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giovedì 18 febbraio 2010

















"Dà per nulla, altrimenti è forse un dare?
Ama per nulla, altrimenti è forse un amare? "

Charles Peguy

lunedì 17 agosto 2009


















Van Gogh, Benedicte

"Il punto non è di sapere se il mondo è troppo triste per essere amato o troppo lieto per non amarlo; il punto è che quando si ama qualcosa, la sua gioia è una ragione per amarla e la sua tristezza è una ragione per amarla di più".


Gilbert Keith Chesterton, da Ortodossia

sabato 18 luglio 2009

In partenza per Pontresina















Van Gogh, La camera di Arles

Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. Una tradizione venuta, risalita da profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali. E sono solo io — io ormai così imbastardito — a farla adesso tanto lunga. Per loro, in loro non c’era neppure l’ombra di una riflessione. Il lavoro stava là. Si lavorava bene. Non si trattava di essere visti o di non essere visti. Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto.


C. Peguy, L’argent, 1914

venerdì 12 dicembre 2008


















Van Gogh, Ritratto di Gachet

"Ho fatto il ritratto del signor Gachet con una espressione di malinconia che spesso a chi guarderà il quadro potrà sembrare una smorfia. Eppure è così che bisognerebbe dipingere, perché solo un questo modo ci si può rendere conto come, in confronto ai ritratti calmi degli antichi, i nostri attuali abbiano l'espressione della passione e come dell'attesa e come di un grido."


Van Gogh in una lettera al fratello Theo

martedì 2 settembre 2008


















Van Gogh, La ronda dei carcerati

La vita è vita dappertutto, la vita è in noi stessi e non fuori di noi. Accanto a me ci saranno degli esseri umani ed essere uomo fra gli uomini e restarlo sempre, in qualsiasi sventura non avvilirsi, non perdersi d'animo, ecco in che consiste la vita, ecco il suo compito. [...] Guardando indietro penso quanto tempo è stato speso inutilmente, quanto ne è andato perduto in errori, futilità, incapacità di vivere; per quanto lo apprezzassi qualche volta ho peccato contro il mio cuore e il mio spirito, e il cuore mi sanguina. La vita è un dono, la vita è felicità, ogni minuto poteva essere un secolo di felicità. Si jeunesse savait! Adesso, cambiando vita, rinasco in una nuova forma. [...] Rinascerò migliore. Ecco la mia speranza, tutto il mio conforto.


F. Dostoevskij


Questa frase era anche citata nella mostra del meeting "Libertà va cercando, ch'è sì cara", uno degli avvenimenti più clamorosi della fiera. Raccoglieva testimonianze di carcerati da tutto il mondo, uomini che pur nella criticità della loro condizione hanno visto una speranza nella loro vita grazie all'incontro con persone che hanno fatto loro capire, offrendogli sostegno, compagnia ma anche una vera opportunità di lavoro, che sono più grandi, valgono di più dello sbaglio commesso. Alcuni di questi carcerati erano proprio lì, al meeting, in un laboratorio di pasticceria appositamente allestito accanto alla mostra, dove hanno potuto incontrare la gente e vendere i loro prodotti. Guardando la mostra ma soprautto i loro volti ho scoperto una amnità incredibile, sono più liberi loro dietro le sbarre di quanto sia io, che posso andare dove voglio e fare ciò che mi pare!

martedì 12 agosto 2008














Vincent Van Gogh, La Siesta (da Millet)

"E gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile... Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede "Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita".


Van Gogh, da una lettera al fratello Theo

martedì 3 giugno 2008


















Van Gogh

Ma veramente sono talmente curioso del possibile e di ciò che realmente esiste, che è scarso il desiderio e il coraggio di cercare l'ideale quale potrebbe risultare dai miei studi astratti. Altri possono avere per gli studi astratti più lucidità di me, e certo tu potresti essere di quelli come anche Gauguin...e forse anch'io, quando sarò vecchio. Ma nell'attesa ricontinuo a masticare natura. Esagero, qualche volta cambio un pò nel motivo, ma in definitiva non invento l'intero quadro, lo trovo invece già fatto, ma da scovare, in natura.

Van Gogh, Lettere ad un amico pittore

venerdì 9 maggio 2008















Van Gogh, Stoppie di Cardeville

"Ringraziate Dio anche per le anatre giù nella vasca". II celebre pessimista espresse a mezza voce il suo vivo desiderio di ringraziare Dio per le anatre della vasca. "E non dimenticate i paperi", insisté Innocenzo, implacabile. Eames concedette fievolmente anche i paperi. "Nulla, mi raccomando, dovete dimenticare. E cosi rendete grazie al Cielo per le Chiese, le Cappelle, i villini, la gente ordinaria, le pozzanghere, le pentole e i tegami, i bastoni, i cenci, gli ossi, e le tende a pallini". "Sta bene, sta bene" ripeteva la vittima disperata "bastoni, cenci, ossi, tende". "Tende a pallini, mi pare di avere detto".


Innocenzo Smith in G.K. Chesterton, Le avventure di un uomo vivo


martedì 6 maggio 2008

















Van Gogh, Rami di mandorlo in fiore

Se ti sei innamorato una volta, sai ormai distinguere la vita da ciò che è supporto biologico e sentimentalismo, sai ormai distinguere la vita dalla sopravvivenza. Sai che la sopravvivenza significa vita senza senso e sensibilità, una morte strisciante: mangi il pane e non ti tieni in piedi, bevi acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti al tatto, annusi il fiore e il suo profumo non arriva alla tua anima.
Se però l'amato è accanto a te, tutto, improvvisamente, risorge, e la vita ti inonda con tale forza che ritieni il vaso d'argilla della tua esistenza incapace a sostenerla. Tale piena della vita è l'eros. Non parlo di sentimentalismi e di slanci mistici, ma della vita, che solo allora diventa reale e tangibile, come se fossero cadute squame dai tuoi occhi e tutto, attorno a te, si manifestasse per la prima volta, ogni suono venisse udito per la prima volta, e il tatto fremesse di gioia alla prima percezione delle cose. Tale eros non è privilegio né dei virtuosi né dei saggi, è offerto a tutti, con pari possibilità. Ed è la sola pregustazione del Regno, il solo reale superamento della morte. Perché solo se esci dal tuo Io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio e perché corri dietro di Lui.


Christos Yannaras teologo greco-ortodosso


Grazie a Giacabi

sabato 12 aprile 2008


















Van Gogh, La sedia di Gaguin

"Nessun uomo ha veramente misurato la vastità del debito verso quel qualsiasi essere che l'ha creato e che lo ha reso capace di chiamarsi qualcosa. Dietro il nostro cervello, per così dire, v'era una vampa o uno scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza: scopo della vita artistica e spirituale era di scavare questa sommersa alba di meraviglia, cosicché un uomo seduto su una sedia potesse comprendere all'improvviso di essere veramente vivo, ed essere felice".


G. K. Chesterton, da Autobiografia




(grazie a http://uomovivo.blogspot.com/, dedicato a quel genio di Chesterton, dove trovo spesso citazioni molto belle!)

giovedì 29 novembre 2007


















"Dichiaro di non saperne assolutamente nulla, ma la visione delle stelle mi fa sempre sognare, come pure mi fanno pensare i puntini neri che rappresentano sulle carte geografiche città e villaggi. Perchè, mi dico, i punti luminosi del firmamento ci dovrebbero essere meno accessibili dei punti neri della carta di Francia?"


Vincent van Gogh, da una lettera al fratello Theo

mercoledì 31 ottobre 2007















« Le cose tutte quante
hanno ordine tra loro, e questo è forma
che l'universo a Dio fa simigliante »


Dante, Paradiso, I, 103-105

martedì 28 agosto 2007







Van Gogh, notte stellata sul Rodano

L’occhio guarda, per questo è fondamentale. È l’unico che può accorgersi della bellezza.... la bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune. E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela...Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l’ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio.


Pier Paolo Pasolini


Folgorata da questa frase alla maturandi due anni fa...e ritrovata al meeting nella mostra " La luce, gli occhi, il significato. L'esperienza umana del vedere" (stupefacente!)

venerdì 10 agosto 2007
















Van Gogh, primi passi

"Qualcuno, alla fine, mi ama?". Questa è la domanda che, volenti o nolenti, ognuno di noi si porta dentro. Rispunta, per quanto rimossa sia, con insopprimibile pressione ogni mattina, dopo la strana parentesi del sonno. Il destino del mio io è strutturalmente legato alla possibilità di trovare una risposta esauriente a questa domanda. Del resto chi di noi non è in ogni atto determinato dal bisogno-desiderio di essere definitivamente amato e di amare definitivamente? Nella definitività di quest'amore sta dunque il mio destino di uomo.

Card. Angelo Scola, patriarca di Venezia

martedì 7 agosto 2007











"...Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma, se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo....se tu mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:" Per favore …..addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe."

Antoine de Saint-Exupery, dal Piccolo Principe