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martedì 17 aprile 2012

"La paura nasce sempre dalla solitudine" (F.N.)



















Robert Doisneau

Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio,
rotto m'era dinanzi a la figura,
ch'avëa in me de' suoi raggi l'appoggio.

Io mi volsi dallato con paura
d'essere abbandonato, quand' io vidi
solo dinanzi a me la terra oscura;

e 'l mio conforto: «Perché pur diffidi?»
a dir mi cominciò tutto rivolto;
«non credi tu me teco e ch'io ti guidi?

Dante, Pg III, vv. 16-24

venerdì 13 aprile 2012

“Non sarebbe fuori luogo definire la lezione ideale una sorta di colloquio, di conversazione tra persone spiritualmente prossime. La lezione non è un tragitto su un tram che ti trascina avanti inesorabilmente su binari fissi e ti porta alla meta per la via più breve, ma è una passeggiata a piedi, una gita, sia pure con un punto finale ben preciso, o meglio, su un cammino che ha una direzione generale ben precisa, senza avere l’unica esigenza dichiarata di arrivare fin lì, e di farlo per una strada precisa. Per chi passeggia è importante camminare e non solo arrivare; chi passeggia procede tranquillo senza affrettare il passo. Se gli interessa una pietra, un albero o una farfalla, si ferma per guardarli più da vicino, con più attenzione. A volte si guarda indietro ammirando il paesaggio oppure (capita anche questo!) ritorna sui suoi passi, ricordando di non aver osservato per bene qualcosa di istruttivo.

Pavel Aleksandrovič Florenskij, da Lezione e lectio, 1917

venerdì 17 dicembre 2010













Si educa molto con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è.

sant'Ignazio di Antiochia

martedì 27 gennaio 2009

Il rischio educativo


















Robert Doisneau

"Haec rettuli ut probarem tibi quam vehementes haberent tirunculi impetus primos ad optima quaeque, si quis exhortaretur illos, si quis inpelleret. Sed aliquid praecipientium vitio peccatur, qui nos docent disputare, non vivere, aliquid discentium, qui propositum adferunt ad praeceptores suos non animum excolendi sed ingenium. Itaque quae philosophia fuit facta philologia est".

Seneca, Lettere a Lucilio, XVIII, 3, 23



[Ti ho raccontato questo per dimostrarti come sarebbero impetuosi da principio gli slanci dei novizi verso le cose più alte, se qualcuno li stimolasse e li spronasse. Ma qualche errore si commette per colpa dei maestri che ci insegnano a discutere, non a vivere, qualche altro per colpa dei discepoli che frequentano le scuole non col proposito di esercitare lo spirito, ma l'ingegno. Così quella che fu filosofia è diventata filologia].

martedì 1 gennaio 2008













"Nella banalità del quotidiano, o ci salviamo o ci perdiamo. Tutto dipende dal respiro con cui viviamo, non dalla quantità di attività che svolgiamo. L'assenza di un respiro adeguato, che talvolta insidia la nostra vita, ci fa oscillare tra due posizioni, duplice faccia di un unico errore. Siamo come l'epilettico di cui parla il vangelo (cfr. Matteo 9, 22) e cadiamo ora nel fuoco dell'attivià incessante, ora nell'acqua della fatica, della distrazione, della lontananza.
E' necessaria una continua ripresa, che non può essere soltanto quella di taluni momenti in cui siamo fortemente richiamati. Questi momenti sono utili se la nostra rirpesa è quotidiana, anzi, se è di ogni ora, di ogni minuto. Affinchè tale ripresa avvenga, non occorre innanzitutto abbandonare o diradare le nostre occupazioni, ma riportare continuamente il nostro sguardo alla radice vera della nostra esistenza. Essa è come la radice dell'albero: è profonda, nascosta, ma rivela la sua presenza nel ritorno della fioritura annuale, nella fecondità della pianta.(...)...Tutto si gioca nella scoperta e nel riconoscimento, sempre rinnovati, della Presenza che governa la nostra vita. Se in noi non avviene questo passaggio, a governare la nostra vita sono i nostri pensieri, le nostre iniziative, le esaltazioni e poi le stanchezze. La vita, allora, diventa il susseguirsi delle nostre povertà, e in fondo non resta altro che solitudine.(...)La nostra materialità quotidiana è impastata di eternità. Soltanto se apparteniamo all'Eterno che vive dentro il nostro presente, l'esistenza è vera, possiamo avere un giudizio adeguato sulle cose, ci ritroviamo capaci di un affetto intenso verso noi stessi e verso la gente."


Massimo Camisasca, da Questa mia casa che Dio abita




Che altro augurare, se non che cresca in noi questo sguardo alla radice? Buon anno, amici!