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mercoledì 22 luglio 2015

Infinite

My bounty is as boundless as the sea,
My love as deep. The more I give to thee,
The more I have, for both are infinite.

Shakespeare, da Romeo and Juliet


giovedì 14 marzo 2013

Sonetto 47

I miei occhi e il cuore son venuti a patti
ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:
se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,
gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore
e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore
che a lor partecipa il suo pensier d'amore.
Così, per la tua immagine o per il mio amore,
anche se lontano sei sempre in me presente;
perchè non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione

desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.


W. Shakespeare

domenica 10 febbraio 2013

La realtà resta fresca

Mausoleo di Galla Placidia, particolare della volta

"È solo da poco tempo, in un recente e tormentato periodo di transizione, che ogni scrittore ha pensato che fosse suo dovere scrivere una nuova teoria su tutte le cose, o disegnare una mappa del mondo mai vista prima. I vecchi scrittori si accontentavano di parlare del vecchio mondo, ma lo facevano con una tale freschezza d’immaginazione da farlo sembrare un nuovo mondo. Prima del tempo di Shakespeare, gli uomini erano cresciuti abituandosi a guardare il cielo attraverso l’astronomia tolemaica, dal tempo di Shakespeare in poi si sono abituati a guardarlo attraverso l’astronomia copernicana. Ma i poeti non si sono mai abituati alle stelle ed è loro compito impedire a chiunque altro di abituarsi. Qualunque uomo legga per la prima volta le parole «le candele della notte sono spente» trattiene il respiro e quasi maledice sé stesso per aver trascurato di guardare adeguatamente, o abbastanza frequentemente, le maestose e misteriose rivoluzioni della notte e del giorno. Le teorie ammuffiscono in fretta; ma la realtà resta fresca. Secondo l’antica concezione della sua funzione, il poeta aveva a che fare con la realtà delle cose; con le lacrime che sgorgano dalle cose, come nel grande lamento di Virgilio; con il diletto di osservare cose innumerevoli, come nelle spensierate poesie di Stevenson; con il ringraziare per l’esistenza delle cose, come nel francescano cantico del sole o nel Benedicite omnia opera. Che dietro queste cose ci siano delle grandi verità è vero; quelli che sono talmente infelici da non credere in queste verità possono benissimo chiamarle teorie".
G.K.Chesterton, da Chaucer 

lunedì 28 marzo 2011












Hildegard von Bingen



LORENZO

Come dorme dolce la luna su questo pendìo!
Ci siederemo qui e ci scorrerà nell'orecchio il suono della musica: mite quiete e notte s'accordano alle note della dolce armonia.
Siedi, Gessica; guarda come il fondo del cielo è intarsiato fitto fitto di patène d'oro lucente;
non c'è astro, il più piccolo che vedi,
che non canti, nel suo moto, come un angelo,
nel coro eterno dei cherubini dal giovane sguardo:
tale armonia è nelle anime immortali,
ma fino a che questa fangosa veste che si corrompe le rinserra rozzamente, noi non possiamo udirla.

Entrano i musici.

Venite, su! e svegliate Diana con un inno, con le più dolci note penetrate l'orecchio della vostra signora, e attiratela a casa con la musica.

Musica.

GESSICA
Io non sono mai allegra quando ascolto una dolce musica.

LORENZO
La ragione è che la tua mente è sempre all'erta.
Ma osserva una mandria selvaggia e sbrigliata,
o un branco di giovani indomiti puledri,
che saltano folli e mugghiano e fanno alti nitriti,
secondo la calda natura del loro sangue;
se solo sentono per caso un suono di tromba,
o gli tocca l'orecchio un qualche motivo musicale,
noterai che tutti insieme si arrestano,
e gli occhi selvaggi si placano in sguardi mansueti per il dolce potere della musica.

Perciò il poeta si finse che Orfeo ammaliava alberi, pietre e fiumi,
poiché niente è così ottuso, duro e furente,
che la musica non ne cambi la natura con il suo tempo.
L'uomo che non ha musica in se stesso,
e non è mosso dall'armonia dei dolci suoni,
è buono per tradire, tramare e depredare;
i moti del suo animo sono cupi come la notte e i suoi affetti neri come l'Erebo.
Un uomo così non riceva mai fiducia.

Ascolta la musica.



W. Shakespeare, da Il mercante di Venezia, atto V scena I




Grazie Edo per il bellissimo incontro di ieri!

giovedì 7 ottobre 2010









"There are more things in heaven and earth, Horatio, Than are dreamt of in your philosophy."

William Shakespeare, da Hamlet, act I scene V