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giovedì 11 maggio 2017


È stato, accadde, è vero.
Fu in un giorno, fu una data
che segna il tempo al tempo.
Fu in luogo che io vedo.
I suoi piedi toccavano il suolo
questo stesso che tutti tocchiamo.
Il suo vestito
era simile ad altri
che indossano altre donne.
Il suo orologio
sfogliava calendari,
senza scordare un’ora:
come contano gli altri.
E quello che lei mi disse
fu in una lingua del mondo,
con grammatica e storia.
Cosí vero
che sembrava menzogna.
No.
Devo viverlo dentro,
me lo devo sognare.
Togliere il colore, il numero,
il respiro tutto fuoco,
con cui mi bruciò nel dirmelo.
Mutare tutto in forse,
in mero caso, sognandolo.
Cosí, quando vorrà smentire
ciò che mi disse allora,
non mi morderà il dolore
d’una felicità perduta
che io tenni fra le braccia,
come si tiene un corpo.
Crederò di aver sognato.
Che tutte quelle cose, cosí vere,
non ebbero corpo, né nome.
Che perdo
un’ombra, un sogno ancora.
                                    Pedro Salinas

lunedì 25 aprile 2016

The hollow men

"The eyes are not here
There are no eyes here
In this valley of dying stars
In this hollow valley
This broken jaw of our lost kingdoms

In this last of meeting places
We grope together
And avoid speech
Gathered on this beach of the tumid river
Sightless, unless
The eyes reappear
As the perpetual star
Multifoliate rose
Of death's twilight kingdom
The hope only
Of empty men".
                                   T.S. Eliot

martedì 8 marzo 2016

Qui ti amo

Friedrich

Aquí te amo. 
En los oscuros pinos se desenreda el viento. 
Fosforece la luna sobre las aguas errantes. 
Andan días iguales persiguiéndose. 

Se desciñe la niebla en danzantes figuras. 
Una gaviota de plata se descuelga del ocaso. 
A veces una vela. Altas, altas estrellas. 

O la cruz negra de un barco. 
Solo. 
A veces amanezco, y hasta mi alma está húmeda. 
Suena, resuena el mar lejano. 
Este es un puerto. 
Aquí te amo. 

Aquí te amo y en vano te oculta el horizonte. 
Te estoy amando aún entre estas frías cosas. 
A veces van mis besos en esos barcos graves, 
que corren por el mar hacia donde no llegan. 

Ya me veo olvidado como estas viejas anclas. 
Son más tristes los muelles cuando atraca la tarde. 
Se fatiga mi vida inútilmente hambrienta. 
Amo lo que no tengo. Estás tú tan distante. 

Mi hastío forcejea con los lentos crepúsculos. 
Pero la noche llega y comienza a cantarme. 
La luna hace girar su rodaje de sueño. 

Me miran con tus ojos las estrellas más grandes. 
Y como yo te amo, los pinos en el viento, 

quieren cantar tu nombre con sus hojas de alambre.

           
    (Pablo Neruda)

martedì 26 gennaio 2016

Durante una marcia,3


Ed io, se a volte di sì aspra vita
soffro, che i sensi ne son tutti offesi;
credi, non è la gravezza dei pesi,
è l’inutilità della fatica.

E tu questo lo sai, mia bella amica;
sai come in breve a consolarmi appresi.
Lina cui poco detti e molto chiesi

penso, e rinnovo la querela antica.
«Saperti amante e non poterti avere,
star lontano da te quando in cor m’ardi,

aver la lingua e non poter parlare,
udir quest’acqua e non chinarsi a bere,
correre in riga quando a lenti e tardi
passi vorrei pensosamente andare».
U.Saba

giovedì 19 novembre 2015

Senza di te tornavo

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d’esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m’hanno oscurato agli occhi l’erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c’è solo l’ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest’angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.

                                                        P.P. Pasolini

lunedì 16 febbraio 2015

«Come doveva esser duro vivere soltanto con quello che si sa e che si ricorda, e privi di quello che si spera».
Albert Camus, da La peste

martedì 20 gennaio 2015

Come il mare



E. Hopper

“Io sono al timone della barca, e non posso parlarti, ma in questa solitudine, così grande, così profonda – come il mare – come il mare – io ti parlo – e solo il pensiero di te mi fa vivere.”

G. D'Annunzio


venerdì 3 ottobre 2014

Abendphantasie

Vor seiner Hütte ruhig im Schatten sizt
Der Pflüger, dem Genügsamen raucht sein Herd.
Gastfreundlich tönt dem Wanderer im
Friedlichen Dorfe die Abendglocke.
5
Wohl kehren izt die Schiffer zum Hafen auch,
In fernen Städten, fröhlich verrauscht des Markts
Geschäft’ger Lärm; in stiller Laube
Glänzt das gesellige Mahl den Freunden.

Wohin denn ich? Es leben die Sterblichen
10
Von Lohn und Arbeit; wechselnd in Müh’ und Ruh’
Ist alles freudig; warum schläft denn
Nimmer nur mir in der Brust der Stachel?

Am Abendhimmel blühet ein Frühling auf;
Unzählig blühen die Rosen und ruhig scheint
15
Die goldne Welt; o dorthin nimmt mich,
Purpurne Wolken! und möge droben

In Licht und Luft zerrinnen mir Lieb’ und Leid! –
Doch, wie verscheucht von thöriger Bitte, flieht
Der Zauber; dunkel wirds und einsam
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Unter dem Himmel, wie immer, bin ich –

Komm du nun, sanfter Schlummer! zu viel begehrt
Das Herz; doch endlich, Jugend! verglühst du ja,
Du ruhelose, träumerische!
Friedlich und heiter ist dann das Alter.

F.  Hölderlin

lunedì 2 giugno 2014

Ragionando con meco, et io co'llui.

Provenza, 3/5/2014

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.


F. Petrarca, Rerum Vulgarium Fragmenta, XXXV

mercoledì 5 febbraio 2014

In prigione


Le colline e le rive del Po sono un giallo bruciato
e noi siamo saliti quassù a maturarci nel sole.
Mi racconta costei – come fosse un amico –
"Da domani abbandono Torino e non torno mai più.
Sono stanca di vivere tutta la vita in prigione".
Si respira un sentore di terra e, di là dalle piante,
a Torino, a quest’ora, lavorano tutti in prigione.
"Torno a casa dei miei dove almeno potrò stare sola
senza piangere e senza pensare alla gente che vive.
Là mi caccio un grembiale e mi sfogo in cattive risposte
ai parenti e per tutto l’inverno non esco mai più".
Nei paesi novembre è un bel mese dell’anno:
c’è le foglie colore di terra e le nebbie al mattino,
poi c’è il sole che rompe le nebbie. Lo dico tra me
e respiro l’odore di freddo che ha il sole al mattino.
"Me ne vado perché è troppo bella Torino a quest’ora:
a me piace girarci e vedere la gente
e mi tocca star chiusa finch’è tutto buio
e la sera soffrire da sola". Mi vuole vicino
come fossi un amico: quest’oggi ha saltato l’ufficio
per trovare un amico. "Ma posso star sola così?
Giorno e notte – l’ufficio – le scale – la stanza da letto –
se alla sera esco a fare due passi non so dove andare
e ritorno cattiva e al mattino non voglio più alzarmi.
Tanto bella sarebbe Torino – poterla godere –
solamente poter respirare". Le piazze e le strade
han lo stesso profumo di tiepido sole
che c’è qui tra le piante. Ritorni al paese.
Ma Torino è il più bello di tutti i paesi.
"Se trovassi un amico quest’oggi, starei sempre qui".


C. Pavese, Estate di san Martino

domenica 29 settembre 2013

L'ho cercato ma non l'ho trovato

Marc Chagall, Cantico dei Cantici

«Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amore dell’anima mia;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi alzerò e farò il giro della città
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amore dell’anima mia.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città:
“Avete visto l’amore dell’anima mia?”.



Dal Cantico dei Cantici

mercoledì 18 settembre 2013

Non somiglio a nessuno



                      René Magritte, La reproduction interdite 

«Mi tormentava, allora, anche un’altra circostanza: il fatto che nessuno mi somigliava e io non somigliavo a nessuno. «Io sono solo, e loro sono tutti», pensavo, e mi mettevo a riflettere».


Dostoevskij, da Memorie dal sottosuolo

venerdì 26 aprile 2013

Il passero solitario

















             G. De Chirico, Piazza d'Italia con torre rossa

D’in su la vetta della torre antica,
passero solitario, alla campagna
cantando vai finché non more il giorno;
ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
brilla nell’aria, e per li campi esulta,
sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
gli altri augelli contenti, a gara insieme
per lo libero ciel fan mille giri,
pur festeggiando il lor tempo migliore:
tu pensoso in disparte il tutto miri;
non compagni, non voli,
non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
canti, e così trapassi
dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
della novella età dolce famiglia,
e te german di giovinezza, amore.
Sospiro acerbo de’ provetti giorni,
non curo, io non so come; anzi da loro
quasi fuggo lontano;
quasi romito, e strano
al mio loco natio,
passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede alla sera,
festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
odi spesso un tonar di ferree canne,
che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
la gioventù del loco
lascia le case, e per le vie si spande;
e mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Io solitario in questa
rimota parte alla campagna uscendo,
ogni diletto e gioco
indugio in altro tempo: e intanto il guardo
steso nell’aria aprica
mi fere il Sol che tra lontani monti,
dopo il giorno sereno,
cadendo si dilegua, e par che dica
che la beata gioventù vien meno.

Tu, solingo augellin, venuto a sera
del viver che daranno a te le stelle,
certo del tuo costume
non ti dorrai; che di natura è frutto
ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
la detestata soglia
evitar non impetro,
quando muti questi occhi all’altrui core,
e lor fia vòto il mondo, e il dì futuro
del dì presente più noioso e tetro,
che parrà di tal voglia?
Che di quest’anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
ma sconsolato, volgerommi indietro.


                                                             G. Leopardi

martedì 5 febbraio 2013

Il modo tuo d'amare


Gustav Klimt

La forma de querer tú        
es dejarme que te quiera. 
El sí con que te me rindes 
es el silencio. Tus besos        
son ofrecerme los labios 
para que los bese yo. 
Jamás palabras, abrazos,        
me dirán que tú existías, 
que me quisiste: Jamás. 
Me lo dicen hojas blancas,        
mapas, augurios, teléfonos; 
tú, no. 
Y estoy abrazado a ti 
sin preguntarte, de miedo        
a que no sea verdad 
que tú vives y me quieres. 
Y estoy abrazado a ti        
sin mirar y sin tocarte. 
No vaya a ser que descubra 
con preguntas, con caricias,        
esa soledad inmensa 
de quererte sólo yo. 

                            Pedro Salinas, da La voce a te dovuta

martedì 8 gennaio 2013



Giornata meravigliosa! Il vasto parco si bea sotto lo sguardo ardente del sole, come la giovinezza sotto il dominio dell'Amore.
L'estasi universale delle cose non si esprime in nessun rumore. Anche le acque sono come addormentate.
Quest'orgia silenziosa è ben diversa dalle feste umane.
Si direbbe che una luce crescente faccia scintillare sempre di più gli oggetti; che i fiori, eccitati, brucino dal desiderio di competere con l'azzurro del cielo nell'energia dei loro colori, e che il caldo, rendendo visibili i profumi, li faccia salire come vapore verso l'astro diurno.
Eppure, in questo godimento universale, ho scorto un essere afflitto.
Ai piedi di una Venere colossale, uno di quei pazzi artificiali, uno di quei buffoni volontari incaricati di far ridere i re quando i Rimorsi o la Noia li assillano, tutto agghindato nel suo costume sgargiante e ridicolo, con in testa corni e sonagli, curvo e inginocchiato contro il piedistallo, alza gli occhi pieni di lacrime verso la Dea immortale.
E i suoi occhi dicono: - «Sono l'ultimo, il più solitario degli uomini, privo d'amore e di amicizia, e per questo inferiore al più imperfetto degli animali. E tuttavia, sono fatto, io pure, per comprendere e per sentire l'immortale Bellezza. Ah, Dea! Abbi pietà della mia tristezza e del mio delirio!».
Ma l'implacabile Venere guarda lontano non so che cosa con i suoi occhi di marmo.
Baudelaire, Il folle e la Venere

sabato 11 agosto 2012

Edward Hopper, Excursions into philosophy

Ogni vita è inspiegabile, continuavo a ripetermi. Per quanti fatti si riferiscano, per quanti dettagli vengano forniti, il nocciolo resiste alla rappresentazione. Riferire che tizio è nato qui, si è recato là, che ha fatto questo o quello, che ha sposato la tale donna e ha avuto i tali figli, che è vissuto, che è morto, che si è lasciato alle spalle questi libri o quella battaglia, o quel ponte…niente di tutto ciò ci dice molto. Tutti vogliamo che ci raccontino delle storie, e le ascoltiamo come facevamo da bambini. Dentro le parole immaginiamo la vera vicenda, e a tal fine ci sostituiamo ai personaggi fingendoci capaci di comprenderli perchè comprendiamo noi stessi. E’ una mistificazione. Noi esistiamo per noi stessi, forse, e talora cogliamo anche un barlume della nostra identità, ma alla fine non siamo mai sicuri, e col passare delle nostre vite diventiamo sempre più opachi al nostro sguardo, più consci della nostra disorganicità. Nessuno può sconfinare in un altro – per il semplice motivo che nessuno può accedere a se stesso

Paul Auster, da La stanza chiusa

martedì 19 giugno 2012

δέδυκε μὲν ἀ σελάννα
καὶ Πλήιαδες˙ μέσσαι δὲ
νύκτες πάρ δ᾽ ἔρχετ᾽ ὤρα˙
ἔγω δὲ μόνα κατεύδω.


Tramontata è la luna
e le Pleiadi, la notte è al mezzo,
il tempo trascorre,
ma io riposo da sola. 
                                Saffo

lunedì 30 aprile 2012


E.Hopper, Room in New York

Tutto il problema della vita è questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri.

Cesare Pavese, da Il mestiere di vivere

martedì 17 aprile 2012

"La paura nasce sempre dalla solitudine" (F.N.)



















Robert Doisneau

Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio,
rotto m'era dinanzi a la figura,
ch'avëa in me de' suoi raggi l'appoggio.

Io mi volsi dallato con paura
d'essere abbandonato, quand' io vidi
solo dinanzi a me la terra oscura;

e 'l mio conforto: «Perché pur diffidi?»
a dir mi cominciò tutto rivolto;
«non credi tu me teco e ch'io ti guidi?

Dante, Pg III, vv. 16-24

venerdì 15 luglio 2011

To fill a Gap
Insert the Thing that caused it --
Block it up
With Other -- and 'twill yawn the more --
You cannot solder an Abyss
With Air.


E.Dickinson