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mercoledì 23 aprile 2008


















Scrive, lui,
ripercorre
cioè
l’immemorabile scrittura,
s’immette in quelle tracce
nitide o inselvate,
entra in quella logia,
filtra in quella grafia,
ne segue gli aculei e le volute,
ripete le sue cifre.
Scrive
lui scriba
il già scritto da sempre
eppure mai finito,
mai detto, detto veramente.
Chi suscita quei semi,
che anima quel firmamento?
Opera
la sua propria genitura,
si risveglia
a se stesso il morto segno.
L’autore? Non sa niente di sé,
l’autore – mia è la prova, mio il martirio –
pensa lui che scrive
– o è questa la creazione,
lui che scrive appunto?

(Mario Luzi, da Frasi e incisi di un canto salutare)

Domenica stavo ultimando il mio studio per l'esame di critica letteraria e in un momento di distrazione dal libro ho sfogliato le care poesie di Luzi che man mano sto scoprendo...per "caso" ho proprio trovato questo gruppo di testi che sotto il titolo "Nominazione" che riguardano proprio il poeta, la parola, lo scrivere. Sono tutti bellissimi e han fatto da controcanto al mio studio, dove a mia volta ho affrontato queste cose. La poesia che ho messo è la prima che ho letto quel giorno.

domenica 13 aprile 2008

AUGURIO

Camera dopo camera la donna
inseguita dalla mattina canta,
quanto dura la lena
strofina i pavimenti,
spande la cera. Si leva, canto tumido
di nuova maritata
che genera e governa,
di spazzole, di panni
penetra tutto l’alveare, introna
l’aria già di primavera.

Ora che tutt’intorno, a ogni balcone,
la donna compie riti
di fecondità e di morte,
versa acqua nei vasi, immerge fiori,
ravvia le lunghe foglie, schianta i seccumi, libera i buttoni,
per il meglio della pioggia,
per il più caldo del sole,
o miei giovani e forti,
miei vecchi un po’ svaniti,
dico, prego: sia grazia essere qui,
grazia anche l’implorare a mani giunte,
stare a labbra serrate, ad occhi bassi
come chi aspetta la sentenza.
Sia grazia essere qui,
nel giusto della vita,
nell’opera del mondo. Sia così.


Mario Luzi da Dal fondo delle campagne


Stamattina dovevo essere contenta per una buona notizia che mi è arrivata (anche se non riguardava me), invece mi ha preso una strana malinconia e tristezza...non riuscivo a mettermi a studiare allora ho preso Tutte le poesie di Luzi e sfogliando a caso ho trovato questa, che avevo già sentito ma non avevo mai fatto mia)

venerdì 15 febbraio 2008















E.Hopper, Sun in an empty room


II

Ah tu non resti inerte nel tuo cielo
e la via si ripopola d’allarmi
poiché la tua imminenza respira contenuta
dal silenzio di lucide pareti
e dai vetri che fissano l’inverno.
Camminare è venirti incontro, vivere
è progredire a te, tutto è fuoco e sgomento.
E quante volte prossimo a svelarti
ho tremato d’un viso repentino
dietro i battenti d’un’antica porta
nella penombra, o a capo delle scale.


Mario Luzi, da Quaderno gotico

domenica 30 settembre 2007























Spero in un uomo che si appartenga e che non sia alieno a sè stesso, quale rischierebbe di divenire se la poesia cadesse in completa disgrazia e fosse oggetto di abiura. Chiediamoci non cosa ha fatto la poesia, ma cosa sarebbe il mondo senza di essa. Io credo cha la poesia aiuti l'uomo a ritrovarsi, a sapere di sè stesso e che è una realtà creaturale; e spero che sia lui il protagonista della poesia futura. Forse a questo titolo il lavoro dei poeti sarà ancora richiesto.


Mario Luzi, da Vero e verso

mercoledì 1 agosto 2007


















"Qualunque vera e motivata poesia tende a ricostruire un universo perduto: anche se non lo sa, fa questo; e si tende e si modella a questa ispirazione, a quel fine per la maggior parte inconscio. Le immagini e il rimo, e la metrica, il verso collaborano alla costruzione di un ordine che riflette il misterioso ordine perduto e percepito come mancante; in ogni poesia c'è questo senso di vacanza, questo senso non di immobilità su sè stessa, ma di movimento per il rimpianto e verso qualcosa che le manca. E questa mancanza è simultaneamente causa di rimpianto e di attesa"

Mario Luzi

domenica 15 luglio 2007

Alla vita













Amici ci aspetta una barca e dondola
nella luce ove il cielo s'inarca
e tocca il mare, volano creature pazze ad amare
il viso d'Iddio caldo di speranza
in alto in basso cercando
affetto in ogni occulta distanza
e piangono: noi siamo in terra
ma ci potremo un giorno librare
esilmente piegare sul seno divino
come rose dai muri nelle strade odorose
sul bimbo che le chiede senza voce.

Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verità che precede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti;
la Madonna dagli occhi trasparenti
scende adagio incontro ai morenti,
raccoglie il cumulo della vita, i dolori
le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire d'aspettare l'avvenire.

Nelle stanze la voce materna
senza origine, senza profondità s'alterna
col silenzio della terra, è bella
e tutto par nato da quella.


Mario Luzi


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