Visualizzazione post con etichetta Manet. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Manet. Mostra tutti i post
domenica 2 aprile 2017
Alla deriva
La vita io l'ho castigata vivendola.
Fin dove il cuore mi resse
arditamente mi spinsi.
Ora la mia giornata non è più
che uno sterile avvicendarsi
di rovinose abitudini
e vorrei evadere dal nero cerchio.
Quando all'alba mi riduco,
un estro mi piglia, una smania
di non dormire.
E sogno partenze assurde,
liberazioni impossibili.
Oimè. Tutto il mio chiuso
e cocente rimorso
altro sfogo non ha
fuor che il sonno, se viene.
Invano, invano lotto
per possedere i giorni
che mi travolgono rumorosi.
Io annego nel tempo.
Vincenzo Cardarelli
Etichette:
Cardarelli,
Manet,
poesia,
tristezza,
vita
martedì 12 luglio 2011

Manet, Sulla spiaggia
“Conosco degli uomini che sentono il bisogno del mare e lo cercano al passo lento della loro carovana. Costoro, quando giungono sul promontorio dal quale dominano quella vasta e profonda distesa, respirando l’acre odore del sale e restando estasiati davanti a uno spettacolo che non serve a nulla in quel momento, perché il mare non si può afferrare. Ma dentro il loro cuore sono purgati dalla schiavitù delle cose meschine. Forse essi osservano nauseati, come dalle sbarre di una prigione, il bricco, gli utensili da cucina, le lagnanze delle mogli, la ganga quotidiana che può essere un volto letto in trasparenza e costruire l’essenza delle cose, ma che talvolta diventa una pesante tomba e li imprigiona. Allora essi fanno provvista di vastità e riportano nelle loro case la beatitudine che vi hanno trovata. E la casa non è più la stessa perché in qualche luogo esiste una pianura sul far del giorno e il mare. Perché tutto si apre su qualcosa di più vasto di noi. Tutto diviene sentiero, strada e finestra su qualcosa che è diverso da noi”.
Saint Exupery, da Cittadella
martedì 1 luglio 2008

Manet, Alla ferrovia
Dovremmo di nuovo guardare il verde, e ancora una volta dovrebbero farci trasalire (senza accecarci) il blu, il giallo e il rosso. Dovremmo incontrare il centauro e il drago, e quindi forse scorgere improvvisamente, come gli antihci pastori, pecore, e cani, e cavalli- e lupi. Questa riscoperta, le favole ci aiutano a farla. Soltanto in tal senso la propensione per essere può renderci, o mantenerci, infantili.
La Riscoperta (che comprende un ritorno alla salute e il suo rinnovamento) è un ri-acquisto, il riacquisto di una chiara visione. Non dico che si tratti di “vedere le cose come sono”, e non mi mescolo coi filosofi, anche se potrei azzardarmi a dire di “vedere le cose come noi siamo (o eravamo) destinati a vederle”, quali cose distinte da noi. Abbiamo bisogno, in ogni caso, di pulire le nostre finestre, cosicché le cose viste con chiarezza possano essere liberate dal grigio offuscamento della banalità e della familiarità – liberate dalla possessività. Di tutti i volti, quelli dei nostri familiares, sono insieme quelli con cui è più difficile fare giochi con la fantasia, e quelli che è più difficile vedere con fresca attenzione, percependo la loro somiglianza e la loro differenza: il fatto che sono dei volti, e tuttavia dei volti unici. Questa banalità è in realtà la pena che si sconta per l’ “appropriazione”: le cose che sono trite, o (in senso cattivo) familiari, sono le cose di cui ci siamo appropriati, legalmente o mentalmente. Diciamo di conoscerle. Sono divenute come le cose che un tempo ci hanno attratto con il loro splendore, il loro colore o la loro forma: ci abbiamo messo sopra le mani, e le abbiamo rinchiuse col nostro tesoro, le abbiamo fatte nostre, e facendole nostre abbiamo smesso di guardarle. Naturalmente le fiabe non sono il solo mezzo di riscoperta, la sola profilassi contro la perdita. Basta l’umiltà.
J.R.R.Tolkien, in Sulle fiabe
Iscriviti a:
Post (Atom)
