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martedì 7 gennaio 2014

Turchia 29/12/2013-4/1/2014



Madre di Dio col Bambino, san Salvatore in Chora, Istanbul


"Vediamo che, a causa dell'incarnazione, la materia appare come divinizzata, è vista come abitazione di Dio. Si tratta di una nuova visione del mondo e delle realtà materiali. Dio si è fatto carne e la carne è diventata realmente abitazione di Dio, la cui gloria rifulge nel volto umano di Cristo." 


Benedetto XVI

domenica 18 agosto 2013

Il naufragio


W. Turner, Il naufragio

"II valore delle cose sta nell'essere state salvate da un naufragio, ripescate dal Nulla all’esistenza. Ma io ho fantasticato (l'idea può sembrare pazzesca) che l'ordine e il numero delle cose non sia che il romantico avanzo del naviglio di Crusoe [...]. Gli alberi e i pianeti mi parevano come salvati dal naufragio, e quando vidi il Matterhorn fui contento che non fosse stato dimenticato nella confusione"

G.K.Chesterton, da Ortodossia

lunedì 6 maggio 2013

Forse un mattino

Henry Cartier Bresson

     Forse un mattino andando in un'aria di vetro, 
      arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: 
      il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro 
      di me, con un terrore di ubriaco. 

     Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto 
      alberi case colli per l'inganno consueto. 
      Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto 
      tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.



Eugenio Montale

domenica 3 marzo 2013



"Non sbaglierà, nonostante tutti gli errori, chi avrà voluto bene alla realtà, ossia alla creazione. Amando la realtà, ci sei dentro, ci vivi già dentro e abbracci il tuo tema, la vita, senza bisogno di astrazioni. Basta amare la realtà, sempre, in tutti i modi, anche nel modo precipitoso e approssimativo che è stato il mio. Ma amarla. Per il resto non ci sono precetti". 

G. Testori

domenica 10 febbraio 2013

La realtà resta fresca

Mausoleo di Galla Placidia, particolare della volta

"È solo da poco tempo, in un recente e tormentato periodo di transizione, che ogni scrittore ha pensato che fosse suo dovere scrivere una nuova teoria su tutte le cose, o disegnare una mappa del mondo mai vista prima. I vecchi scrittori si accontentavano di parlare del vecchio mondo, ma lo facevano con una tale freschezza d’immaginazione da farlo sembrare un nuovo mondo. Prima del tempo di Shakespeare, gli uomini erano cresciuti abituandosi a guardare il cielo attraverso l’astronomia tolemaica, dal tempo di Shakespeare in poi si sono abituati a guardarlo attraverso l’astronomia copernicana. Ma i poeti non si sono mai abituati alle stelle ed è loro compito impedire a chiunque altro di abituarsi. Qualunque uomo legga per la prima volta le parole «le candele della notte sono spente» trattiene il respiro e quasi maledice sé stesso per aver trascurato di guardare adeguatamente, o abbastanza frequentemente, le maestose e misteriose rivoluzioni della notte e del giorno. Le teorie ammuffiscono in fretta; ma la realtà resta fresca. Secondo l’antica concezione della sua funzione, il poeta aveva a che fare con la realtà delle cose; con le lacrime che sgorgano dalle cose, come nel grande lamento di Virgilio; con il diletto di osservare cose innumerevoli, come nelle spensierate poesie di Stevenson; con il ringraziare per l’esistenza delle cose, come nel francescano cantico del sole o nel Benedicite omnia opera. Che dietro queste cose ci siano delle grandi verità è vero; quelli che sono talmente infelici da non credere in queste verità possono benissimo chiamarle teorie".
G.K.Chesterton, da Chaucer 

lunedì 21 gennaio 2013

L'oggetto e la mente

"L'oggetto è un oggetto; può esistere ed esiste infatti al di fuori dalla mente, o in assenza della mente. E perciò allarga la mente di cui diviene parte. La mente conquista una nuova provincia, come un imperatore; ma solo perché ha risposto al suono di un campanello, come un servitore. La mente [...] è se stessa per questo nutrirsi di fatti, [...] questo cibarsi della strana, dura carne della realtà".

G.K.Chesterton, da San Tommaso d'Aquino

venerdì 11 novembre 2011

Il velo delle cose













«Questa specie di confessione delle cose, che confessano la loro verità, è essa stessa non indiscreta e non illimitata. ha i suoi limiti nell'intimità dell'essere. Le cose sono non soltanto svelate, sono sempre e fino alla fine altrettanto essenzialmente velate. Questo velamento significa, secondo natura, una delimitazione del loro svelamento, ma non necessariamente una delimitazione della loro verità. Giacchè il velamento non si pone contro lo svelamento come una barriera che blocca da fuori, ma piuttosto come una forma o proprietà inerente inerente allo stesso svelamento. Le cose sono di fatto svelate in quanto velate, e in questa forma esse diventano oggetto di conoscenza... Qui appare realmente e letteralmente il mistero come mistero: proprio lo svelarsi dell'essere è come tale, il suo più profondo velamento...Non si può amare ciò che non ha niente di misterioso; sarebbe al massimo qualcosa di cui si potrebbe disporre, non una persona da poter guardare».

H. U. Von Balthasar, da Teologica

martedì 18 ottobre 2011

Lo scopo












P. Cézanne, Mont Saincte Victorie, 1904-1906

"Raggiungerò lo scopo tanto cercato, e per tanto tempo inseguito? Lo spero, ma poiché non l’ho raggiunto, mi pervade un vago senso di malessere, che sparirà solo quando avrò raggiunto il porto, cioè quando avrò realizzato qualcosa che si sviluppi meglio che in passato e nello stesso tempo dimostri le mie teorie. Queste sono sempre facili, è il provarle quello che presenta serie difficoltà. Continuo dunque i miei studi. Ho riletto la vostra lettera e vedo che non rispondo sempre a tono. Scusatemi; è perché, ve l'ho detto, ho sempre la preoccupazione di raggiungere lo scopo. Studio sempre dal vero, e mi sembra di fare dei lenti progressi. Avrei voluto che foste qui, perché la solitudine mi pesa sempre un po'. Ma sono vecchio, malato, e ho giurato a me stesso di morire dipingendo, anziché sprofondare nell'avvilente rimbambimento che minaccia i vecchi che si lasciano dominare sa passioni abbruttenti. Se un giorno avrò il piacere di rivedervi, potremo spiegarci meglio, a viva voce. Mi scuserete se torno sempre sullo stesso punto, ma credo nello sviluppo logico di ciò che vediamo e sentiamo studiando dal vero".

Paul Cézanne ad Emile Bernard, 21 settembre 1906

domenica 22 maggio 2011












“L'educazione è il punto in cui si decide se amiamo abbastanza il mondo per assumercene la responsabilità


Hanna Arendt

sabato 4 dicembre 2010

Per i miei ragazzi. Grazie.

















Doisneau, Les-ecoliers-curieux

“La cosa importante è non smettere mai di domandare. La curiosità ha il suo motivo di esistere. Non si può fare altro che restare stupiti quando si contemplano i misteri dell'eternità, della vita, della struttura meravigliosa della realtà. È sufficiente se si cerca di comprendere soltanto un poco di questo mistero tutti i giorni. Non perdere mai una sacra curiosità”.

A. Einstein

giovedì 25 novembre 2010


















Cezanne,
Maison avec criqué murs


«
L’arte è il contrario della disintegrazione. Perché la ragione propria dell’arte, la sua giustificazione, è appunto questa: di impedire la disintegrazione della coscienza umana, nel suo quotidiano, e logorante, e alienante uso col mondo; di restituirle di continuo, nella confusione irreale, e frammentaria, dei rapporti esterni, l’integrità del reale, o in una parola, la realtà. [...] La purezza dell’arte non consiste nello scansare quei moti della natura che la legge sociale censura come perversi o immondi; ma nel riaccoglierli spontaneamente alla dimensione reale, dove si riconoscono naturali, e quindi innocenti. La qualità dell’arte è liberatoria, e quindi, nei suoi effetti, sempre rivoluzionaria. Qualsiasi momento dell’esperienza reale e transitoria, diventa, nell’attenzione poetica, un momento religioso»

Elsa Morante

sabato 20 novembre 2010














''L' uomo non si rivolge alla realtà per conoscerla meglio o peggio, se non dopo, e a partire da, l'averla sentita come una promessa, come una patria dalla quale in linea di principio ci si attende tutto, nella quale si crede possibile trovare tutto''.

Maria Zambrano

giovedì 7 ottobre 2010









"There are more things in heaven and earth, Horatio, Than are dreamt of in your philosophy."

William Shakespeare, da Hamlet, act I scene V

martedì 16 giugno 2009













Testori

"Io credo infatti che il pittore debba avere in sè l’immagine, prima di realizzarla sulla tela, e che questa immagine non gli possa nascere che da una sua posizione davanti e dentro il mondo, da una verità, insomma, che quella sua posizione e convinzione determini. Ora io sono comunista, tu lo sai bene, ma cristiano e cattolico, e, proprio perché tale, non posso impedire a ciascuno la ricerca di quella che egli crede sia la verità e poi l’affermazione di essa, anche se per me tale non è (non posso insomma ripetere l’errore che hai fatto tu parlando di Cristo in modo spicciolo, sbrigativo e volgare. Cristo non si ferisce con queste piccole ed errabonde irriverenze, credimi, ma tanto meno in tal modo lo si può liquidare), ma mi domando se tutto questo equivoco che sta alla base di tanta pittura e anche della vostra, non sia da cercare in un altro equivoco, che tu hai perpetrato scrivendo queste parole: “una verità attiva, una verità combattuta, cercata nel mare della fantasia e dell’immaginazione” [...] Ma la verità può essere cercata nel mare della fantasia e dell’immaginazione? E che verità sarà mai, se pur la doveste trovare? Ancora e soltanto quella di un pittore, quella della fantasia di un pittore? Non ti accorgi che, se mai, nel mare della fantasia e dell'immaginazione si può trovare una forma figurativa della verità, che sarà sempre però della verità un relativo? [...] Caro Guttuso, io non credo che il problema sia di poter arrivare alla realtà, ma di poter partire dalla realtà. Di avere cioè una fede che questa partenza permetta. E non tanto per dipingere, credimi, quanto per vivere".


Giovanni Testori, da Lettera a Renato Guttuso, "Numero-Pittura" 1947

martedì 1 luglio 2008















Manet, Alla ferrovia

Dovremmo di nuovo guardare il verde, e ancora una volta dovrebbero farci trasalire (senza accecarci) il blu, il giallo e il rosso. Dovremmo incontrare il centauro e il drago, e quindi forse scorgere improvvisamente, come gli antihci pastori, pecore, e cani, e cavalli- e lupi. Questa riscoperta, le favole ci aiutano a farla. Soltanto in tal senso la propensione per essere può renderci, o mantenerci, infantili.
La Riscoperta (che comprende un ritorno alla salute e il suo rinnovamento) è un ri-acquisto, il riacquisto di una chiara visione. Non dico che si tratti di “vedere le cose come sono”, e non mi mescolo coi filosofi, anche se potrei azzardarmi a dire di “vedere le cose come noi siamo (o eravamo) destinati a vederle”, quali cose distinte da noi. Abbiamo bisogno, in ogni caso, di pulire le nostre finestre, cosicché le cose viste con chiarezza possano essere liberate dal grigio offuscamento della banalità e della familiarità – liberate dalla possessività. Di tutti i volti, quelli dei nostri familiares, sono insieme quelli con cui è più difficile fare giochi con la fantasia, e quelli che è più difficile vedere con fresca attenzione, percependo la loro somiglianza e la loro differenza: il fatto che sono dei volti, e tuttavia dei volti unici. Questa banalità è in realtà la pena che si sconta per l’ “appropriazione”: le cose che sono trite, o (in senso cattivo) familiari, sono le cose di cui ci siamo appropriati, legalmente o mentalmente. Diciamo di conoscerle. Sono divenute come le cose che un tempo ci hanno attratto con il loro splendore, il loro colore o la loro forma: ci abbiamo messo sopra le mani, e le abbiamo rinchiuse col nostro tesoro, le abbiamo fatte nostre, e facendole nostre abbiamo smesso di guardarle. Naturalmente le fiabe non sono il solo mezzo di riscoperta, la sola profilassi contro la perdita. Basta l’umiltà.


J.R.R.Tolkien, in Sulle fiabe

martedì 3 giugno 2008


















Van Gogh

Ma veramente sono talmente curioso del possibile e di ciò che realmente esiste, che è scarso il desiderio e il coraggio di cercare l'ideale quale potrebbe risultare dai miei studi astratti. Altri possono avere per gli studi astratti più lucidità di me, e certo tu potresti essere di quelli come anche Gauguin...e forse anch'io, quando sarò vecchio. Ma nell'attesa ricontinuo a masticare natura. Esagero, qualche volta cambio un pò nel motivo, ma in definitiva non invento l'intero quadro, lo trovo invece già fatto, ma da scovare, in natura.

Van Gogh, Lettere ad un amico pittore

martedì 12 febbraio 2008














Gio e la Sere al compleanno della Chiara l'anno scorso


"Dalla muta distesa delle cose deve partire un segno, un richiamo, un ammicco."

Italo Calvino, in Palomar

giovedì 24 gennaio 2008














"Noi abbiamo questa fame, questa sete. Chi può negare di desiderare la soddisfazione totale nel rapporto con il reale, con le cose, con le persone? Questa urgenza ci viene da tutto quanto viviamo, sorge dalle viscere del vivere; ogni cosa che facciamo, ogni scontro che abbiamo con il reale, ogni esperienza che compiamo è come il sorgere più potente di quella domanda."

J.Carron, dagli esercizi del Clu 2007