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martedì 29 luglio 2014

Preferire (dopo due settimane di vacanza in America)


Chicago, vista dal Museum Campus

Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne riparleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l'invisibile cittadella della nostra libertà. Noi siamo abitati da libri e da amici.


D. Pennac, da Come un romanzo

(Grazie a G.N. per la citazione)


venerdì 6 dicembre 2013

L'uomo che si fa domande


Ragnar Kjartansson, The visitors

L'opera d'arte in fin dei conti è l'espressione dell'uomo che si fa domande, che si pone quesiti riguardo al suo essere nel mondo e il suo senso. A differenza degli animali, che vivono nella loro routine biologica e che non si pongono domande, la possibilità dell'arte nell'uomo testimonia allora la sua libertà, tratto antropologico per eccellenza. 

da Attraverso l'arte. Percorsi filosofici ed esperienze educative. 

domenica 2 giugno 2013

Ulisse


                      Claude Lorrain, Porto e Villa Medici

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d'onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d'alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l'alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l'insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.


                                          U. saba

mercoledì 31 ottobre 2012

Educazione


Picasso, Famiglia di acrobati

"Finché non si salveranno i padri, non si potranno salvare i bambini e, allo stato attuale, noi non possiamo salvare gli altri, perché non sappiamo salvare noi stessi. Non possiamo insegnare cosa sia la cittadinanza se noi stessi non siamo cittadini; non possiamo dare ad altri la libertà se noi stessi abbiamo dimenticato l’ardente desiderio di libertà. L’educazione è semplicemente la trasmissione della verità; e come possiamo passare ad altri la verità se noi non l’abbiamo mai avuta tra le mani? [...]Gran parte della libertà moderna è, alle radici, paura. Non è tanto che noi siamo troppo audaci per sopportare le regole, è che siamo troppo paurosi per sopportare le responsabilità. Mi riferisco alla responsabilità di affermare la verità della nostra tradizione umana e di tramandarla con la voce dell’autorità, una voce insopprimibile. Questa è la sola ed eterna educazione: essere così sicuri che qualcosa è vero da avere il coraggio di dirlo a un bambino". 


G.K.Chesterton,  da Che cosa c'è di sbagliato nel mondo
 »

La citazione è tratta da un articolo che consiglio caldamente: 
http://www.tempi.it/blog/il-suicidio-di-un-bambino-a-roma-e-uno-squillo-di-tromba-che-chiama-gli-adulti-alla-battaglia-educativa#.UJE4L29mKKJ

martedì 12 luglio 2011















Manet, Sulla spiaggia

“Conosco degli uomini che sentono il bisogno del mare e lo cercano al passo lento della loro carovana. Costoro, quando giungono sul promontorio dal quale dominano quella vasta e profonda distesa, respirando l’acre odore del sale e restando estasiati davanti a uno spettacolo che non serve a nulla in quel momento, perché il mare non si può afferrare. Ma dentro il loro cuore sono purgati dalla schiavitù delle cose meschine. Forse essi osservano nauseati, come dalle sbarre di una prigione, il bricco, gli utensili da cucina, le lagnanze delle mogli, la ganga quotidiana che può essere un volto letto in trasparenza e costruire l’essenza delle cose, ma che talvolta diventa una pesante tomba e li imprigiona. Allora essi fanno provvista di vastità e riportano nelle loro case la beatitudine che vi hanno trovata. E la casa non è più la stessa perché in qualche luogo esiste una pianura sul far del giorno e il mare. Perché tutto si apre su qualcosa di più vasto di noi. Tutto diviene sentiero, strada e finestra su qualcosa che è diverso da noi”.

Saint Exupery, da Cittadella

mercoledì 17 settembre 2008














Colazione con Cri, Sere, Chia e Bronx (meeting 2005)

Tu, perchè il "quando" e il "dove" arriva a casa tua; trafora le finestre e i muri, entra nel ventre di tua madre, ma tu sei già bambino e sei già fuggito fuori; allora ti cerca, va a scuola, c'è la tua maestra, quella maestra; poi va dai tuoi amici, quegli amici; lì si ferma e prende te! E non puoi più scappare; puoi dire di no, ma non scappare. Puoi dire di no, ma se uno si ribella a due mani che lo accarezzano, si strozza. La libertà è rispondere; allora quelle due mani diventano due sostegni.


Don Luigi Giussani




Grazie ad Andrea Cristiano

giovedì 22 maggio 2008

Libero

Mi domando perché quando vivi aspettando
Un giorno passa lentamente come fosse un anno
Mi domando perché non sono nato nel 50
Avrei saputo cosa fare io negli anni 70
Mi domando se sei mia oppure fai finta
E se alla fine dei fatti essere onesti conta
Mi domando se la storia è stata scritta dagli eroi
O da qualcuno che pensava ai cazzi suoi
Mi domando perché mi fa schifo la mia faccia
A volte si e a volte no
Perché a volte voglio avere solo
quello che non ho
Mi domando soltanto perché
Gesù Cristo è morto in croce per me

Voglio sentirmi libero da questa onda
Libero dalla convinzione che la terra è tonda
Libero libero davvero non per fare il duro
Libero libero dalla paura del futuro
Libero perché ognuno è libero di andare
Libero da una storia che è finita male
E da uomo libero ricominciare
Perché la libertà è sacra come il pane
E' sacra come il pane

Mi domando perché pensare troppo mi turba
E se una volta almeno mio padre ha fumato l'erba
Mi domando se avrò un figlio
E se mio figlio mi odierà
Perché purtroppo si odia
Chi troppo amore ci da
Mi domando se la mia è una vita felice
E so rispondere solo che mi piace

Voglio sentirmi libero da questa onda
Libero dalla convinzione che la terra è tonda
Libero libero davvero non per fare il duro
Libero libero dalla paura del futuro
Libero perché ognuno è libero di andare
Libero da una storia che è finita male
E da uomo libero ricominciare
Perché la libertà è sacra come il pane
E' sacra come il pane

Libero perché ognuno è libero di andare
Libero da una storia che è finita male
E da uomo libero ricominciare
Perché la libertà è sacra come il pane
E' sacra come il pane

Fabrizio Moro
Ok, non è che condivido questo testo parola per parola. Però l'ho appena sentito e mi ha colpito.
(ah, non seguo molto la musica italiana più recente, a parte qualche eccezione, per questo ho sentito questa canzone solo adesso...perchè mi son guardata su fastweb la puntata di ieri sera dei Liceali! lo so è una scemata ma oggi proprio avevo bisogno di svagarmi un pò!)

venerdì 28 settembre 2007





















By Robert Doisneau

"Lavora indefessamente, dunque, sulla disillusione e sul disappunto che sorprenderà senza dubbio il tuo paziente nelle primissime settimane che si recherà in chiesa. Il Nemico permette che un disappunto di tal genere si presenti sulla soglia di ogni sforzo umano. Esso sorge quando un ragazzo, che da fanciullo s'era acceso di entusiasmo per i racconti dell'Odissea, si mette seriamente a studiare il greco. Sorge quando i fidanzati si sono sposati e cominciano il compito serio di imparare a vivere insieme. In ogni settore della vita esso segna il passaggio dalla sognante aspirazione alla fatica del fare. Il Nemico si prende questo rischio perchè nutre il curioso ghiribizzo di fare di tutti codesti disgustosi vermiciattoli umani, altrettanti, come dice Lui, suoi "liberi" amanti e servitori, e "figli" è la parola che adopera, secondo l'inveterato gusto che ha di degradare tutto il mondo spirituale per mezzo di legami innaturali con gli animali con due gambe. Volendo la loro libertà, Egli si rifiuta di portarli di peso, facendo uso soltanto delle loro affezioni e delle loro abitudini, al raggiungimento di quegli scopi che pone loro innanzi, ma lascia che "li raggiungano essi stessi" ".


Berlicche, diavolo anziano, al nipote Malacoda da Lettere di Berlicche C.S.Lewis