doie voce;
cchiù tiempo passa e cchiù me n'allicordo,
fresca era l'aria e la canzona doce.

E diceva: «Core, core!
core mio, luntano vaie;
tu me lasse e io conto ll'ore,
chi sa quanno turnarraie!»

Rispunneva io: «Turnarraggio
quanno tornano li rrose,
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stonco ccà».

E sò turnato, e mo, comm' a na vota,
cantammo nzieme lu mutivo antico;
passa lu tiempo e lu munno s'avota,
ma l'ammore vero, no, nun vota vico.

De te, bellezza mia, m'annammuraie,
si t'allicurde, nnanz' a la funtana:
ll'acqua llà dinto nun se secca maie,
e ferita d'ammore nun se sana.

Nun se sana: ca sanata
si fosse, gioia mia,
mmiezzo a st'aria mbarzamata
a guardarte io nù starria!

E te dico: «Core, core!
core mio, turnato io sò,
torna a maggio e torna ammore,
fa de me chello che buò!».



Di ritorno da tre giorni meravigliosi in gita a Napoli, non potevo che omaggiare questa meravigliosa terra e la sua gente, ancora più meravigliosa!! Grazie a Tonino, Salvatore, Laura e Domenico!!

sabato 16 maggio 2009


















Giotto, san Francesco dona il mantello a un povero

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!

San Paolo, 1 Cor, 13

lunedì 11 maggio 2009

dopo il weekend Centocanti


















Luca della Robbia, Madonna col Bambino

"Dio invisibile ha voluto mostrarsi nella carne e vivere come un uomo, perchè le creature carnali non potevano amare se non nella carne. Solo così potevano essere condotte verso l'amore salvifico della Sua Persona: in questo modo Cristo le aveva liberate da ogni amore carnale, soltanto con la grazia della Sua Presenza carnale".

san Bernardo

martedì 5 maggio 2009

"Da quando ho ricevuto le Occasioni [...] passo con loro le mie sere, con un'ostinazione da idea fissa che mi fa pecorrere sempre i midesimi itinerari. Mi par di essere uno dei quaccheri di Verne, solitari nell'isola, che cercano la soluzione ai loro casi frugando nella Bibbia ad apertura di libro. Ma anche lì qualcosa di mio (o che mi aspetti) mi pare che sia consegnato".

G. Contini, lettera a E. Montale, 5 gennaio 1940

martedì 28 aprile 2009

Tanto gentile e tanto onesta pare

XXVI. Questa gentilissima donna, di cui ragionato è ne le precedenti parole, venne in tanta grazia de le genti, che quando passava per via, le persone correano per vedere lei; onde mirabile letizia me ne giungea. E quando ella fosse presso d'alcuno, tanta onestade giungea nel cuore di quello, che non ardia di levare li occhi, né di rispondere a lo suo saluto; e di questo molti, sì come esperti, mi potrebbero testimoniare a chi non lo credesse. Ella coronata e vestita d'umilitade s'andava, nulla gloria mostrando di ciò ch'ella vedea e udia. Diceano molti, poi che passata era: «Questa non è femmina, anzi è uno de li bellissimi angeli del cielo». E altri diceano: «Questa è una maraviglia; che benedetto sia lo Segnore, che sì mirabilemente sae adoperare!». Io dico ch'ella si mostrava sì gentile e sì piena di tutti li piaceri, che quelli che la miravano comprendeano in loro una dolcezza onesta e soave, tanto che ridicere non lo sapeano; né alcuno era lo quale potesse mirare lei, che nel principio nol convenisse sospirare. Queste e più mirabili cose da lei procedeano virtuosamente: onde io pensando a ciò, volendo ripigliare lo stilo de la sua loda, propuosi di dicere parole, ne le quali io dessi ad intendere de le sue mirabili ed eccellenti operazioni; acciò che non pur coloro che la poteano sensibilemente vedere, ma li altri sappiano di lei quello che le parole ne possono fare intendere. Allora dissi questo sonetto, lo quale comincia: Tanto gentile.

Tanto gentil e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umilta' vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi si' piacente a chi la mira,
che da' per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender non la puo' chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.

Dante Alighieri, da Vita Nova

sabato 25 aprile 2009

Bridge over troubled water

When you’re weary,
feeling small,
When tears are in your eyes,
I will dry them all;
I’m on your side.
When times get rough
And friends just can’t be found,
Like a bridge over troubled water
I will lay me down.
Like a bridge over troubled water
I will lay me down.

When you’re down and out,
When you’re on the street,
When evening falls so hard
I will comfort you.
I’ll take your part.
When darkness comes
And pain is all around,
Like a bridge over troubled water
I will lay me down.
Like a bridge over troubled water
I will lay me down.

Sail on silvergirl,
Sail on by.
Your time has come to shine.
All your dreams are on their way.
See how they shine
If you need a friend
I’m sailing right behind.

Like a bridge over troubled water
I will ease your mind.
Like a bridge over troubled
I will ease your mind.

Simon & Garfunkel

mercoledì 22 aprile 2009


















Trinità Rublev

"L'amicizia, questa nascita misteriosa del Tu, è l'ambiente e il mezzo in cui comincia la rivelazione della Verità".

Pavel Florenskij, da La colonna e il fondamento della verità

venerdì 17 aprile 2009














Magritte

"Ma proprio, a volte, nel momento in cui tutto ci sembra perduto giunge l'avvertimento che può salvarci, abbiamo bussato a tutte le porte che non danno su niente e la sola attraverso la quale si può entrare e che avremmo cercato invano per cento anni l'urtiamo senza saperlo, e si apre".



Marcel Proust

martedì 14 aprile 2009

“Devo anche vincere quella paura indefinita che mi porto dentro. La vita è difficile davvero, è una lotta di minuto in minuto (non esagerare tesoro!), ma è una lotta invitante.
Una volta io mi immaginavo un futuro caotico perché mi rifiutavo di vivere l’istante più prossimo. Ero come un bambino molto viziato, volevo che tutto mi fosse regalato. A volte avevo la certezza - peraltro molto vaga - che in futuro sarei potuta diventare “qualcuno” e avrei realizzato qualcosa di “straordinario”, altre volte mi ripigliava quella paura confusa che “sarei andata in malora lo stesso”.
Comincio a capire perché: mi rifiutavo di adempiere ai compiti che avevo sotto gli occhi, mi rifiutavo di salire verso quel futuro di gradino in gradino. E ora, ora che ogni minuto è pieno, pieno sino all’orlo di vita e di esperienza, di lotta e vittorie e cadute, ma subito dopo di nuovo lotta e talvolta pace, - ora non penso più a quel futuro, in latre parole mi è indifferente se riuscirò a produrre qualcosa di straordinario oppure no, perché sono certa che verrà fuori qualcosa. Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria, avevo la sensazione che ogni cosa che faccio non fosse ancora quella “vera”, ma una preparazione a qualcosa di diverso, di grande, di vero, appunto. Ora questo sentimento è cessato. Io vivo, e vivo pienamente e la vita vale la pena viverla ora, oggi, in questo momento [...].”
Etty Hillesum, da Diario 1941-1943

domenica 12 aprile 2009

Buona Pasqua!


















La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino. La promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza.


Benedetto XVI


Noi diciamo quello che dovrebbe essere o quello che non va e “non si parte dall’affermazione che Cristo ha vinto”. Che Cristo ha vinto, che Cristo è risorto, significa che il senso della mia vita e del mondo è presente, è già presente, e il tempo è l’operazione profonda e misteriosa del suo manifestarsi.


Luigi Giussani

venerdì 10 aprile 2009

Venerdì Santo


















Beato Angelico, Crocefisso adorato da s.Domenico (particolare), Firenze, san Marco

"Da quando è morto in croce quell'uomo, la parola sacrificio è diventata una parola gigante, grande e ha svelato -come quando si alza il sole, come un sole che si alza- che tutta la vita di tutti gli uomini è tramata di sacrifici, è piena di brividi di sacrificio, è come dominata dalla necessità di sacrificare [...] e su tutto incombe il sacrificio più grosso che si possa concepire, che è morire. [...]
Il sacrificio era inconcepibile, ributtante, ma c'è un momento nella storia in cui il sacrificio è cominciato a diventare interessante -ossia riguardava l'interesse dell'uomo, cioè il destino dell'uomo-: quando Cristo è morto in croce, affinchè gli uomini potessero essere salvati dalla morte, affinchè le cose potessero essere salvate dalla corruzione, dal diventare vermi, piccoli, numerosi".


Luigi Giussani, da Si può vivere così

martedì 7 aprile 2009

"Oh! Noi non vogliamo dire di più davanti ai lutti e alle rovine dalle dimensioni tragiche, che sembrano superare ogni misura e rifiutare ogni conforto. Vogliamo comprendere e raccogliere in silenzio riverente il grido ineffabile di questa acerbissima pena. Ma una parola non possiamo tacere per i cuori forti, per gli animi buoni: niente disperazione! Niente cecità del fato! La nostra incapacità a dare una spiegazione, che rientri negli schemi abituali della nostra breve e miope logica, non annulla la nostra superiore fiducia nella misteriosa, ma sempre provvida e paterna presenza della bontà divina, che sa risolvere a nostro vantaggio anche le più gravi e incomprensibili sciagure. La Madonna rimetta col suo fiat, la pazienza, la speranza e anche l’Alleluia pasquale sulle nostre labbra e nei nostri cuori". Sono parole di Paolo VI, pronunciate il 9 maggio 1976, pochi giorni dopo il devastante terremoto del Friuli.

Che altro aggiungere? Forse solo ciò che lo stesso Papa Montini disse in quella stessa occasione, che cioè in questo «male che ci colpisce» possiamo intravvedere qualche barlume: «Il primo bene è la solidarietà; il dolore si fa comunitario, e nel nostro abituale disinteresse, e nelle nostre contese egoiste ci fa sperimentare uno sconosciuto amore. Ci sentiamo fratelli, diventiamo cristiani, comprendiamo gli altri, esprimiamo finalmente l’amore disinteressato, solidale e sociale. E poi impariamo a “vincere il male nel bene”, cioè a far scaturire energie positive di bene dalla stessa sventura che ci affligge».

Due giorni dopo il terremoto in Irpinia del 1980, Giovanni Paolo II si è recato personalmente sul posto. Anche lui attonito di fronte alla tragedia: «Ecco i sentimenti, le espressioni che mi vengono dal cuore. Come vedete, vengono con difficoltà, perché la commozione è maggiore della possibilità di parlare e di formulare bene le idee». Ma anche lui carico di speranza: «Io vengo, carissimi fratelli e sorelle, per dirvi che siamo vicino a voi per darvi un segno di quella speranza, che per l’uomo deve essere l’altro uomo. Per l’uomo sofferente, l’uomo sano; per un ferito, un medico, un assistente, un infermiere; per un cristiano, un sacerdote. Così un uomo per un altro uomo. E quando soffrono tanti uomini ci vogliono tanti uomini, molti uomini, per essere accanto a quelli che soffrono. Non posso portarvi niente più di questa presenza; ma con questa presenza si esprime tutto». Con essa, infatti, «si realizza la presenza di Cristo. E, con la presenza di Cristo, il mondo anche stigmatizzato dalla croce porta in sé la speranza della risurrezione».

E, in questa speranza, la tenacia concreta di tutto l’aiuto operativo che si può dare. E a proposito di aiuto operativo che si può dare vi segnaliamo l’iniziativa di solidarietà del Banco Alimentare.

Pigi Colognesi, Editoriale del Sussidiario.net



http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=15995

martedì 31 marzo 2009
















"Lo scopo dell’arte [...] è quello di spiegare a se stessi e a chi ci sta intorno perché vive l’uomo, qual è il significato della sua esistenza, di spiegare agli uomini qual è la ragione della loro apparizione su questo pianeta. O, se non di spiegarlo, di porre loro questo problema [...] Per mezzo dell’arte, l’uomo si appropria della realtà attraverso un’esperienza soggettiva. [...]
La scoperta artistica si presenta come una rivelazione, come un desiderio appassionato e improvviso di afferrare intuitivamente tutte in una volta le leggi del mondo – la sua bellezza e il suo orrore, la sua umanità e la sua ferocia, la sua infinità e la sua limitatezza. [...]
L'arte esiste e si afferma là dove esiste quell'eterna e insaziabile nostalgia della spiritualità, dell'ideale, che raccoglie gli uomini attorno all'arte. È erronea la via per la quale si è avviata l'arte contemporanea, rinunciando alla ricerca del significato della vita in nome dell'affermazione del valore autonomo della persona.
La cosiddetta creazione comincia ad apparire una sorta di eccentrica occupazione a cui attendono personalità sospette che affermano il valore intrinseco di qualsiasi atto personalizzato. Ma nella creazione la personalità non si afferma, bensì è al servizio di un'altra idea generale e di ordine superiore.
L'artista è sempre un servitore che si sforza per così dire di sdebitarsi per il dono che gli è stato concesso come una grazia. Tuttavia l'uomo moderno non è disposto ad alcun sacrificio, benché soltanto il sacrificio costituisca un'autentica affermazione".

Andrej Tarkovskij, da Scolpire il tempo

mercoledì 25 marzo 2009

Annunciazione













Beato Angelico, Annunciazione (particolare)

Lo stato d’animo della Madonna, quello stato d’animo che opera un atteggiamento e lo decide di fronte alle occasioni e al tempo, lo stato d’animo della Madonna come si può definire meglio che con la parola “silenzio”? Il silenzio proprio come colmo di memoria. Due cose contribuivano a questa memoria, due cose determinavano questo silenzio. La prima era il ricordo dell’accaduto. L’accaduto conservava intatta la sua meravigliosità, il suo mistero vero, il suo mistero di verità, perché - ed è la seconda cosa - aveva qualcosa di presente: quel Bambino, quel giovane presente, quel Figlio presente.


Don Giussani, da Il Santo Rosario

martedì 24 marzo 2009

Studiando estetica...

Questa è la conclusione cui perviene tutto il discorso sulla quarta forma di mania - ossia quella mania per la quale, quando uno veda la bellezza di quaggiù, ricordandosi della vera Bellezza, mette le ali, e messe di nuovo le ali, è desideroso di volare, ma ne è incapace, e guardando verso l'alto come un uccello e non prendendosi cura delle cose di quaggiù, riceve l'accusa di trovarsi in uno stato di mania. E il discorso giunge a dire che, fra tutte le divine ispirazioni, questa è la migliore e deriva dalle cose migliori, e per chi la possiede e per chi ne partecipa. Ed è per questo che, partecipando di tale mania, chi ama i belli viene detto innamorato. Infatti, come ho detto, ciascun'anima di uomo, per sua natura, ha contemplato gli esseri, altrimenti non sarebbe venuta in questo essere vivente. [...]Poche anime restano nelle quali è presente il ricordo in maniera sufficiente. Quando vedono qualcosa che sia un'immagine delle realtà di lassù esse restano colpite e non rimangono più in sé. Ma non sanno cosa sia quello che provano, perché non lo percepiscono in modo sufficiente. [...] Per quanto riguarda la Bellezza, poi, come abbiamo detto, splendeva fra le realtà di lassù come Essere. E noi, venuti quaggiù, l'abbiamo colta con la più chiara delle nostre sensazioni, in quanto risplende in modo luminosissimo. La vista, per noi, è infatti la più acuta delle sensazioni che riceviamo mediante il corpo. Ma con essa non si vede la Saggezza, perché, giungendo alla vista, susciterebbe terribili amori, se offrisse una qualche chiara immagine di sé, né si vedono tutte le altre realtà che sono degne d'amore. Ora, invece, solamente la Bellezza ricevette la sorte di essere ciò che è più manifesto e più degno d'amore.
Dunque, chi non è di recente iniziato, o è già corrotto, non si innalza prontamente di qui a lassù,verso la Bellezza in sé, quando contempla ciò che quaggiù porta lo stesso nome. Di conseguenza, guardandola, non la onora, ma, dandosi al piacere come un quadrupede che cerca solo di montare e generare figli, e abbandonandosi agli eccessi, non prova timore e non si vergogna nel correre dietro a un piacere contro natura.
Chi, invece, è di recente iniziato e ha molto contemplato le realtà di allora, quando vede un volto di forma divina che imita bene la bellezza, o una qualche forma di corpo, dapprima sente i brividi, e qualcuna delle paure di allora penetra in lui. Poi, guardandolo, lo venera come un dio, e se non avesse timore di essere ritenuto in condizione di eccessiva mania, offrirebbe sacrifici al suo amato come a una immagine sacra e a un dio. Al vederlo, lo coglie come una reazione che proviene dal brivido, e un sudore e un calore insoliti. Ricevendo, infatti, attraverso gli occhi l'effluvio della bellezza, si scalda nel punto in cui la natura dell'ala si alimenta. E, una volta riscaldatasi, si sciolgono le parti che stanno attorno ai germi, le quali, essendo da tempo chiuse, per inaridimento, non lasciavano germogliare le ali. In seguito all'affluire del nutrimento, l'ala si gonfia e comincia a crescere dalla radice, per tutta quanta la forma dell'anima. Un tempo, infatti, l'anima era tutta alata. Dunque, a questo punto, essa ribolle tutta quanta e palpita. [...]
Quando, dunque, guarda la bellezza di un ragazzo, e riceve le parti che ne procedono e fluiscono e che appunto per questo sono dette "flusso d'amore", l'anima viene irrigata e si riscalda, si riprende dal dolore e si allieta. Quando invece ne è separata e si inaridisce, le bocche dei condotti da cui escono le penne, disseccandosi e chiudendosi, impediscono il germoglio dell'ala. Ma questo, rinchiuso dentro insieme al flusso d'amore, come i polsi che battono, pizzica sui condotti, ciascun germoglio nel condotto che gli è proprio, cosicché l'anima, pungolata tutt'intorno, è presa dall'assillo e dal dolore. Ma avendo di nuovo il ricordo della bellezza, prova gioia.
In seguito alla mescolanza di queste cose, essa prova grande turbamento per la stranezza di ciò che sente e, senza una via d'uscita, delira, e, presa dalla mania, non riesce a dormire di notte, né di giorno può riposare da qualche parte, ma, spinta dalla brama, corre là dove pensa di poter vedere chi possiede la bellezza. E dopo che ha visto ed è stata irrorata dal flusso d'amore, si sciolgono i condotti che prima si erano ostruiti e, ripreso respiro, cessa di avere punture e travagli e nel momento presente gode di un piacere dolcissimo.

Platone, da Fedro

domenica 22 marzo 2009

Questa volta non si tratta di una citazione, ma è sempre qualcosa che mi ha veramente commosso:

lettera del santo padre Benedetto XVI ai vescovi cattolici riguardo alla remissione della scomunica:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090310_remissione-scomunica_it.html

intervento di don Julian Carron sulla lettera del papa:
http://www.tracce.it/default.asp?id=344&id_n=9520

martedì 17 marzo 2009

Vento e bandiere














Monet, Terrazza sul mare

La folata che alzò l'amaro aroma
del mare alle spirali delle valli,
e t'investì, ti scompigliò la chioma,
groviglio breve contro il cielo pallido;

la raffica che t'incollò la veste
e ti modulò rapida a sua imagine,
com'è tornata, te lontana, a queste
pietre che sporge il monte alla voragine;

e come spenta la furia briaca
ritrova ora il giardino il sommesso alito
che ti cullò, riversa sull'amaca,
tra gli alberi, ne' tuoi voli senz'ali.

Ahimé, non mai due volte configura
il tempo in egual modo i grani! E scampo
n'è: ché, se accada, insieme alla natura
la nostra fiaba brucerà in un lampo.

Sgorgo che non s'addoppia, - ed or fa vivo
un gruppo di abitati che distesi
allo sguardo sul fianco d'un declivo
si parano di gale e di palvesi.

Il mondo esiste... Uno stupore arresta
il cuore che ai vaganti incubi cede,
messaggeri del vespero: e non crede
che gli uomini affamati hanno una festa.


Eugenio Montale

domenica 15 marzo 2009


















Chagall, Violinista blu

"Lascia perdere questa storia con Idan" sentì la voce di Leah riecheggiarle nella mente, come se aspettasse solo quell'occasione. "Dimenticalo, dai! Non vale la punta del tuo migliolo!" Tamar tirò un pò su il plaid, ripensando con piacere all'ultima conversazione avuta con l'amica a proposito dell'amore. "No, non interrompermi! Lascia che te lo dica una volta per tutte!"

"Ma me lo hai già detto mille volte" aveva esclamato Tamar stringendo le ginocchia contro il petto.

"Il tuo errore è che cerchi un ragazzo che sia un artista, non è vero?"

"Non dico di no."

"Ma che bisogno hai di uno come te, dimmi? Cos'è questa scemenza dell' "anima gemella"? Dovrebbe essere proprio il contrario. Tu, ascolta, tu...Lo sai di cosa hai bisogno?"

"Di cosa?" Tamar non riuscì a trattenere un sorriso a quel ricordo e si coprì la testa con il plaid, perché Shelly non vedesse.

"Hai bisogno di uno con una mano grande così" aveva sentenziato Leah, "e sai perché?"

"Perchè?" Ora sarebbe arrivata la spiegazione.

"Uno che se ne sta con la mano alzata, forte, ferma, come la statua della Libertà ma senza quel cono gelato. Solo con la mano aperta, in alto, e allora tu..." Leah sollevò la sua mano squadrata, ruvida, con le unghie rosicchiate e la agitò, come fosse un uccellino in volo, "...tu, da lontano, da qualsiasi punto della terra, vedrai quella mano e saprai che lì potrai posarti e riposare. E' vero o no?"

"Oh, Leah."


David Grossman, da Qualcuno con cui correre

giovedì 12 marzo 2009













Edward Hopper

“L’ansietà, il timore dell’avvenire sono già delle malattie. La speranza è il contrario, è prima di tutto una distensione dell’io. (...) La speranza fa credere, dà tempo, offre spazio all’esperienza in corso. La speranza è il senso di un’avventura aperta, tratta generosamente la realtà anche quando questa sembra contrastare i propri desideri. La speranza entra nella situazione ontologica dell’uomo. Accettarla o rifiutarla è accettare o rifiutare di essere uomo”.


Emmanuel Mounier

venerdì 6 marzo 2009

L'essenza dell'amore
















Giovanni Bellini, Estasi di San Francesco


"San Francesco avrebbe potuto amare la sua cittadina quanto l’amava prima, o forse anche di più; ma pur amandola di più, l’essenza del suo amore sarebbe stata diversa. Avrebbe potuto vedere e amare ogni tegola dei tetti spioventi e ogni uccello posato sui bastioni, ma li avrebbe visti in una prospettiva nuova e soprannaturale di costante pericolo e dipendenza. Invece di essere semplicemente fiero della sua città perché forte e salda, avrebbe ringraziato Dio onnipotente perché non la lasciava cadere, avrebbe ringraziato Dio perché non lasciava cadere l’intero cosmo come un vaso di cristallo che si infrangesse in una miriade di stelle cadenti. (..) Si dice comunemente e in modo un po’ cinico che “fortunato è colui che non si aspetta nulla, perché non sarà deluso”. San Francesco ha detto in un senso assolutamente felice ed entusiastico “fortunato è colui che non si aspetta nulla, perché tutto gli darà gioia”. E’ stato partendo da questa idea ponderata di ricominciare da zero, dall’oscuro nulla del suo deserto, che riuscì a godere delle cose terrene come pochi altri sono riusciti."



G.K.Chesterton, da San Francesco



Grazie a: http://osteriavolante.myblog.it/ (e grazie anche alla Ele, ma questa è un'altra storia!)

martedì 3 marzo 2009

Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l'oscura primavera
di Sottoripa.

Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.
Un ronzìo lungo viene dall'aperto,
strazia com'unghia i vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch'ebbi in grazia
da te.
E l'inferno è certo.

Eugenio Montale, da Le occasioni

venerdì 27 febbraio 2009


















Friedrich, Frau am Fenster

"A me piace ammirare. Niente mi piace tanto, quanto ammirare e stimare. E occupandomi di Dante come di Montale, sedendo tra l'uno e l'altro, io mi sentivo promosso. Fiero di partecipare, sia pure tra le quinte e in parti modeste" .


Gianfranco Contini, da Diligenza e voluttà

lunedì 23 febbraio 2009

Grazie don Gius!














Don Luigi Giussani

"Tu vedi. Tu vedi. Quello che sappiamo, noi altri, tu lo vedi. Quello che c’insegnano, a noi altri, tu lo vedi. Il catechismo, tutto il catechismo, e la chiesa, e la messa, tu non lo sai, tu lo vedi, e la tua preghiera non la dici, non la dici soltanto, tu la vedi. Per te non ci sono settimane. E non ci sono giorni. Non ci sono giorni nella settimana; e non ore nella giornata. Tutte le ore per te suonano come la campana dell’Angelus. Tutti i giorni sono domeniche e più che domeniche e le domeniche più che domeniche".



Charles Peguy, da Il mistero della Carità di Giovanna d'Arco







mercoledì 18 febbraio 2009


















Giovanni Testori


E' la stessa irrinunciabile
esigenza dell'uomo
ad esprimersi
con la voce,
con le parole,
con i segni
ad avere a che fare
con quello che noi chiamiamo mistero.
E' un'esigenza
indipendente da ogni progetto
e da ogni ipotesi
di una sua concreta realizzazione,
è qualcosa che sta prima
che centra con la vita stessa,
con la sua originaria struttura.
Per questo le forme e le metafore
che da questa irrinunciabile
esigenza son create,
sono strettissimamente legate
al mistero,
al mistero della vita stessa.
Anche al teatro.


Giovanni Testori

venerdì 13 febbraio 2009

Ogni poeta s'è angosciato, meravigliato e ha goduto. L'ammirazione per un gran passo di poesia non va mai alla stupefacente abilità, ma alla novità della scoperta che contiene. Anche se proviamo un palpito di gioia a trovare un aggettivo accoppiato con riuscita a un sostantivo, che mai si videro insieme, non è stupore dell'eleganza della cosa, alla prontezza dell'ingegno, all'abilità tecnica del poeta che ci tocca, ma meraviglia alla nuova realtà portata in luce.

Cesare Pavese, da Il mestiere di vivere

martedì 10 febbraio 2009

Affidiamo Eluana al Dio della vita

"Possiamo cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa, ma non possiamo eliminarla. Proprio là dove gli uomini, nel tentativo di evitare ogni sofferenza, cercano di sottrarsi a tutto ciò che potrebbe significare patimento, là dove vogliono risparmiarsi la fatica e il dolore della verità, dell'amore, del bene, scivolano in una vita vuota, nella quale forse non esiste quasi più il dolore, ma si ha tanto maggiormente l'oscura sensazione della mancanza di senso e della solitudine. Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l'uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l'unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore".

Benedetto XVI, da Spe salvi

lunedì 9 febbraio 2009

Appello al Presidente della Repubblica:



















Cari amici, vi invito ad aderire all'appello lanciato al presidente della repubblica per salvare Eluana Englaro: è una PERSONA, che stanno facendo barbaramente morire di fame e di sete! Firmiamo e facciamo firmare, abbiamo poco tempo!

giovedì 5 febbraio 2009


















Beato Angelico, Annunciazione


"Colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù"


s.Paolo, Fil. 1, 6



"Essere sicuro che Lui porta a compimento quello che mi ha dato, vuol dire essere sicuro della mia felicità, essere sicuro del mio destino, essere sicuro del mio compimento, essere sicuro dello scopo della vita. Quello per cui occorre essere sicuri -se non si è sicuri di questi tutto si sgretola- è essere sicuri del proprio destino, della propria felicità, di essere salvati, insomma".


Don Giussani, da Si può vivere così?


lunedì 2 febbraio 2009

Un giorno salì su una barca con i suoi discepoli e disse: “Passiamo all’altra riva del lago”. Presero il largo. Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Un turbine di vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. Accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: “Maestro, maestro, siamo perduti!”. E lui, destatosi, sgridò il vento e i flutti minacciosi; essi cessarono e si fece bonaccia. Allora disse loro: “Dov’è la vostra fede?”. Essi intimoriti e meravigliati si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui che dà ordini ai venti e all’acqua e gli obbediscono?”.

Lc. 8, 22-25

giovedì 29 gennaio 2009














Etty Hillesum, morta ad Auschwitz nel 1943

"Da ragazza, se mi piaceva un fiore, avrei voluto addirittura mangiarmelo. Ero troppo sensuale, vorrei dire troppo possessiva: provavo un desiderio fisico per le cose che mi piacevano, le volevo avere.
E' per questo che sentivo sempre quel doloroso insaziabile desiderio, quella nostalgia per un qualcosa che mi appariva irraggiungibile".


da Etty Hillesum, cercando un tetto a Dio (adattamento teatrale del Diario fatto da Marina Corradi)

martedì 27 gennaio 2009

Il rischio educativo


















Robert Doisneau

"Haec rettuli ut probarem tibi quam vehementes haberent tirunculi impetus primos ad optima quaeque, si quis exhortaretur illos, si quis inpelleret. Sed aliquid praecipientium vitio peccatur, qui nos docent disputare, non vivere, aliquid discentium, qui propositum adferunt ad praeceptores suos non animum excolendi sed ingenium. Itaque quae philosophia fuit facta philologia est".

Seneca, Lettere a Lucilio, XVIII, 3, 23



[Ti ho raccontato questo per dimostrarti come sarebbero impetuosi da principio gli slanci dei novizi verso le cose più alte, se qualcuno li stimolasse e li spronasse. Ma qualche errore si commette per colpa dei maestri che ci insegnano a discutere, non a vivere, qualche altro per colpa dei discepoli che frequentano le scuole non col proposito di esercitare lo spirito, ma l'ingegno. Così quella che fu filosofia è diventata filologia].

martedì 20 gennaio 2009

La ragione della nostra speranza

Fratelli, Dio non è ingiusto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il suo nome, con i servizi che avete reso e rendete tuttora ai santi. Soltanto desideriamo che ciascuno di voi dimostri il medesimo zelo perché la sua speranza abbia compimento sino alla fine, perché non diventiate pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che con la fede e la perseveranza divengono eredi delle promesse.
Quando infatti Dio fece la promessa ad Abramo, non potendo giurare per uno superiore a sé, giurò per se stesso, dicendo: Ti benedirò e ti moltiplicherò molto. Così, avendo perseverato, Abramo conseguì la promessa. Gli uomini infatti giurano per qualcuno maggiore di loro e per essi il giuramento è una garanzia che pone fine ad ogni controversia.
Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l'irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento perché grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi che abbiamo cercato rifugio in lui avessimo un grande incoraggiamento nell'afferrarci saldamente alla speranza che ci è stata offerta. In essa infatti noi abbiamo come un'ancora della nostra vita, sicura e salda, la quale penetra fin nell'interno del velo del santuario, dove Gesù è entrato per noi come precursore, essendo divenuto sommo sacerdote per sempre alla maniera di Melchisedek.

San Paolo, Eb 6,10-20

sabato 17 gennaio 2009














Beato Angelico, Giudizio Universale (particolare)

«Nessuno può venire a me, se non è attirato dal Padre». Non pensare di essere attirato contro la tua volontà; l’animo è attirato per amore (…). Parlare di volontà è poco, occorre dire che si è attirati dal piacere. Ma che significa essere attirati dal piacere? «Godi nel Signore ed Egli soddisferà i desideri del tuo cuore». Vi è un piacere del cuore che gode di quel dolce pane celeste. Del resto se il poeta (Virgilio) ha potuto scrivere «Ciascuno è attratto dal proprio piacere» - e non dice necessità, dice piacere; non dice obbligo, dice diletto - quanto più noi dobbiamo dire che è attratto a Cristo l’uomo che gode della verità, gode della felicità, gode della giustizia, della vita eterna, dal momento che Cristo è proprio tutto questo. (…).
Un uomo innamorato comprende quello che dico. Un uomo che abbia desideri, che abbia fame, uno che cammini in questo deserto e sia assetato, che aneli alla sorgente della patria eterna, un uomo così sa di cosa sto parlando. Se mi rivolgo invece a un uomo freddo, costui non capisce neppure di che cosa parlo.





S.Agostino da Commento al Vangelo di Giovanni



Ciascun confusamente un bene apprende
nel qual si queti l'animo, e desidera;
per che di giunger lui, ciascun contende.



Dante, Pg. XVII 127-129


domenica 11 gennaio 2009

L'iniziativa

In fondo io non c’ero e Lui mi ha creato,
io non esistevo e Lui mi ha amato,
in fondo ha preso Lui l’iniziativa e allora che paura abbiamo?
Non c’era la luce, non c’era il colore,
non c’era l’amicizia, il tempo e l’amore,
in fondo ha preso Lui l’iniziativa e allora che paura abbiamo?

Solo l’ingratitudine ci fa dimenticare
che Dio non incomincia se non per terminare…
Solo l’ingratitudine ci fa dimenticare
che Dio non incomincia se non per terminare…

In fondo tu non c’eri, non ci saremmo mai incontrati
Se Dio che ci ha voluti non ci avesse amati
in fondo ha preso Lui l’iniziativa e allora che paura abbiamo?
Ed ora non ci resta che una cosa da fare:
seguire la sua strada e cominciare a lavorare,
per primo Lui ci ha amati fino in fondo
e adesso ci regala il mondo
e adesso ci regala il mondo.

Claudio Chieffo

mercoledì 7 gennaio 2009

"Per capire non basta sapere, occorre fare, con quel coraggio della libertà che è aderire all'essere che si vede, cioè alla verità.
Se la legge dell'esistenza è mettere in comune se stessi, noi dovremmo condividere tutto, ogni istante.
Questa è la maturità suprema, che si chiama umanità o santità. Per educarci a questo ideale, l'esserci costretti dalle circostanze (il «dovere» nel senso solito) serve molto più difficoltosamente.
È il piccolo tempo libero che mi educa; ciò che dà l'esatta misura della mia disponibilità agli altri è, l'uso di quel tempo che è solo mio, in cui posso fare «ciò che ho voglia». Ci formiamo così una mentalità, un modo quasi istintivo di concepire la vita tutta come un condividere.
Il piccolo tempo libero redime tutto il resto. E, adagio adagio, andando in «caritativa» si incomincia a capire di più il compagno di banco, il papà e la mamma, il collega di lavoro".

don Giussani, da Il senso della caritativa




Oggi non è che avessi molta voglia di riprendere la caritativa viste le condizioni climatiche...avrei prefwrito starmene a casa a studiare, dato che venerdì ho un esame! così mentre camminavo nella neve mi sono interrogata di nuovo sulle ragioni di questo gesto... poi come al solito prima di cominciare abbiamo letto il libretto e il pezzo era proprio questo: anche se l'ho letto decine di volte, proprio oggi mi ha particolarmente colpito.

sabato 3 gennaio 2009



















Chartres, particolare della decorazione di un portale

"Secondo un’antica leggenda, la cattedrale di Chartres fu colpita dal fulmine e interamente bruciata. Migliaia di persone giunsero allora da tutte le parti della terra, come una gigantesca processione di formiche; e tutti insieme – architetti, artisti, operai, contadini, nobili, preti, borghesi – si misero a ricostruire la cattedrale dov’era prima, e lavorarono finché la costruzione non fu ultimata. Ma tutti rimasero anonimi, e oggi nessuno sa chi costruì la cattedrale di Chartres.
A parte le mie credenze e i miei dubbi personali, che a questo proposito sono irrilevanti, è mia opinione che l’arte perse il suo impulso creativo fondamentale al momento in cui fu separata dalla fede. Fu il taglio del cordone ombelicale, ed oggi essa vive la sua sterile vita, generandosi e degenerandosi. In altri tempi l’artista rimaneva sconosciuto, e la sua opera era dedicata alla gloria di Dio. Egli viveva e moriva senza essere né più né meno importante di altri artigiani; “valori eterni”, “immortalità”, “capolavoro” erano termini non applicabili al suo caso. La capacità di creare era un dono. In un mondo come quello fioriva una sicurezza invulnerabile e una naturale umiltà.
Oggi l’individuo è divenuto la forma più alta e la più grande rovina della creazione artistica. La più piccola offesa o il più piccolo odore dell’io vengono esaminati al microscopio come se fossero di un’importanza eterna. L’artista considera il suo isolamento, la sua soggettività, il suo individualismo, come cose quasi sacre. E così finiamo per ammassarci in un grande ovile, dove ce ne stiamo a belare sulla nostra solitudine, senza ascoltarci l’un l’altro, e senza renderci conto di soffocarci a vicenda. Gli individualisti si guardano negli occhi tra loro, e intanto negano la loro reciproca esistenza. Ci muoviamo in circolo, limitati a tal punto dalle nostre ansietà che non riusciamo più a distinguere il vero dal falso, il capriccio del gangster dal più puro ideale.
Così, se mi si chiede quale vorrei che fosse il fine generale dei miei film, risponderei che vorrei essere uno degli artisti della cattedrale di Chartres. Voglio trarre dalla pietra la testa di un drago, di un angelo, di un diavolo – o magari di un santo. Non importa che cosa; è il senso di soddisfazione che conta. Indipendentemente dal fatto che io creda o no, che io sia o no un cristiano, farei la mia parte nella costruzione collettiva della cattedrale".


Ingmar Bergman

giovedì 1 gennaio 2009

Buon Anno Nuovo













William Turner

" E si procede come pirati dei mari del Sud che affrontano temerariamente i venti impetuosi e la furia delle onde. Fino al largo, fino al mare aperto. Risoluti e spediti di fronte ad ogni sorta di insidia e di pericolo.."

Franco Palmieri, da Atto unico per cinquantaquattro storie



Cambia solo la data. Non è passato poi così tanto dal 2008. Ma ogni primo dell'anno porta con sè la promessa di un inizio. Buon nuovo inizio, da pirati dei mari del Sud!