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domenica 3 marzo 2013



"Non sbaglierà, nonostante tutti gli errori, chi avrà voluto bene alla realtà, ossia alla creazione. Amando la realtà, ci sei dentro, ci vivi già dentro e abbracci il tuo tema, la vita, senza bisogno di astrazioni. Basta amare la realtà, sempre, in tutti i modi, anche nel modo precipitoso e approssimativo che è stato il mio. Ma amarla. Per il resto non ci sono precetti". 

G. Testori

venerdì 24 giugno 2011

























Caravaggio, San Giovanni Battista


«Perché io t’ho amato. Mi senti, martire senz’amore? T’ho amato così come potevo; così come dovevo»

Testori, da Erodiade


sabato 25 dicembre 2010

Santo Natale 2010


















Raffaello, Madonna della seggiola

«Cos’è stato, cos’è e cosa sarà il Natale nella storia dura e travagliata dell’uomo e dell’universo? È stato, è e sarà, per sempre, il punto in cui Dio ha deciso di incarnarsi, d’assumere per amore di noi, sue creature, la nostra stessa carne, le nostre stesse ossa, il nostro stesso sangue, il nostro stesso volto, le nostre stesse braccia, i nostri stessi limiti e, dunque, la nostra stessa vita e la nostra stessa morte. Se l’essere di Dio è immenso; se è immenso che Dio ci abbia creati; ancor più immenso (proprio nell’ordine dell’immensità dell’amore) è che Egli abbia da sempre pensato e voluto farsi uomo; farsi, cioè, uno di noi poiché con quel pensiero e con quella volontà ha ricongiunto il nostro limite alla sua infinitezza; ci ha restituito la possibilità di esistere nella speranza. […]
Che poi, affinché il Natale potesse avvenire, Dio abbia deciso d’aver bisogno di un “sì” pronunciato da un essere come noi, del “sì” pronunciato da Maria, ci garantisce ancor più teneramente del cerchio strettissimo, della strettissima collaborazione cui, per incarnarsi, Dio ha voluto chiamare l’uomo».

Giovanni Testori, Un Natale che sia veramente d'amore,
"Corriere della Sera", 24 dicembre 1978


Grazie alla Vale che mi ha mandato questo pezzo, alla Franci che l'ha mandato a lei!
Auguri a tutti!




martedì 16 giugno 2009













Testori

"Io credo infatti che il pittore debba avere in sè l’immagine, prima di realizzarla sulla tela, e che questa immagine non gli possa nascere che da una sua posizione davanti e dentro il mondo, da una verità, insomma, che quella sua posizione e convinzione determini. Ora io sono comunista, tu lo sai bene, ma cristiano e cattolico, e, proprio perché tale, non posso impedire a ciascuno la ricerca di quella che egli crede sia la verità e poi l’affermazione di essa, anche se per me tale non è (non posso insomma ripetere l’errore che hai fatto tu parlando di Cristo in modo spicciolo, sbrigativo e volgare. Cristo non si ferisce con queste piccole ed errabonde irriverenze, credimi, ma tanto meno in tal modo lo si può liquidare), ma mi domando se tutto questo equivoco che sta alla base di tanta pittura e anche della vostra, non sia da cercare in un altro equivoco, che tu hai perpetrato scrivendo queste parole: “una verità attiva, una verità combattuta, cercata nel mare della fantasia e dell’immaginazione” [...] Ma la verità può essere cercata nel mare della fantasia e dell’immaginazione? E che verità sarà mai, se pur la doveste trovare? Ancora e soltanto quella di un pittore, quella della fantasia di un pittore? Non ti accorgi che, se mai, nel mare della fantasia e dell'immaginazione si può trovare una forma figurativa della verità, che sarà sempre però della verità un relativo? [...] Caro Guttuso, io non credo che il problema sia di poter arrivare alla realtà, ma di poter partire dalla realtà. Di avere cioè una fede che questa partenza permetta. E non tanto per dipingere, credimi, quanto per vivere".


Giovanni Testori, da Lettera a Renato Guttuso, "Numero-Pittura" 1947

mercoledì 18 febbraio 2009


















Giovanni Testori


E' la stessa irrinunciabile
esigenza dell'uomo
ad esprimersi
con la voce,
con le parole,
con i segni
ad avere a che fare
con quello che noi chiamiamo mistero.
E' un'esigenza
indipendente da ogni progetto
e da ogni ipotesi
di una sua concreta realizzazione,
è qualcosa che sta prima
che centra con la vita stessa,
con la sua originaria struttura.
Per questo le forme e le metafore
che da questa irrinunciabile
esigenza son create,
sono strettissimamente legate
al mistero,
al mistero della vita stessa.
Anche al teatro.


Giovanni Testori