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giovedì 13 agosto 2015


Tavolara, 30 luglio 2015

Guardo ogni cosa bella due volte. Ho deciso così. Una volta per me e una per te. 


D. Grossman, da Che tu sia per me il coltello

venerdì 18 aprile 2014

Ojos de cielo

John Constable, Salisbury Cathedral from the Meadows

Después de haber mirado mucho tiempo el cielo en tu busca,
mis ojos, que eran oscuros, se han vuelto azules.
Después de haber mirado mucho tiempo la luna, buscándote,
mis ojos se han vuelto vagos, insondables,
del color de la nostalgia.
Y ahora en mi pecho hay una lluvia continua que me hace pedir
y esperarte como un arcoiris que abraza la tierra.
Así mi corazón vaga buscando en cada esquina, en cada rostro,
al Desconocido que está a punto de llegar.

Jussara M. Santos

mercoledì 20 novembre 2013

creazione e visione



"Creare è la peculiarità dell'artista; dove non c'è creazione, l'arte non esiste. Ma sarebbe sbagliato attribuire questo potere creativo a un dono innato. In materia d'arte, l'autentico creatore non è solo un essere dotato, è un uomo che ha saputo ordinare in vista del loro fine tutto un fascio di attività, da cui risulta l'opera d'arte. Così, per un artista la creazione comincia dalla visione. Vedere è già un'operazione creativa, ed esige uno sforzo. Tutto quello che vediamo, nella vita di tutti i giorni, subisce più o meno la deformazione generata dale abitudini acquisite [...] Lo sforzo necessario per liberarsene esige una sorta di coraggio; questo coraggio è indispensabile all'artista che deve vedere tutte le cose come se le vedesse per la prima volta: occorre vedere tutta la vita come quando si era bambini"

H. Matisse, da Scritti e pensieri sull'arte

giovedì 14 marzo 2013

Sonetto 47

I miei occhi e il cuore son venuti a patti
ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:
se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,
gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore
e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore
che a lor partecipa il suo pensier d'amore.
Così, per la tua immagine o per il mio amore,
anche se lontano sei sempre in me presente;
perchè non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione

desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.


W. Shakespeare

giovedì 12 luglio 2012

Foto di Leonard Freed

"Effettivamente, prendete un qualsiasi fatto della vita reale, anche non così evidente a prima vista, e se soltanto avrete forza e occhi vi riconoscerete una profondità che non c'è neanche in Shakespeare. Ma la questione è proprio questa: agli occhi di chi? Chi ha questa forza? Poichè non solo per creare e scrivere opere d'arte, ma anche semplicemente per notare un fatto occorre in un certo senso un artista"

Dostoevskij, da Diario di uno scrittore

lunedì 29 agosto 2011

Dopo il Meeting 2011

L'uomo non ha bisogno di strumenti, per belli che siano, come certi libri e certe musiche, ma ha solo bisogno di uno sguardo.

Padre Aldo Trento

domenica 17 aprile 2011

16/17 aprile: weekend Centocanti

E sì come secondo raggio suole
uscir del primo e risalire in suso,
pur come pelegrin che tornar vuole,

così de l'atto suo, per li occhi infuso
ne l'imagine mia, il mio si fece,
e fissi li occhi al sole oltre nostr' uso.

Molto è licito là, che qui non lece
a le nostre virtù, mercé del loco
fatto per proprio de l'umana spece.

Io nol soffersi molto, né sì poco,
ch'io nol vedessi sfavillar dintorno,
com' ferro che bogliente esce del foco;

e di sùbito parve giorno a giorno
essere aggiunto, come quei che puote
avesse il ciel d'un altro sole addorno.

Beatrice tutta ne l'etterne rote
fissa con li occhi stava; e io in lei
le luci fissi, di là sù rimote.

Nel suo aspetto tal dentro mi fei,
qual si fé Glauco nel gustar de l'erba
che 'l fé consorto in mar de li altri dèi.

Trasumanar significar per verba
non si poria; però l'essemplo basti
a cui esperïenza grazia serba.

Dante, Paradiso I, 49-72

sabato 1 gennaio 2011

L'unica ragione per cominciare un nuovo anno

[...] A un certo punto, senza neanche accorgermi, distolgo lo sguardo da lei e riprendo a parlare con l’amico con cui stavo chiacchierando poco prima. Sennonché, dopo un po’, mi giro e vedo che la “Mei-Mei” è lì, che mi guarda. Silenziosa, con l’aria delusa. E’ sempre sullo scivolo, ma non fa più avanti e indietro. E’ seduta. E continua a guardarmi.
Era come se mi stesse dicendo: “Sì, ma se tu non mi guardi, che senso ha quello che sto facendo? Se tu non mi guardi cosa serve che io faccia avanti e indietro, su e giù dallo scivolo?”. Ecco, in quel momento ho capito che io sono come quella bambina. Che ciascuno di noi è come quella bambina. Che ciascuno di noi ha bisogno di essere guardato da qualcuno che ti ama, che ti vuole bene e che ti dice che quello che fai ha un senso. Altrimenti, che senso ha tutto il mio impegno nella vita, tutto il mio andare avanti e indietro, il mio lavoro, la mia fatica, se non c’è uno che mi guarda adesso, uno che mi ama e mi vuole bene? [...]

Emanuele Silanos, Fraternità san Carlo Borromeo

lunedì 23 febbraio 2009

Grazie don Gius!














Don Luigi Giussani

"Tu vedi. Tu vedi. Quello che sappiamo, noi altri, tu lo vedi. Quello che c’insegnano, a noi altri, tu lo vedi. Il catechismo, tutto il catechismo, e la chiesa, e la messa, tu non lo sai, tu lo vedi, e la tua preghiera non la dici, non la dici soltanto, tu la vedi. Per te non ci sono settimane. E non ci sono giorni. Non ci sono giorni nella settimana; e non ore nella giornata. Tutte le ore per te suonano come la campana dell’Angelus. Tutti i giorni sono domeniche e più che domeniche e le domeniche più che domeniche".



Charles Peguy, da Il mistero della Carità di Giovanna d'Arco







lunedì 29 dicembre 2008


















"Vi è l'occhio vegetativo, occhio di questa riva, che vede l'apparenza, che vede la "cosa", che vede come vede il cane. Poi c'è l'occhio dell'altra riva, occhio che intravede la Presenza e non vede quell'albero in fondo al campo, ma vede il nulla in cui sta nascendo l'albero, in trasfigurazione da oggetto a immagine dell'albero".


W. Congdon 1994


domenica 5 ottobre 2008

"In questo mondo si parla troppo. Bisogna vedere, vedere e commuoversi. Perché il fare non basta, stanca. Invece il guardare ti commuove e ti muove senza sosta. "
Rose Busingye

domenica 28 settembre 2008


















Vermeer, Il geografo

"L'occhio, del quale la bellezza
de l'universo è specchiata dalli contemplanti,
è di tanta eccellenzia che,
chi consente alla sua perdita,
si priva della rapresentazione de tutte l'opere della natura
per la veduta delle quali l'anima
sta contenta nelle umane carceri mediante gli occhi,
per li quali essa anima si rapresenta
tutte le varie cose de natura."


Leonardo da Vinci, da Il paragone delle arti

martedì 16 settembre 2008

Il Principe Caspian













Lucy: Aslan? É Aslan! É Aslan, è lì! Non vedete, è proprio .... là.
Briscola: Lo vedi adesso?
Lucy: Non sono matta. Era proprio lì, voleva che lo seguissimo.
Peter: Ci sono tanti altri leoni in questa foresta.
Lucy: Credo di saper riconoscere Aslan quando lo vedo.
Briscola: Senti, non salterò una rupe per seguire qualcosa che non esiste!
Edmund: L'ultima volta non ho creduto a Lucy sono finito per sembrare abbastanza stupido.
Peter: Perchè io non l'ho visto?
Lucy: Forse perchè non stavi guardando.

Oggi sono andata al cinema a vedere finalmente "Il principe Caspian", molto bello! Il film è emozionante e poi devo dire che l'attore che interpreta Caspian è davvero davvero notevole!! e mi fermo qui per non degenerare :)

Per saperne di più ecco la recensione:

http://www.sentieridelcinema.it/film.asp?ID=848

venerdì 8 agosto 2008

La tua voce ha potuto intenerirmi
La tua presenza trattenermi
e il tuo rispetto commuovermi.
Chi sei?
Tu, solo tu, hai destato
l'ammirazione dei miei occhi,
la meraviglia del mio udito.
Ogni volta che ti guardo
mi provochi nuovo stupore
e quanto più ti guardo
più desidero guardarti.

Calderon della Barca


mercoledì 30 luglio 2008

Parole e silenzio (parte 2)

Pawel scosse il capo; le osservazioni del ragazzo si facevano oscure.
"Diciamo, Pan Tarnowski, che tu e io viviamo sui due lati d'una strada e che questa strada divida due mondi diversi che risultino incomprensibili l'uno all'altro. Diciamo che io ti porgo la chiave della mia porta e tu mi porgi la chiave della tua; apriamo le nostre porte ed occoci qua; stiamo gettando uno sguardo all'interno l'uno della casa dell'altro. Non è una benedizione?"
"Non c'è niente dentro di me che troveresti d' interessante".
"Questo non lo credo affatto".
"Perchè vorresti guardare?".
"Perchè l'uomo non è fatto per essere solo".
"Non siamo soli".
David abbassò lo sguardo. A bassa voce disse:" Uno può essere solo, anche in una casa piena di persone che parlano senza sosta".
"Rafforzi la mia tesi: non è necessario parlare".
"Ah, ma parlare è necessario. Non intendo il rumore della bocca, ma il parlare che scaturisce dal silenzio".
"Ora mi hai completamente perso. Cos'è che stai davvero cercando di dire?".
"Il vero parlare è vedere come se si fosse una cosa sola: l'unione del silenzio e l'unione delle parole vere che da questo scaturiscono. Tale unione espande lo sguardo".

M. O'Brien, da Il libraio

martedì 1 luglio 2008















Manet, Alla ferrovia

Dovremmo di nuovo guardare il verde, e ancora una volta dovrebbero farci trasalire (senza accecarci) il blu, il giallo e il rosso. Dovremmo incontrare il centauro e il drago, e quindi forse scorgere improvvisamente, come gli antihci pastori, pecore, e cani, e cavalli- e lupi. Questa riscoperta, le favole ci aiutano a farla. Soltanto in tal senso la propensione per essere può renderci, o mantenerci, infantili.
La Riscoperta (che comprende un ritorno alla salute e il suo rinnovamento) è un ri-acquisto, il riacquisto di una chiara visione. Non dico che si tratti di “vedere le cose come sono”, e non mi mescolo coi filosofi, anche se potrei azzardarmi a dire di “vedere le cose come noi siamo (o eravamo) destinati a vederle”, quali cose distinte da noi. Abbiamo bisogno, in ogni caso, di pulire le nostre finestre, cosicché le cose viste con chiarezza possano essere liberate dal grigio offuscamento della banalità e della familiarità – liberate dalla possessività. Di tutti i volti, quelli dei nostri familiares, sono insieme quelli con cui è più difficile fare giochi con la fantasia, e quelli che è più difficile vedere con fresca attenzione, percependo la loro somiglianza e la loro differenza: il fatto che sono dei volti, e tuttavia dei volti unici. Questa banalità è in realtà la pena che si sconta per l’ “appropriazione”: le cose che sono trite, o (in senso cattivo) familiari, sono le cose di cui ci siamo appropriati, legalmente o mentalmente. Diciamo di conoscerle. Sono divenute come le cose che un tempo ci hanno attratto con il loro splendore, il loro colore o la loro forma: ci abbiamo messo sopra le mani, e le abbiamo rinchiuse col nostro tesoro, le abbiamo fatte nostre, e facendole nostre abbiamo smesso di guardarle. Naturalmente le fiabe non sono il solo mezzo di riscoperta, la sola profilassi contro la perdita. Basta l’umiltà.


J.R.R.Tolkien, in Sulle fiabe

martedì 18 marzo 2008














Pleiadi


"Egli guardava, sempre eretto sul busto, con lo sforzo di chi spia traverso un pertugio situato troppo in alto. Mi parve guardasse le Pleiadi. Forse in tutta la sua vita egli non aveva guardato sì a lungo tanto lontano. Improvvisamente si volse a me, sempre restando eretto sul busto:

- Guarda! Guarda! - mi disse con un aspetto severo di ammonizione. Tornò subito a fissare il cielo e indi si volse di nuovo a me:

- Hai visto? Hai visto? "


Italo Svevo, da la Coscienza di Zeno

venerdì 22 febbraio 2008
















Marc Chagall

Fu quella la sera in cui comincia a rendermi conto che mi stava succedendo qualcosa agli occhi. Guardai mio padre e vidi linee e piani che non avevo mai visto prima. Sentivo cogli occhi. Sentivo i miei occhi muoversi lungo le pieghe dei suoi occhi e dentro e sopra le profonde rughe della fronte. Aveva trentacinque anni e le rughe che gli segnavano il viso e la fronte. Sentivo quelle linee coi miei occhi e sentivo anche il lungo dorso dritto e piatto del suo naso, la chiara oscurità dei suoi occhi, la curva vigorosa e spessa delle sopracciglia rosse e il folto pelo rosso della barba che stava ingrigendo. Vidi gli sporadici fili grigi nel groviglio di peli sotto le labbra. Sentivo le linee e i punti e i piani. Sentivo la grana e il colore. Vidi sulla tavola le candele del Sabato mandare bagliori rosso e oro. Vidi mia madre piccola, calda, sericea, in un bellissimo vestito azzurro e bianco messo in onore del Sabato. Vidi le mie mani bianche e ossute, le mie dita lunghe e sottili, la mia faccia nello specchio sopra la credenza, pallida, con gli occhi neri e i capelli rossi arruffati. Mi sentii sommerso dalle forme e dalle strutture del mondo intorno a me. Chiusi gli occhi. Ma continuavo a vedere in quel modo dentro la mia testa. Vedevo con un altro paio di occhi che improvvisamente si erano svegliati.


Chaim Potok, da Il mio nome è Asher Lev

giovedì 10 gennaio 2008










Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto (particolare)






Il fatto che la pittura sia testimone oggi di una progressiva disaffezione, è il sintomo che in effetti il deserto cresce sempre di più. Dire che "vediamo" il mondo attraverso gli occhi di Tiziano, del Caravaggio o di Cezanne significa più di una semplice ammirazione per un universo visivio particolare; significa avanzare l'idea che un'opera, ogni volta che appare, è una scuola di visione; essa educa lo sguardo, impercettibilmente, a scoprire delle cinfigurazioni o degli accordi che, prima di essa, non erano stati percepiti.


Jean Clair, Critica della modernità

venerdì 5 ottobre 2007

Canzone degli occhi e del cuore



















Anche se un giorno, amico mio,
dimenticassi le parole,
dimenticassi il posto e l’ora
o s’era notte o c’era il sole,
non potrò mai dimenticare
cosa dicevano i tuoi occhi.

E così volando volando
anche un piccolo cuore se ne andava
attraversando il cielo verso il Grande Cuore,
un cuore piccolo e meschino
come un paese inospitale
volava dritto in alto verso il suo destino;
e non riuscirono a fermarlo
neanche i bilanci della vita
quegli inventari fatti sempre senza amore.

Così parlavo in fretta io
per non lasciare indietro niente,
per non lasciare indietro il male
e i meccanismi della mente
e mi dicevano i tuoi occhi
ch’ero già stato perdonato.

E così volando volando
anche un piccolo cuore se ne andava
attraversando il cielo verso il Grande Cuore,
un cuore piccolo e meschino
come un paese inospitale
volava dritto in alto verso il suo destino;
e non riuscirono a fermarlo
neanche i bilanci della vita
quegli inventari fatti sempre senza amore.

E adesso torna da chi sai,
da chi divide con te tutto,
abbraccia forte i figli tuoi
e non nascondere il tuo volto,
perchè dagli occhi
si capisce quando la vita ricomincia.

E così volando volando
anche un piccolo cuore se ne andava
attraversando il cielo verso il Grande Cuore,
un cuore piccolo e meschino
come un paese inospitale
volava dritto in alto verso il suo destino;
e non riuscirono a fermarlo
neanche i bilanci della vita
quegli inventari fatti sempre senza amore.


Claudio Chieffo
Chieffo era un genio a scrivere canzoni come questa...ma sto cominciando a capire solo adesso cosa vuol dire! Grazie alla Lu e alla Rita per il pranzo di oggi, ma soprattutto alla Vale per la compagnia che mi sta facendo e il lavoro che stiam cominciando a fare! (e grazie anche a san Francesco, vero??)