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giovedì 12 marzo 2015

8 marzo 2015


Chicago, luglio 2014

ad Angelo Majo,
Va
rigotti, 24 settembre 1946
"Mio carissimo,
quante e quante cose mi hai dette nella tua lettera, che io ho atteso (ma perché poi non ti ho scritto io, subito arrivato?), e che io ho ricevuto sempre con quella gioia trepidante con cui si toccano le cose immensamente amate. Perché fra tanti esseri ce n’è alcuniche inesorabilmente si inseriscono nella nostra vita interiore, sì che il loro interesse diventa il nostro interesse."



L.Giussani, da Lettere di fede e amicizia

mercoledì 7 luglio 2010

Oggi, prove del coro















"La perfezione di un affetto, la perfezione di un lavoro, la perfezione di una preghiera, la perfezione di una fatica, di un impegno, la perfezione di un rapporto, di qualsiasi natura e tipo, coincidono o dipendono dalla tensione al sacrificio inerente. Senza sacrificio non c'è verità nel rapporto".

Don Giussani, Introduzione al CD delle laude filippine

giovedì 10 giugno 2010

"Il canto è gratuito, il canto è carità. È carità pura, il canto [...] Siete mai entrati in una casa dove c'è una giovane madre affettuosa? È impossibile che il suo bambino piccolo non canticchi. Canta, canticchia, tira fuori chissà da dove delle armonie: e ha quattro anni! È espressione della letizia e della tranquillità che viene dall'essere amati. Che viene dall'appartenenza".
Don Giussani
(grazie Gio)

domenica 28 marzo 2010















Vermeer, Cristo in casa di Marta e Maria

«Adesso c'è la Settimana Santa; se uno il Giovedì Santo, il Venerdì Santo,il Sabato Santo, la Pasqua, in questi quattro giorni va dentro senza guardare in faccia Cristo e basta, ma con la preoccupazione dei peccati o della perfezione oppure delle cose da meditarci su, viene fuori stanco e riprende le cose come prima.
Guardare in faccia Cristo, invece, cambia. Ma perché cambi, bisogna guardargli in faccia veramente, col desiderio del bene, col desiderio della verità: "Di tutto sono capace Signore, se sto con te che sei la mia forza"; è un tu che domina, non delle cose da rispettare»

Luigi Giussani, «Si può vivere così», pag. 237

martedì 2 febbraio 2010

Presentazione di Gesù al tempio
















Beato Angelico, Presentazione al tempio


Quando la Madonna si è recata al tempio, otto giorni dopo, per offrire il suo Pri mogenito, nel grande tempio nel quale ogni giudeo identificava la maestà di Dio, essa certamente si sentiva come nullificata dalla grandezza e dalla maestà di Dio. Ma, nella percezione della grandezza del tempio, un sentimento penetrava e prevaleva: la grandezza di Dio era il Bambino che aveva tra le braccia, era il Bambino che piangeva, era il Bambino che allattava. Vedendo da che cosa Dio ha fatto nascere quello che è il fattore decisivo della storia e del mondo, come dirà il vecchio Simeone, e che divide il mondo in due - perché è proposta davanti alla quale si divide in due il cuore dell'uomo e si dividono in due tutti i cuori degli uomini - , vedendo da che cosa è nato Colui che le porte degli inferi non verranno più a distruggere, una forza umana la più grande di tutte, vedendo da che cosa è sorto, si rimane come pietrificati dallo stupore. Tutto il resto è comprensibile da tutti gli uomini - il senso religioso, lo chiama- no -, ma questo impatto e questo avvenimento è totalmente impensabile, imprevedibile, totalmente nuovo, totalmente e veramente incomprensibile: Dio fatto parte della nostra esperienza, dell'esperienza del nostro io, dell'esperienza della maternità della Madonna, dell'esperienza di ogni azione che compiamo.


don Giussani

sabato 19 settembre 2009

"...Il sintomo della certezza è che si ha simpatia umana per tutto quello che si incontra. Infatti, la simpatia umana con tutto quello che si incontra è solo data dalla presenza in noi della certezza del destino. Senza certezza non vi è possibilità di simpatia, se non formale, con chi ripete le nostre cose e con chi è d'accordo con noi [...] Quanto più una persona è potente, come certezza di coscienza, tanto più il suo sguardo, anche nel modo abituale di andare per la strada, abbraccia tutto, valorizza tutto, e non gli scappa niente. Vede anche la foglia gialla in mezzo alla pianta verde. E' solo la certezza del significato ultimo che fa sentire, como fossimo un detector, la più lontana limatura di verità che sta nelle tasche di ognuno. E non è necessario, per essere amico di un altro, che lui scopra che quello che dici tu è vero e venga con te. Non è necessario, vado io con lui, per quel tanto di limatura di vero che ha."

Luigi Giussani, da Certi di alcune grandi cose

domenica 7 giugno 2009

"La Trinità vuol dire che la natura dell'Essere è comunità"

don Giussani

domenica 31 maggio 2009

Pentecoste

















Giotto, Pentecoste, Padova

" [...] Lo Spirito è l'energia con cui l'Origine, il Destino e la Fattura di tutto, mobilitando tutto secondo il suo disegno, ha investito la nostra vita e l'ha portata nel cuore di quel disegno, volenti o nolenti.
L'unica condizione è che non l'avessimo rifiutato, cioè che non lo rifiutassimo, cioè che non lo abbiamo a rifiutare. Lo Spirito ci ha rivelato che Cristo è morto e risorto e questo è il significato esauriente della tua vita. Questo è il dono di Cristo risorto, il dono dello Spirito, che guarisce alla radice, ci ridà la grande possibilità, che è riconoscere che tutto viene da Dio attraverso Cristo, che è il metodo usato da Dio".

Don Giussani, da Il santo Rosario

domenica 12 aprile 2009

Buona Pasqua!


















La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino. La promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza.


Benedetto XVI


Noi diciamo quello che dovrebbe essere o quello che non va e “non si parte dall’affermazione che Cristo ha vinto”. Che Cristo ha vinto, che Cristo è risorto, significa che il senso della mia vita e del mondo è presente, è già presente, e il tempo è l’operazione profonda e misteriosa del suo manifestarsi.


Luigi Giussani

venerdì 10 aprile 2009

Venerdì Santo


















Beato Angelico, Crocefisso adorato da s.Domenico (particolare), Firenze, san Marco

"Da quando è morto in croce quell'uomo, la parola sacrificio è diventata una parola gigante, grande e ha svelato -come quando si alza il sole, come un sole che si alza- che tutta la vita di tutti gli uomini è tramata di sacrifici, è piena di brividi di sacrificio, è come dominata dalla necessità di sacrificare [...] e su tutto incombe il sacrificio più grosso che si possa concepire, che è morire. [...]
Il sacrificio era inconcepibile, ributtante, ma c'è un momento nella storia in cui il sacrificio è cominciato a diventare interessante -ossia riguardava l'interesse dell'uomo, cioè il destino dell'uomo-: quando Cristo è morto in croce, affinchè gli uomini potessero essere salvati dalla morte, affinchè le cose potessero essere salvate dalla corruzione, dal diventare vermi, piccoli, numerosi".


Luigi Giussani, da Si può vivere così

lunedì 23 febbraio 2009

Grazie don Gius!














Don Luigi Giussani

"Tu vedi. Tu vedi. Quello che sappiamo, noi altri, tu lo vedi. Quello che c’insegnano, a noi altri, tu lo vedi. Il catechismo, tutto il catechismo, e la chiesa, e la messa, tu non lo sai, tu lo vedi, e la tua preghiera non la dici, non la dici soltanto, tu la vedi. Per te non ci sono settimane. E non ci sono giorni. Non ci sono giorni nella settimana; e non ore nella giornata. Tutte le ore per te suonano come la campana dell’Angelus. Tutti i giorni sono domeniche e più che domeniche e le domeniche più che domeniche".



Charles Peguy, da Il mistero della Carità di Giovanna d'Arco







giovedì 5 febbraio 2009


















Beato Angelico, Annunciazione


"Colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù"


s.Paolo, Fil. 1, 6



"Essere sicuro che Lui porta a compimento quello che mi ha dato, vuol dire essere sicuro della mia felicità, essere sicuro del mio destino, essere sicuro del mio compimento, essere sicuro dello scopo della vita. Quello per cui occorre essere sicuri -se non si è sicuri di questi tutto si sgretola- è essere sicuri del proprio destino, della propria felicità, di essere salvati, insomma".


Don Giussani, da Si può vivere così?


mercoledì 7 gennaio 2009

"Per capire non basta sapere, occorre fare, con quel coraggio della libertà che è aderire all'essere che si vede, cioè alla verità.
Se la legge dell'esistenza è mettere in comune se stessi, noi dovremmo condividere tutto, ogni istante.
Questa è la maturità suprema, che si chiama umanità o santità. Per educarci a questo ideale, l'esserci costretti dalle circostanze (il «dovere» nel senso solito) serve molto più difficoltosamente.
È il piccolo tempo libero che mi educa; ciò che dà l'esatta misura della mia disponibilità agli altri è, l'uso di quel tempo che è solo mio, in cui posso fare «ciò che ho voglia». Ci formiamo così una mentalità, un modo quasi istintivo di concepire la vita tutta come un condividere.
Il piccolo tempo libero redime tutto il resto. E, adagio adagio, andando in «caritativa» si incomincia a capire di più il compagno di banco, il papà e la mamma, il collega di lavoro".

don Giussani, da Il senso della caritativa




Oggi non è che avessi molta voglia di riprendere la caritativa viste le condizioni climatiche...avrei prefwrito starmene a casa a studiare, dato che venerdì ho un esame! così mentre camminavo nella neve mi sono interrogata di nuovo sulle ragioni di questo gesto... poi come al solito prima di cominciare abbiamo letto il libretto e il pezzo era proprio questo: anche se l'ho letto decine di volte, proprio oggi mi ha particolarmente colpito.

martedì 23 dicembre 2008














il Gio e la Cri, festa della Chiara autunno 2006

«L'avvenimento di Cristo diventa presente “ora” in un fenomeno di umanità diversa: un uomo vi si imbatte e vi sorprende un presentimento nuovo di vita, qualcosa che aumenta la sua possibilità di certezza, di positività, di speranza e di utilità nel vivere e lo muove a seguire. Gesù Cristo, quell'uomo di duemila anni fa, si cela, diventa presente, sotto la tenda, sotto l'aspetto di una umanità diversa. L'incontro, l'impatto, è con una umanità diversa, che ci colpisce perché corrisponde alle esigenze strutturali del cuore più di qualsiasi modalità del nostro pensiero o della nostra fantasia: non ce lo aspettavamo, non ce lo saremmo mai sognato, era impossibile, non è reperibile altrove»


Luigi Giussani

mercoledì 17 dicembre 2008

"Di fronte alla persona amata è molto più grande l'intensità dell'amore quando ti fermi ad un metro, e tutto vibra, e tutto sembra volerla afferrare. Non per trattenerti dall'afferrare, ma perché c'è un'adorazione e un riconoscimento del significato della cosa. E tu sei lì che vivi questo sentimento di significato e trattieni l'impeto che ti spingerebbe ad una presa puramente meccanica. Per amare una presenza tu devi riconoscere che essa è del Mistero, di Cristo: ciò di cui è fatta è Cristo. E tutto in te viene proteso come domanda a Cristo che si sveli, che si faccia vedere. Perché quando Cristo si farà vedere in quella faccia, sarà la fine del mondo, sarà l'Eternità! Essere ad un metro senza prendere vuol dire essere tutto proteso nel prendere coscienza del segno che essa è, del valore di segno che essa è. Per questo niente al mondo la può cancellare, proprio perché è segno di Cristo. Se è segno di Cristo, quello che ti viene come conseguenza è lo struggimento perché Cristo si riveli in lei".

Don Giussani


venerdì 21 novembre 2008














Vacanza Clu a Pontresina, luglio 2007

E allora si chiede: "Come fai tu a svolgere il tuo compito?" e "Come fai tu a tendere al tuo destino?". E io, che sono chi ti sta davanti, te lo dico, ma capisco di dirtelo male, perciò ti dico: "Vieni ancora domani, eh!". Perchè domani cercherò di dirtelo meglio, e dopodomani cercherò di dirtelo meglio, e poi, insomma, tutti i giorni dobbiamo dircelo, perchè così ce lo diciamo meglio, e dopo tanti tanti e tanti giorni, diventa come una cosa fluente, come guardarsi negli occhi: ci si guarda negli occhi e ci si capisce; si capisce anche come si fa, viene voglia di farlo, viene proprio la voglia di farlo. E uno non è più solo, è finalmente se stesso, perchè l'uomo è se stesso quando è insieme. E, infatti, l'io dell'uomo è destinato ad essere insieme a tutto ciò che c'è, al mistero dell'Essere. Perchè? Perchè è stato fatto ad immagine di Dio e Dio è una comunione: la comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito, il mistero della Trinità; è nel mistero della Trinità la radice del fatto che l'io non è solo. Un io solitario è un io perduto. Così, l'io che non è solitario viene creato in una compagnia, da una compagnia, che è amicizia e l'amicizia è creata da una obbedienza.
La parola obbedienza non è niente altro che la virtù dell'amicizia.



Don Giussani, da Si può vivere così?

domenica 16 novembre 2008

Prima Domenica di Avvento (ambrosiano)

L'istante è come l'Avvento, poiché l'istante non è ancora il compimento. E se è già compiuto, perché Cristo è venuto, se l'istante porta nel suo grembo un "già", anche in questo senso è ancora attesa del compimento, o meglio, è attesa che si manifesti ciò che è già avvenuto, e che esso porta nel suo grembo.
La parola più amica dell'istante, perciò, è la parola "Avvento". E il sentimento che domina l'istante e lo fa diventare ricco di pace, carico di vigilanza e produttivo, è proprio l'attesa.

Don Giussani

sabato 27 settembre 2008














Bellini, Giovane donna allo specchio

L'affezione alla propria umanità è il contrario dell'egoismo, perchè l'affezione a sè o alla propria umanità è molto di più uno stupore per qualche cosa che si ha addosso e che non ci si è dato noi che neanche un'affermazione accanita di quello che si pensa o si sente. Nell'affezione a sè, nell'attaccamento a sè stessi, originale, c'è affermata la sorpresa di non essersi fatti da sè, lo stupore di questa oggettività che è il mio soggetto, la meraviglia di questa cosa che chiamo "io".


Don Giussani, da Uomini senza patria

mercoledì 17 settembre 2008














Colazione con Cri, Sere, Chia e Bronx (meeting 2005)

Tu, perchè il "quando" e il "dove" arriva a casa tua; trafora le finestre e i muri, entra nel ventre di tua madre, ma tu sei già bambino e sei già fuggito fuori; allora ti cerca, va a scuola, c'è la tua maestra, quella maestra; poi va dai tuoi amici, quegli amici; lì si ferma e prende te! E non puoi più scappare; puoi dire di no, ma non scappare. Puoi dire di no, ma se uno si ribella a due mani che lo accarezzano, si strozza. La libertà è rispondere; allora quelle due mani diventano due sostegni.


Don Luigi Giussani




Grazie ad Andrea Cristiano

sabato 26 luglio 2008

Pontresina 2008

è la grande, reale alternativa: o il niente in cui tutto va a finire- il niente di ciò che ami, il niente di ciò che stimi, il niente di te stesso e degli amici, il niente del cielo e della terra, iln niente, tutto è niente perchè tutto va a finire in cenere- oppure quell'uomo lì ha ragione, è quello che dice di essere.
Don Gius, da Si può vivere così?



Oggi pomeriggio sono tornata dalla vacanza del CLU, una settimana di intensità e bellezza nonostante la mia stanchezza e la fatica, la resistenza a riconoscere Colui che era all'opera tra noi. Abbiamo lavorato sul libretto degli esercizi della Fraternità, in cui è citata anche questa frase che è stata uno dei motivi portanti di tutta la settimana. Man mano metterò altre frasi che mi hanno colpito, del libretto, della testimonianza o di interventi, e anche dei canti, per non perdere quella Bellezza.