giovedì 13 agosto 2015
venerdì 18 aprile 2014
Ojos de cielo
mis ojos, que eran oscuros, se han vuelto azules.
Después de haber mirado mucho tiempo la luna, buscándote,
mis ojos se han vuelto vagos, insondables,
del color de la nostalgia.
Y ahora en mi pecho hay una lluvia continua que me hace pedir
y esperarte como un arcoiris que abraza la tierra.
Así mi corazón vaga buscando en cada esquina, en cada rostro,
al Desconocido que está a punto de llegar.
mercoledì 20 novembre 2013
creazione e visione
giovedì 14 marzo 2013
Sonetto 47
ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:
se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,
gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore
e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore
che a lor partecipa il suo pensier d'amore.
Così, per la tua immagine o per il mio amore,
anche se lontano sei sempre in me presente;
perchè non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.
giovedì 12 luglio 2012
lunedì 29 agosto 2011
Dopo il Meeting 2011
domenica 17 aprile 2011
16/17 aprile: weekend Centocanti
E sì come secondo raggio suole
uscir del primo e risalire in suso,
pur come pelegrin che tornar vuole,
così de l'atto suo, per li occhi infuso
ne l'imagine mia, il mio si fece,
e fissi li occhi al sole oltre nostr' uso.
Molto è licito là, che qui non lece
a le nostre virtù, mercé del loco
fatto per proprio de l'umana spece.
Io nol soffersi molto, né sì poco,
ch'io nol vedessi sfavillar dintorno,
com' ferro che bogliente esce del foco;
e di sùbito parve giorno a giorno
essere aggiunto, come quei che puote
avesse il ciel d'un altro sole addorno.
Beatrice tutta ne l'etterne rote
fissa con li occhi stava; e io in lei
le luci fissi, di là sù rimote.
Nel suo aspetto tal dentro mi fei,
qual si fé Glauco nel gustar de l'erba
che 'l fé consorto in mar de li altri dèi.
Trasumanar significar per verba
non si poria; però l'essemplo basti
a cui esperïenza grazia serba.
Dante, Paradiso I, 49-72
sabato 1 gennaio 2011
L'unica ragione per cominciare un nuovo anno
Era come se mi stesse dicendo: “Sì, ma se tu non mi guardi, che senso ha quello che sto facendo? Se tu non mi guardi cosa serve che io faccia avanti e indietro, su e giù dallo scivolo?”. Ecco, in quel momento ho capito che io sono come quella bambina. Che ciascuno di noi è come quella bambina. Che ciascuno di noi ha bisogno di essere guardato da qualcuno che ti ama, che ti vuole bene e che ti dice che quello che fai ha un senso. Altrimenti, che senso ha tutto il mio impegno nella vita, tutto il mio andare avanti e indietro, il mio lavoro, la mia fatica, se non c’è uno che mi guarda adesso, uno che mi ama e mi vuole bene? [...]
lunedì 23 febbraio 2009
Grazie don Gius!

Don Luigi Giussani
"Tu vedi. Tu vedi. Quello che sappiamo, noi altri, tu lo vedi. Quello che c’insegnano, a noi altri, tu lo vedi. Il catechismo, tutto il catechismo, e la chiesa, e la messa, tu non lo sai, tu lo vedi, e la tua preghiera non la dici, non la dici soltanto, tu la vedi. Per te non ci sono settimane. E non ci sono giorni. Non ci sono giorni nella settimana; e non ore nella giornata. Tutte le ore per te suonano come la campana dell’Angelus. Tutti i giorni sono domeniche e più che domeniche e le domeniche più che domeniche".
lunedì 29 dicembre 2008

domenica 5 ottobre 2008
domenica 28 settembre 2008

Vermeer, Il geografo
de l'universo è specchiata dalli contemplanti,
è di tanta eccellenzia che,
chi consente alla sua perdita,
si priva della rapresentazione de tutte l'opere della natura
per la veduta delle quali l'anima
sta contenta nelle umane carceri mediante gli occhi,
per li quali essa anima si rapresenta
tutte le varie cose de natura."
Leonardo da Vinci, da Il paragone delle arti
martedì 16 settembre 2008
Il Principe Caspian

Lucy: Aslan? É Aslan! É Aslan, è lì! Non vedete, è proprio .... là.
Briscola: Lo vedi adesso?
Lucy: Non sono matta. Era proprio lì, voleva che lo seguissimo.
Peter: Ci sono tanti altri leoni in questa foresta.
Lucy: Credo di saper riconoscere Aslan quando lo vedo.
Briscola: Senti, non salterò una rupe per seguire qualcosa che non esiste!
Edmund: L'ultima volta non ho creduto a Lucy sono finito per sembrare abbastanza stupido.
Peter: Perchè io non l'ho visto?
Lucy: Forse perchè non stavi guardando.
Oggi sono andata al cinema a vedere finalmente "Il principe Caspian", molto bello! Il film è emozionante e poi devo dire che l'attore che interpreta Caspian è davvero davvero notevole!! e mi fermo qui per non degenerare :)
Per saperne di più ecco la recensione:
http://www.sentieridelcinema.it/film.asp?ID=848
venerdì 8 agosto 2008
La tua presenza trattenermi
e il tuo rispetto commuovermi.
Chi sei?
Tu, solo tu, hai destato
l'ammirazione dei miei occhi,
la meraviglia del mio udito.
Ogni volta che ti guardo
mi provochi nuovo stupore
e quanto più ti guardo
più desidero guardarti.
mercoledì 30 luglio 2008
Parole e silenzio (parte 2)
"Diciamo, Pan Tarnowski, che tu e io viviamo sui due lati d'una strada e che questa strada divida due mondi diversi che risultino incomprensibili l'uno all'altro. Diciamo che io ti porgo la chiave della mia porta e tu mi porgi la chiave della tua; apriamo le nostre porte ed occoci qua; stiamo gettando uno sguardo all'interno l'uno della casa dell'altro. Non è una benedizione?"
"Non c'è niente dentro di me che troveresti d' interessante".
"Questo non lo credo affatto".
"Perchè vorresti guardare?".
"Perchè l'uomo non è fatto per essere solo".
"Non siamo soli".
David abbassò lo sguardo. A bassa voce disse:" Uno può essere solo, anche in una casa piena di persone che parlano senza sosta".
"Rafforzi la mia tesi: non è necessario parlare".
"Ah, ma parlare è necessario. Non intendo il rumore della bocca, ma il parlare che scaturisce dal silenzio".
"Ora mi hai completamente perso. Cos'è che stai davvero cercando di dire?".
"Il vero parlare è vedere come se si fosse una cosa sola: l'unione del silenzio e l'unione delle parole vere che da questo scaturiscono. Tale unione espande lo sguardo".
martedì 1 luglio 2008

Manet, Alla ferrovia
Dovremmo di nuovo guardare il verde, e ancora una volta dovrebbero farci trasalire (senza accecarci) il blu, il giallo e il rosso. Dovremmo incontrare il centauro e il drago, e quindi forse scorgere improvvisamente, come gli antihci pastori, pecore, e cani, e cavalli- e lupi. Questa riscoperta, le favole ci aiutano a farla. Soltanto in tal senso la propensione per essere può renderci, o mantenerci, infantili.
La Riscoperta (che comprende un ritorno alla salute e il suo rinnovamento) è un ri-acquisto, il riacquisto di una chiara visione. Non dico che si tratti di “vedere le cose come sono”, e non mi mescolo coi filosofi, anche se potrei azzardarmi a dire di “vedere le cose come noi siamo (o eravamo) destinati a vederle”, quali cose distinte da noi. Abbiamo bisogno, in ogni caso, di pulire le nostre finestre, cosicché le cose viste con chiarezza possano essere liberate dal grigio offuscamento della banalità e della familiarità – liberate dalla possessività. Di tutti i volti, quelli dei nostri familiares, sono insieme quelli con cui è più difficile fare giochi con la fantasia, e quelli che è più difficile vedere con fresca attenzione, percependo la loro somiglianza e la loro differenza: il fatto che sono dei volti, e tuttavia dei volti unici. Questa banalità è in realtà la pena che si sconta per l’ “appropriazione”: le cose che sono trite, o (in senso cattivo) familiari, sono le cose di cui ci siamo appropriati, legalmente o mentalmente. Diciamo di conoscerle. Sono divenute come le cose che un tempo ci hanno attratto con il loro splendore, il loro colore o la loro forma: ci abbiamo messo sopra le mani, e le abbiamo rinchiuse col nostro tesoro, le abbiamo fatte nostre, e facendole nostre abbiamo smesso di guardarle. Naturalmente le fiabe non sono il solo mezzo di riscoperta, la sola profilassi contro la perdita. Basta l’umiltà.
martedì 18 marzo 2008

Pleiadi
"Egli guardava, sempre eretto sul busto, con lo sforzo di chi spia traverso un pertugio situato troppo in alto. Mi parve guardasse le Pleiadi. Forse in tutta la sua vita egli non aveva guardato sì a lungo tanto lontano. Improvvisamente si volse a me, sempre restando eretto sul busto:
- Guarda! Guarda! - mi disse con un aspetto severo di ammonizione. Tornò subito a fissare il cielo e indi si volse di nuovo a me:
- Hai visto? Hai visto? "
venerdì 22 febbraio 2008

Marc Chagall
Fu quella la sera in cui comincia a rendermi conto che mi stava succedendo qualcosa agli occhi. Guardai mio padre e vidi linee e piani che non avevo mai visto prima. Sentivo cogli occhi. Sentivo i miei occhi muoversi lungo le pieghe dei suoi occhi e dentro e sopra le profonde rughe della fronte. Aveva trentacinque anni e le rughe che gli segnavano il viso e la fronte. Sentivo quelle linee coi miei occhi e sentivo anche il lungo dorso dritto e piatto del suo naso, la chiara oscurità dei suoi occhi, la curva vigorosa e spessa delle sopracciglia rosse e il folto pelo rosso della barba che stava ingrigendo. Vidi gli sporadici fili grigi nel groviglio di peli sotto le labbra. Sentivo le linee e i punti e i piani. Sentivo la grana e il colore. Vidi sulla tavola le candele del Sabato mandare bagliori rosso e oro. Vidi mia madre piccola, calda, sericea, in un bellissimo vestito azzurro e bianco messo in onore del Sabato. Vidi le mie mani bianche e ossute, le mie dita lunghe e sottili, la mia faccia nello specchio sopra la credenza, pallida, con gli occhi neri e i capelli rossi arruffati. Mi sentii sommerso dalle forme e dalle strutture del mondo intorno a me. Chiusi gli occhi. Ma continuavo a vedere in quel modo dentro la mia testa. Vedevo con un altro paio di occhi che improvvisamente si erano svegliati.
giovedì 10 gennaio 2008
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Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto (particolare)
Il fatto che la pittura sia testimone oggi di una progressiva disaffezione, è il sintomo che in effetti il deserto cresce sempre di più. Dire che "vediamo" il mondo attraverso gli occhi di Tiziano, del Caravaggio o di Cezanne significa più di una semplice ammirazione per un universo visivio particolare; significa avanzare l'idea che un'opera, ogni volta che appare, è una scuola di visione; essa educa lo sguardo, impercettibilmente, a scoprire delle cinfigurazioni o degli accordi che, prima di essa, non erano stati percepiti.
venerdì 5 ottobre 2007
Canzone degli occhi e del cuore

per non lasciare indietro il male


