mercoledì 22 luglio 2015

Infinite

My bounty is as boundless as the sea,
My love as deep. The more I give to thee,
The more I have, for both are infinite.

Shakespeare, da Romeo and Juliet


mercoledì 15 luglio 2015

Felicità raggiunta?


Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

E. Montale

martedì 7 luglio 2015

Amare ancora

Richard Tuschman, Green Bedroom (Morning)

Ma che amarezza, amore mio, 
veder le cose come vedo io 
e aver perfino dimenticato 
che non son nato come voglio io, 
come voglio io. 

Che delusione, povero amore, 
vivere la vita con questo cuore 
e non volere perdere niente 
e amare ancora come l'altra gente, 
come l'altra gente. 

Basterebbe soltanto ritornare bambini e ricordare... 

E ricordare che tutto è dato, che tutto è nuovo 
e liberato... e liberato! 



                                                                   Claudio Chieffo



Devo aver già appuntato questa canzone, molto tempo fa. Ma adesso è di nuovo il momento.

martedì 9 giugno 2015

Che tu sia per me il coltello


«Non ho idea se tu sia interessato a leggere quello che ho da dirti. Comunque, ho continuato a scriverti dentro di me. A dire il vero, questo, senza intenzione, è diventato per me una specie di “diario”. Ho scoperto che se talvolta mi aiuta ad alleviare il dolore, spesso lo acuisce. In un modo o nell’altro considero questa mia volontà di scrivere (e il bisogno, anche, vorrei dire) come un dono straordinario».

David Grossman, da Che tu sia per me il coltello

martedì 2 giugno 2015

Pace non trovo

Pace non trovo e non ho da far guerra
e temo, e spero; e ardo e sono un ghiaccio;
e volo sopra 'l cielo, e giaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio.

Tal m'ha in pregion, che non m'apre nè serra,
nè per suo mi riten nè scioglie il laccio;
e non m'ancide Amore, e non mi sferra,
nè mi vuol vivo, nè mi trae d'impaccio.

Veggio senz'occhi, e non ho lingua, e grido;
e bramo di perire, e chieggio aita;
e ho in odio me stesso, e amo altrui.

Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte e vita:
in questo stato son, donna, per voi.

F. Petrarca


venerdì 24 aprile 2015

Indovinare

"Sopravvenne il silenzio. Lei continuava a fare segni col gessetto sul tavolo. I suoi occhi splendevano d’un quieto splendore. Corrispondendo al suo stato d’animo, lui percepiva in tutto il suo essere la tensione della felicità che andava via via crescendo.
«Ah! Ho scarabocchiato tutto il tavolo!» disse lei e, poggiato il gessetto, fece un movimento come se volesse alzarsi.
«Come faccio a restare solo… senza di lei?» pensò lui con terrore e prese il gessetto. «Aspettate», disse, sedendosi al tavolo. «È tanto che volevo chiedervi una cosa.»
La guardava dritto negli occhi affettuosi, anche se spaventati.
«Prego, chiedetemela.»
«Ecco», disse lui, e scrisse le lettere iniziali: q, m, a, r: q, n, è, p, v, d, m, o, a? Le lettere volevano dire: «quando mi avete risposto: questo non è possibile, volevate dire mai, o allora?» Non c’era alcuna probabilità che lei potesse capire quella frase complicata; ma lui la guardò come se la sua vita dipendesse dal fatto se lei avrebbe capito o no quelle parole.
Lei lo guardò seriamente, poi appoggiò la fronte aggrottata sulla mano e si mise a leggere. Di tanto in tanto gli lanciava un’occhiata, chiedendogli con lo sguardo: «È quello che penso?»
«Ho capito», disse Kitty arrossendo.
«Che parola è questa?» disse lui indicando la m, che stava a indicare la parola mai.
«Questa parola significa mai», disse lei, «ma non è vero!»
Lui cancellò in fretta quanto aveva scritto, le porse il gesso e si alzò. Lei scrisse: a, n, p, r, a.
Dolly si riprese completamente dal dolore provocatole dal colloquio con Alekséj Aleksàndrovič quando vide quelle due figure: Kitty col gessetto in mano e un sorriso timido e felice che guardava in su verso Lévin, e la bella figura di lui curva sul tavolo, con gli occhi ardenti, puntati ora sul tavolo, ora su sua sorella. A un tratto lui si fece raggiante: aveva capito. Voleva dire: «allora non potevo rispondere altrimenti».
La fissò con aria timida, interrogativa.
«Solo allora?»
«Sì», rispose il suo sorriso.
«E ad… E adesso?» domandò lui.
«Ecco, allora leggete. Dico quello che desidererei. Che desidererei tanto!» Scrisse le lettere iniziali: c, v, p, d, e, p, q, c, è, s. Voleva dire: «Che voi possiate dimenticare e perdonare quel che è stato».
Lui afferrò il gesso con le dita contratte, tremanti e, dopo averlo spezzato, scrisse le iniziali di quanto segue: «non ho niente da dimenticare e da perdonare, non ho mai smesso di amarvi».
Lei lo fissò con un sorriso che si era immobilizzato.
«Ho capito», disse in un sussurro.
Lui si sedette e scrisse una lunga frase. Lei capì tutto al volo e, senza neanche domandargli: è così? prese il gesso e gli rispose subito.
Lui stentò a lungo a capire quel che lei aveva scritto, la scrutava spesso negli occhi. Era annebbiato dalla felicità. Non riusciva in alcun modo a indovinare le parole che lei voleva dirgli; ma nei suoi occhi incantevoli che splendevano di felicità capì tutto quel che doveva sapere. E scrisse tre lettere. Ma non aveva ancora finito di scrivere, che lei già leggeva dietro alla sua mano e finì di scrivere lei, dopodiché scrisse la risposta: Sì."

L. Tolstoj, da Anna Karenina

mercoledì 8 aprile 2015

Ritrovarsi


Volle ritirare la sua mano, ma io la trattenni ancora più forte.
«Ci rivedremo - esclamai - ci ritroveremo, e ci riconosceremo fra tutti».
J.W. Goethe, da I dolori del giovane Werther