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mercoledì 15 luglio 2015

Felicità raggiunta?


Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

E. Montale

domenica 9 novembre 2014

In giorni come questi, spesso 
la tetraggine m’assale 
e il vivere d’ora in ora 
mi tortura. Ma arrivi tu 
che sconfiggi la noia 
coi tuoi discorsi variopinti. 
Anche oggi cercheremo una breccia. 
Una parola che ci possa salvare 
e che ci tenga in bilico 
sul confine ideale tra realtà 
e fantasia potrà, anche 
se per poco, cangiare l’esistenza.

E. Montale, da Diario postumo

domenica 3 novembre 2013

Notizie dall'Amiata

Il fuoco d'artifizio del maltempo 
sarà murmure d'arnie a tarda sera. 
La stanza ha travature 
tarlate ed un sentore di meloni 
penetra dall'assito. Le fumate 
morbide che risalgono la valle 
d'elfi e di funghi fino al cono diafano 
della cima m'intorbidano i vetri, 
e ti scrivo da qui, da questo tavolo 
remoto, dalla cellula di miele 
di una sfera lanciata nello spazio 
e le gabbie coperte, il focolare 
dove i marroni esplodono, le vene 
di salnitro e di muffa sono il quadro 
dove tra poco romperai. La vita 
che t'affabula è ancora troppo breve 
se ti contiene! Schiude la tua icona 
il fondo luminoso. Fuori piove. 


E tu seguissi le fragili architetture 
annerite dal tempo e dal carbone, 
i cortili quadrati che hanno nel mezzo 
il pozzo profondissimo; tu seguissi 
il volo infagottato degli uccelli 
notturni e in fondo al borro l'allucciolio 
della galassia, la fascia d'ogni tormento. 
Ma il passo che risuona a lungo nell'oscuro 
è di chi va solitario e altro non vede 
che questo cadere di archi, di ombre e di pieghe. 
Le stelle hanno trapunti troppo sottili, 
l'occhio del campanile è fermo sulle due ore, 
i rampicanti anch'essi sono un'ascesa 
di tenebre ed il loro profumo duole amaro. 
Ritorna domani più freddo, vento del nord, 
spezza le antiche mani dell'arenaria, 
sconvolge i libri d'ore nei solai, 
e tutto sia lente tranquilla, dominio, prigione 
del senso che non dispera! Ritorna più forte 
vento di settentrione che rendi care 
le catene e suggelli le spore del possibile! 
Son troppo strette le strade, gli asini neri 
che zoccolano in fila danno scintille, 
dal picco nascosto rispondono vampate di magnesio.

Oh il gocciolìo che scende a rilento
 dalle casipole buie, il tempo fatto acqua,
 il lungo colloquio coi poveri morti, la cenere, il vento,
 il vento che tarda, la morte, la morte che vive!

Questa rissa cristiana che non ha 
se non parole d'ombra e di lamento 
che ti porta di me? Meno di quanto 
t'ha rapito la gora che s'interra 
dolce nella sua chiusa di cemento. 
Una ruota di mola, un vecchio tronco, 
confini ultimi al mondo. Si disfà 
un cumulo di strame: e tardi usciti 
a unire la mia veglia al tuo profondo 
sonno che li riceve, i porcospini 
s'abbeverano ad un filo di pietà.


Eugenio Montale

lunedì 6 maggio 2013

Forse un mattino

Henry Cartier Bresson

     Forse un mattino andando in un'aria di vetro, 
      arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: 
      il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro 
      di me, con un terrore di ubriaco. 

     Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto 
      alberi case colli per l'inganno consueto. 
      Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto 
      tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.



Eugenio Montale

sabato 31 dicembre 2011

Portami il girasole














Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

Eugenio Montale, da Ossi di seppia



Per una vecchia amica forse mai del tutto perduta ma stasera sicuramente ritrovata. E per un regalo di Natale che fiorirà sul davanzale.

sabato 24 ottobre 2009

Il sogno del prigioniero

Albe e notti qui variano per pochi segni.

Il zigzag degli storni sui battifredi
nei giorni di battaglia, mie sole ali,
un filo d'aria polare,
l'occhio del capoguardia dallo spioncino,
crac di noci schiacciate, un oleoso
sfrigolio dalle cave, girarrosti
veri o supposti – ma la paglia è oro,
la lanterna vinosa è focolare
se dormendo mi credo ai tuoi piedi.

La purga dura da sempre, senza un perché.
Dicono che chi abiura e sottoscrive
può salvarsi da questo sterminio d’oche;
che chi obiurga se stesso, ma tradisce
e vende carne d’altri, afferra il mestolo
anzi che terminare nel pâté
destinato agl'Iddii pestilenziali.

Tardo di mente, piagato
dal pungente giaciglio mi sono fuso
col volo della tarma che la mia suola
sfarina sull'impiantito,
coi kimoni cangianti delle luci
sciorinate all'aurora dai torrioni,
ho annusato nel vento il bruciaticcio
dei buccellati dai forni,
mi son guardato intorno, ho suscitato
iridi su orizzonti di ragnateli
e petali sui tralicci delle inferriate,
mi sono alzato, sono ricaduto
nel fondo dove il secolo è il minuto –

e i colpi si ripetono ed i passi,
e ancora ignoro se sarò al festino
farcitore o farcito. L’attesa è lunga,
il mio sogno di te non è finito.

Eugenio Montale

mercoledì 14 ottobre 2009

La speranza di pure rivederti
m'abbandonava;

e mi chiesi se questo che mi chiude
ogni senso di te, schermo d'immagini,
ha i segni della morte o dal passato
è in esso, ma distorto e fatto labile,
un tuo barbaglio:

(a Modena, tra i portici,
un servo gallonato trascinava
due sciacalli al guinzaglio).

Eugenio Montale, da Occasioni

lunedì 28 settembre 2009

Ripenso il tuo sorriso














Segantini, Ragazza alla fontana

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma...


Eugenio Montale, da Ossi di seppia




Perchè nessuno ha un sorriso come il tuo. E oggi l'ho visto di nuovo.

martedì 17 marzo 2009

Vento e bandiere














Monet, Terrazza sul mare

La folata che alzò l'amaro aroma
del mare alle spirali delle valli,
e t'investì, ti scompigliò la chioma,
groviglio breve contro il cielo pallido;

la raffica che t'incollò la veste
e ti modulò rapida a sua imagine,
com'è tornata, te lontana, a queste
pietre che sporge il monte alla voragine;

e come spenta la furia briaca
ritrova ora il giardino il sommesso alito
che ti cullò, riversa sull'amaca,
tra gli alberi, ne' tuoi voli senz'ali.

Ahimé, non mai due volte configura
il tempo in egual modo i grani! E scampo
n'è: ché, se accada, insieme alla natura
la nostra fiaba brucerà in un lampo.

Sgorgo che non s'addoppia, - ed or fa vivo
un gruppo di abitati che distesi
allo sguardo sul fianco d'un declivo
si parano di gale e di palvesi.

Il mondo esiste... Uno stupore arresta
il cuore che ai vaganti incubi cede,
messaggeri del vespero: e non crede
che gli uomini affamati hanno una festa.


Eugenio Montale

martedì 3 marzo 2009

Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l'oscura primavera
di Sottoripa.

Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.
Un ronzìo lungo viene dall'aperto,
strazia com'unghia i vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch'ebbi in grazia
da te.
E l'inferno è certo.

Eugenio Montale, da Le occasioni

martedì 15 luglio 2008

A galla













Chiari mattini,
quando l'azzurro è inganno che non illude,
crescere immenso di vita,
fiumana che non ha ripe né sfocio
e va per sempre,
e sta - infinitamente.

Sono allora i rumori delle strade
l'incrinatura nel vetro
o la pietra che cade
nello specchio del lago e lo corrùga.
E il vocìo dei ragazzi
e il chiacchiericcio liquido dei passeri
che tra le gronde svolano
sono tralicci d'oro
su un fondo vivo di cobalto,
effimeri...

Ecco, è perduto nella rete di echi,
nel soffio di pruina
che discende sugli alberi sfoltiti
e ne deriva un murmure
d'irrequieta marina,
tu quasi vorresti, e ne tremi,
intento cuore disfarti,
non pulsar più! Ma sempre che lo invochi,
più netto batti come
orologio traudito in una stanza
d'albergo al primo rompere dell'aurora.
E senti allora,
se pure ti ripetono che puoi
fermarti a mezza via o in alto mare,
che non c'è sosta per noi,
ma strada, ancora strada,

e che il cammino è sempre da ricominciare.




Eugenio Montale, Poesie disperse



Ieri sera abbiamo festeggiato la Cri, anche se in ritardo, e cercando una bella frase da mettere sul biglietto ho trovato questa bella poesia che non conoscevo! alla fine ho scelto di mettere proprio questa, mi sembrava un bell'augurio!

lunedì 7 aprile 2008

















Panorama dal Giardino botanico di Hanbury, Ventimiglia


S’è rifatta la calma
nell’aria: tra gli scogli parlotta la maretta.
Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma
a pena svetta.

Una carezza disfiora
la linea del mare e la scompiglia
un attimo, soffio lieve che vi s’infrange e ancora
il cammino ripiglia.

Lameggia nella chiaria
la vasta distesa, s’increspa, indi si spiana beata
e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia vita turbata.

O tronco che additi,
in questa ebrietudine tarda,
ogni rinato aspetto coi germogli fioriti
sulle tue mani, guarda:

sotto l’azzurro fitto
del cielo qualche uccello di mare se ne va;
né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:
"più in là" !


E. Montale



(non potevo, tornata come sono questo pomeriggio da Ventimiglia, non omaggiare la natura che mi ha accompagnato! e cosa c'è di meglio di una bella poesia di Montale, che proprio in Liguria ha vissuto?? in realtà ce ne son moltissime in Ossi di Seppia che avrei potuto mettere, è proprio come lo descrive il paesaggio che ho visto! ma visto il vento forte che ha imperverasato ieri sera e stamattina, questa mi ha colpito per contrasto..)

martedì 11 dicembre 2007
















"...e i colpi si ripetono ed i passi,
e ancora ignoro se sarò al festino
farcitore o farcito. L'attesa è lunga,
il mio sogno di te non è finito."



E. Montale, da Il sogno del prigioniero

giovedì 8 novembre 2007

Dora Markus

























I
Fu dove il ponte di legno
mette a porto Corsini sul mare alto
e rari uomini, quasi immoti, affondano
o salpano le reti. Con un segno
della mano additavi all'altra sponda
invisibile la tua patria vera.
Poi seguimmo il canale fino alla darsena
della città, lucida di fuliggine,
nella bassura dove s'affondava
una primavera inerte, senza memoria.

E qui dove un'antica vita
si screzia in una dolce
ansietà d'Oriente,
le tue parole iridavano come le scagli
edella triglia moribonda.

La tua irrequietudine mi fa pensare
agli uccelli di passo che urtano ai fari
nelle sere tempestose:
è una tempesta anche la tua dolcezza,
turbina e non appare,
e i suoi riposi sono anche più rari.
Non so come stremata tu resisti
in questo lago
d'indifferenza ch'è il tuo cuore; forse
ti salva un amuleto che tu tieni
vicino alla matita delle labbra,
al piumino, alla lima: un topo bianco,
d'avorio; e così esisti!

II
Ormai nella tua Carinzia
di mirti fioriti e di stagni,
china sul bordo sorvegli
la carpa che timida abbocca
o segui sui tigli, tra gl'irti
pinnacoli le accensioni
del vespro e nell'acque un avvampo
di tende da scali e pensioni.

La sera che si protende
sull'umida conca non porta
col palpito dei motori
che gemiti d'oche e un interno
di nivee maioliche dice
allo specchio annerito che ti vide
diversa una storia di errori
imperturbati e la incide
dove la spugna non giunge.

La tua leggenda, Dora!
Ma è scritta già in quegli sguardi
di uomini che hanno fedine
altere e deboli in grandi
ritratti d'oro e ritorna
ad ogni accordo che esprime
l'armonica guasta nell'ora
che abbuia, sempre più tardi.

È scritta là. Il sempreverde
alloro per la cucina
resiste, la voce non muta,
Ravenna è lontana, distilla
veleno una fede feroce.
Che vuole da te? Non si cede
voce, leggenda o destino...
Ma è tardi, sempre più tardi.


Montale, Dora markus, da Le occasioni


Abbiam letto questa poesia martedì al seminario con Motta, abbiam provato insieme a lavorarci su, a vedere cosa ci succedeva leggendola. Per me è stata una vera sorpresa.

mercoledì 15 agosto 2007

Prima del viaggio






















Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e o doccia, a un letto o due o addirittura un flat:
si consultano
le guide Hacchette e quelle dei musei,
si cambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi:
prima del viaggio si informa
qualche amico o parente: si controllano
valige e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dá un'occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i dasastri aerei
in percentuale sono nulla:
primadel viaggio si é tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto é O.K. e tutto
é per il meglio e inutile.
E ora che ne sará
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l'ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
é la sola speranza . Ma mi dicono
ch'é una stoltezza dirselo.

Eugenio Montale

(dopo una giornata splendida col Giovi a Gressoney per trovare Pippo, domani parto con la Lu x San Benedetto/Cascia, viaggetto inaspettato.. e poi meeting! a presto!)

sabato 14 luglio 2007

I limoni














Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantanoi ragazzi
qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni le trombe d'oro
della solarità.

Eugenio Montale


(ero incerta su come cominciare, tra tutte le poesie/frasi che ultimamente ho fatto mie... ho optato per la scelta più logica! dedicato a G.B per un certo suo quadro che mi ci ha fatto pensare!)