Per l'artista è del tutto diverso.
Di fronte al medesimo spettacolo enigmatico, l'artista rientra in se stesso, e da questa solitaria regione di tentativi e di lotta trova le parole del suo messaggio,qualora se ne mostri degno e sia fortunato. Il suo messaggio e rivolto alle nostre qualità e a quella parte della nostra natura che, nello stato di lotta della nostra esistenza, si rifugia necessariamente entro le più resistenti e dure qualità, come il corpo vulnerabile in un'armatura d'acciaio. Il suo messaggio è meno clamoroso, più profondo, meno preciso, più emotivo, e più presto dimenticato. Eppure il suo effetto dura per sempre. La mutevole saggezza delle generazioni che si susseguono scarta le idee, mette in dubbio i fatti, demolisce le teorie. Ma l'artista si rivolge a quella parte del nostro essere che non dipende dalla saggezza; a ciò che in noi è un dono e non una acquisizione, e perciò più immutabilmente dura. Egli parla alla nostra capacità di gioia e di meraviglia, al senso di mistero che circonda le nostre vite, al nostro senso di pietà, di bellezza, di dolore, al latente sentimento di comunione con tutto il creato, e alla sottile ma invisibile condizione della solidarietà che unisce assieme la solitudine di innumerevoli cuori, alla solidarietà nei sogni, nel piacere, nella tristezza, nelle aspirazioni, nelle illusioni, nella speranza, nella paura, che lega gli uomini l'uno all'altro, che lega assieme tutta l'umanità, i morti ai vivi ed i vivi a quelli che nasceranno.