martedì 18 marzo 2014

Che hai fatto di me?

"Dolore, Dolore, perché mi hai dato alla luce? Perché non hai schiacciato la mia testa tra due pietre, in riva all'acqua, tra due pietre innocenti, più caritatevoli delle mammelle del tuo amore?
Tu mi dici, Dolore, che sei mia madre. Ma se lo sei veramente devi sapere che inferno geme qui, madre, che inferno geme qui, in questo vecchio cuore. E' per questo che mi hai cullato nelle notti d'inverno, al chiarore dei camini, dove il tempo orfano piangeva? Dimmi, è per questo che mi hai cullato con lacrime e sogni nei tuoi tristi occhi, nei tuoi cari occhi del colore di viaggio e vento? Mi hai deposto in una culla: mi avessi gettato in una bara! Hai baciato il mio corpo dai piedini alla povera testa: perché non eri simile alle bestie dei boschi che soffocano i loro piccoli, o madre!
Sia maledetta la vostra dolcezza, o voi che mi avete partorito nel dolore! Sia maledetto il vostro ventre, maledetto il vostro seno, o voi che mi avete dato questo triste corpo, questo solitario cuore!
Eppure non sei sorella della lupa che partorisce affamata alla luce di una luna triste come un volto baciato dalla peste. Bisogna lasciare la tenerezza alle femmine dei boschi, il cui pelo sa di fame: non sei tu figlia degli uomini, o Dolore?
Madre, madre, ho perduto tutto, la mia vita è vedova, la mia lussuria piange, e io sono padre dello spavento, della follia e della morte. O Dolore, madre mia, che hai fatto di me?"

O. V. Milosz, da Miguel Moanara

giovedì 27 febbraio 2014


R.Magritte, Le journal intime


"Ecco, io sono vivo, io respiro. Qual è la sostanza della mia vita? Ed in balia di quali forze? Sotto l'impero di quali leggi? Io non mi posseggo, io sfuggo a me stesso, il senso che io ho del mio essere è simile a quello che può avere un uomo il quale, condannato a restare su un piano di continuo ondeggiante e pericolante, senta di continuo a mancargli l'appoggio, dovunque egli posi il piede. Io sono perpetuamente ansioso e neanche la mia ansietà è ben definita. Io non so se sia l'ansietà del fuggiasco inseguito alla calcagna o di chi insegue senza mai raggiungere. Forse l'una e l'altra insieme."
G. D'Annunzio

domenica 23 febbraio 2014

Come una cieca

« Ma Éowyn rimase immobile come una figura scolpita nella roccia, con le mani strette sui fianchi, a osservarli finché svanirono nelle tenebre ai piedi del nero Dwimorberg, il Monte invasato ove si trovava il Cancello dei Morti. Quando furono scomparsi alla vista, ella si voltò, incespicando come una cieca e tornò alla sua dimora.»


J.R.R. Tolkien, da Il Signore degli anelli. 

martedì 18 febbraio 2014

18.2.1564 -18.2.2014





Per fido esemplo alla mia vocazione
nel parto mi fu data la bellezza,
che d’ambo l’arti m’è lucerna e specchio.
S’altro si pensa, è falsa opinione.
Questo sol l’occhio porta a quella altezza

c’a pingere e scolpir qui m’apparecchio.
  S’e’ giudizi temerari e sciocchi
al senso tiran la beltà, che muove
e porta al cielo ogni intelletto sano,
dal mortale al divin non vanno gli occhi

infermi, e fermi sempre pur là d’ove
ascender senza grazia è pensier vano
.


Michelangelo Buonarroti

mercoledì 5 febbraio 2014

In prigione


Le colline e le rive del Po sono un giallo bruciato
e noi siamo saliti quassù a maturarci nel sole.
Mi racconta costei – come fosse un amico –
"Da domani abbandono Torino e non torno mai più.
Sono stanca di vivere tutta la vita in prigione".
Si respira un sentore di terra e, di là dalle piante,
a Torino, a quest’ora, lavorano tutti in prigione.
"Torno a casa dei miei dove almeno potrò stare sola
senza piangere e senza pensare alla gente che vive.
Là mi caccio un grembiale e mi sfogo in cattive risposte
ai parenti e per tutto l’inverno non esco mai più".
Nei paesi novembre è un bel mese dell’anno:
c’è le foglie colore di terra e le nebbie al mattino,
poi c’è il sole che rompe le nebbie. Lo dico tra me
e respiro l’odore di freddo che ha il sole al mattino.
"Me ne vado perché è troppo bella Torino a quest’ora:
a me piace girarci e vedere la gente
e mi tocca star chiusa finch’è tutto buio
e la sera soffrire da sola". Mi vuole vicino
come fossi un amico: quest’oggi ha saltato l’ufficio
per trovare un amico. "Ma posso star sola così?
Giorno e notte – l’ufficio – le scale – la stanza da letto –
se alla sera esco a fare due passi non so dove andare
e ritorno cattiva e al mattino non voglio più alzarmi.
Tanto bella sarebbe Torino – poterla godere –
solamente poter respirare". Le piazze e le strade
han lo stesso profumo di tiepido sole
che c’è qui tra le piante. Ritorni al paese.
Ma Torino è il più bello di tutti i paesi.
"Se trovassi un amico quest’oggi, starei sempre qui".


C. Pavese, Estate di san Martino

mercoledì 22 gennaio 2014

Traccia vuota


Kurt Schwitters, Merz ABCD (1928)

«Cosa dunque ci gridano questa avidità e questa impotenza, se non che un tempo ci fu nell’uomo una vera felicità, di cui ora gli restano soltanto il segno e la traccia del tutto vuota, che egli tenta invano di riempire con tutto quanto lo circonda, chiedendo alle cose assenti quanto non ottiene dalle presenti? Aiuto di cui sono tutte incapaci, perché questo abisso infinito non può essere colmato se non da un oggetto infinito». 


Pascal, da Pensieri 

martedì 14 gennaio 2014

La bellezza del mondo


The beauty of the world, which is so soon to perish, has two edges, one of laughter, one of anguish, cutting the heart asunder.

Virginia Woolf, da Una stanza tutta per sé