
Scrive, lui,
ripercorre
cioè
l’immemorabile scrittura,
s’immette in quelle tracce
nitide o inselvate,
entra in quella logia,
filtra in quella grafia,
ne segue gli aculei e le volute,
ripete le sue cifre.
Scrive
lui scriba
il già scritto da sempre
eppure mai finito,
mai detto, detto veramente.
Chi suscita quei semi,
che anima quel firmamento?
Opera
la sua propria genitura,
si risveglia
a se stesso il morto segno.
L’autore? Non sa niente di sé,
l’autore – mia è la prova, mio il martirio –
pensa lui che scrive
– o è questa la creazione,
lui che scrive appunto?
(Mario Luzi, da Frasi e incisi di un canto salutare)



