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martedì 18 ottobre 2011

Lo scopo












P. Cézanne, Mont Saincte Victorie, 1904-1906

"Raggiungerò lo scopo tanto cercato, e per tanto tempo inseguito? Lo spero, ma poiché non l’ho raggiunto, mi pervade un vago senso di malessere, che sparirà solo quando avrò raggiunto il porto, cioè quando avrò realizzato qualcosa che si sviluppi meglio che in passato e nello stesso tempo dimostri le mie teorie. Queste sono sempre facili, è il provarle quello che presenta serie difficoltà. Continuo dunque i miei studi. Ho riletto la vostra lettera e vedo che non rispondo sempre a tono. Scusatemi; è perché, ve l'ho detto, ho sempre la preoccupazione di raggiungere lo scopo. Studio sempre dal vero, e mi sembra di fare dei lenti progressi. Avrei voluto che foste qui, perché la solitudine mi pesa sempre un po'. Ma sono vecchio, malato, e ho giurato a me stesso di morire dipingendo, anziché sprofondare nell'avvilente rimbambimento che minaccia i vecchi che si lasciano dominare sa passioni abbruttenti. Se un giorno avrò il piacere di rivedervi, potremo spiegarci meglio, a viva voce. Mi scuserete se torno sempre sullo stesso punto, ma credo nello sviluppo logico di ciò che vediamo e sentiamo studiando dal vero".

Paul Cézanne ad Emile Bernard, 21 settembre 1906

sabato 12 dicembre 2009














Chagall, Cantico dei Cantici

«Mi è sempre sembrato e mi sembra tuttora che la Bibbia sia la principale fonte di poesia di tutti i tempi. Da allora, ho sempre cercato questo riflesso nella vita e nell’arte. Per me, come per tutti i pittori dell’Occidente, essa è stata l’alfabeto colorato in cui ho intinto i miei pennelli».


Marc Chagall

martedì 16 giugno 2009













Testori

"Io credo infatti che il pittore debba avere in sè l’immagine, prima di realizzarla sulla tela, e che questa immagine non gli possa nascere che da una sua posizione davanti e dentro il mondo, da una verità, insomma, che quella sua posizione e convinzione determini. Ora io sono comunista, tu lo sai bene, ma cristiano e cattolico, e, proprio perché tale, non posso impedire a ciascuno la ricerca di quella che egli crede sia la verità e poi l’affermazione di essa, anche se per me tale non è (non posso insomma ripetere l’errore che hai fatto tu parlando di Cristo in modo spicciolo, sbrigativo e volgare. Cristo non si ferisce con queste piccole ed errabonde irriverenze, credimi, ma tanto meno in tal modo lo si può liquidare), ma mi domando se tutto questo equivoco che sta alla base di tanta pittura e anche della vostra, non sia da cercare in un altro equivoco, che tu hai perpetrato scrivendo queste parole: “una verità attiva, una verità combattuta, cercata nel mare della fantasia e dell’immaginazione” [...] Ma la verità può essere cercata nel mare della fantasia e dell’immaginazione? E che verità sarà mai, se pur la doveste trovare? Ancora e soltanto quella di un pittore, quella della fantasia di un pittore? Non ti accorgi che, se mai, nel mare della fantasia e dell'immaginazione si può trovare una forma figurativa della verità, che sarà sempre però della verità un relativo? [...] Caro Guttuso, io non credo che il problema sia di poter arrivare alla realtà, ma di poter partire dalla realtà. Di avere cioè una fede che questa partenza permetta. E non tanto per dipingere, credimi, quanto per vivere".


Giovanni Testori, da Lettera a Renato Guttuso, "Numero-Pittura" 1947

venerdì 12 dicembre 2008


















Van Gogh, Ritratto di Gachet

"Ho fatto il ritratto del signor Gachet con una espressione di malinconia che spesso a chi guarderà il quadro potrà sembrare una smorfia. Eppure è così che bisognerebbe dipingere, perché solo un questo modo ci si può rendere conto come, in confronto ai ritratti calmi degli antichi, i nostri attuali abbiano l'espressione della passione e come dell'attesa e come di un grido."


Van Gogh in una lettera al fratello Theo

martedì 3 giugno 2008


















Van Gogh

Ma veramente sono talmente curioso del possibile e di ciò che realmente esiste, che è scarso il desiderio e il coraggio di cercare l'ideale quale potrebbe risultare dai miei studi astratti. Altri possono avere per gli studi astratti più lucidità di me, e certo tu potresti essere di quelli come anche Gauguin...e forse anch'io, quando sarò vecchio. Ma nell'attesa ricontinuo a masticare natura. Esagero, qualche volta cambio un pò nel motivo, ma in definitiva non invento l'intero quadro, lo trovo invece già fatto, ma da scovare, in natura.

Van Gogh, Lettere ad un amico pittore

sabato 8 marzo 2008


















Caravaggio, Maddalena penitente

Si rammenti pure che a Caravaggio potevano non essere ignoti i "teatrini luministici" del Tintoretto e del Greco; si avverta però che affatto nuovo era il pensiero che entro di essi dovesse ora collocarsi la vita stessa che non ha facoltà di prescegliersi ed è anzi sorpresa dalla luce nel suo aspetto d'incontro [...]. Nel Caravaaggio...è la realtà stessa a venir sopraggiunta dal lume (o dall'ombra) per "incidenza"; il caso, l'incidente di luce ed ombra diventano causa efficiente della nuova pittura (o poesia).



Roberto Longhi, da Caravaggio

venerdì 22 febbraio 2008
















Marc Chagall

Fu quella la sera in cui comincia a rendermi conto che mi stava succedendo qualcosa agli occhi. Guardai mio padre e vidi linee e piani che non avevo mai visto prima. Sentivo cogli occhi. Sentivo i miei occhi muoversi lungo le pieghe dei suoi occhi e dentro e sopra le profonde rughe della fronte. Aveva trentacinque anni e le rughe che gli segnavano il viso e la fronte. Sentivo quelle linee coi miei occhi e sentivo anche il lungo dorso dritto e piatto del suo naso, la chiara oscurità dei suoi occhi, la curva vigorosa e spessa delle sopracciglia rosse e il folto pelo rosso della barba che stava ingrigendo. Vidi gli sporadici fili grigi nel groviglio di peli sotto le labbra. Sentivo le linee e i punti e i piani. Sentivo la grana e il colore. Vidi sulla tavola le candele del Sabato mandare bagliori rosso e oro. Vidi mia madre piccola, calda, sericea, in un bellissimo vestito azzurro e bianco messo in onore del Sabato. Vidi le mie mani bianche e ossute, le mie dita lunghe e sottili, la mia faccia nello specchio sopra la credenza, pallida, con gli occhi neri e i capelli rossi arruffati. Mi sentii sommerso dalle forme e dalle strutture del mondo intorno a me. Chiusi gli occhi. Ma continuavo a vedere in quel modo dentro la mia testa. Vedevo con un altro paio di occhi che improvvisamente si erano svegliati.


Chaim Potok, da Il mio nome è Asher Lev

venerdì 9 novembre 2007
















Mark Rothko

I quadri devono essere miracolosi: non appena uno è terminato, l'intimità tra la creazione e il creatore è finita. Questi diventa uno spettatore. Il quadro deve essere per lui, come per chiunque altro ne farà esperienza più tardi, una rivelazione, una risoluzione inattesa, inaudita, di un bisogno eternamente familiare.

Mark Rothko, da I Romantici erano ispirati, 1947

lunedì 13 agosto 2007















"La pittura è maledettamente difficile...Crediamo di possederla e non ci siamo mai...Non si è mai finito di conoscere il proprio mestiere...Se anche dipingessi cento, mille anni senza fermarmi mi sembrerebbe di non saper niente...Non importa...è la vita...voglio morire dipingendo"

Paul Cézanne (riportato da J. Guasquet)