martedì 16 agosto 2011

Primi incontri













Dei nostri incontri

ogni istante festeggiavamo

come un'epifania,

soli nell'universo tutto.

Più ardita e lieve d'un battito d'ali

per le scale correvi

come un capogiro,

precedendomi tra cortine di umido lillà

nel tuo regno dall'altra parte dello specchio.

Quando la notte venne

ebbi da te la grazia.

Si spalancarono le porte dell'altare

e le tenebre illuminò,

chinandosi lenta, la tua nudità.

E io, destandomi, "sii benedetta", dissi,

pur sapendo che oltraggio era

la mia benedizione.

Tu dormivi,

e a sfiorarti le palpebre col suo violetto

a te tendeva, dal tavolo, il lillà.

E le tue palpebre sfiorate di violetto

erano quiete, e calda la tua mano.

E nel cristallo pulsavano i fiumi,

fumavano le montagne, luceva il mare.

E tu tenevi in mano la sfera di cristallo,

e tu in trono dormivi,

e, Dio ! ,

tu eri mia.

Poi ti destasti,

e trasfigurando il quotidiano vocabolario umano

a piena voce pronunciasti

" Tu ! "

E la parola svelò il suo vero significato,

e zar divenne.

Nel mondo tutto fu trasfigurato,

anche le cose semplici,

- il catino, la brocca, l'acqua

che sta fra noi come una sentinella,

inerte e dura.

Chissà dove fummo spinti...

Dinanzi a noi si stesero, come miraggi,

città nate da un prodigio.

La mente sola si stendeva

sotto i nostri piedi,

e gli uccelli c'eran compagni di viaggio,

e i pesci balzavano dal fiume,

e il cielo si spalancava ai nostri occhi

quando il destino seguiva i nostri passi

come un pazzo con il rasoio in mano.

Arsenij Tarkovskij

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