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venerdì 18 novembre 2016



«È in ogni uomo di attendersi che forse la parola, una parola, possa trasformare la sostanza di una cosa. Ed è nello scrittore di crederlo con assiduità e fermezza. È ormai nel nostro mestiere, nel nostro compito. È fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto a ogni indagine.»
Elio Vittorini

lunedì 26 maggio 2014

Mentre vorremmo intenerire le stelle


"Nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle." 

G.Flaubert

mercoledì 3 luglio 2013

Le tracce che affiorano

Penso che siamo sempre alla caccia di qualcosa di nascosto o di solo potenziale o ipotetico, di cui seguiamo le tracce che affiorano sulla superficie del suolo (...) La parola collega la traccia visibile alla cosa invisibile, alla cosa assente, alla cosa desiderata o temuta, come un fragile ponte di fortuna gettato sul vuoto. Per questo il giusto uso del linguaggio per me è quello che permette di avvicinarsi alle cose (presenti o assenti) con discrezione e attenzione e cautela, col rispetto di ciò che le cose (presenti o assenti) comunicano senza parole.

I. Calvino, da Lezioni americane


giovedì 31 luglio 2008

Parole e silenzio (parte 3)














Magritte, Questa non è una pipa

Affascinato, Pawel gli fece un cenno: "Continua".
"Una cosa non è detta in verità se non quando colui che la pronuncia è pronto a dare il proprio sangue in garanzia delle parole che gli escono dalla bocca o dalla penna. Non importa che il sangue venga versato in senso letterale, ma la volontà di versarlo è essenziale per l'autenticità. Nelle incertezze della vita, ci sarà richiesto o meno di dare il sangue; non spetta a noi decidere, ma sta a noi essere disposti a farlo".
"Dunque credi che le parole di un uomo dovrebbero essere sostenute dalla sua stessa vita".
"Sì, se si tratta di avere autorità. Ecco perchè dobbiamo avere cura delle nostre parole: una parola cambia l'esistenza. Dobbiamo proteggere la purità del linguaggio, perchè è questa a condurre il sacro dall'uno all'altro".
Pawel si accigliò e posò il suo libro sul tavolo: "Un vecchio pittore mi disse una volta una cosa del genere. Diceva che, se i simboli sono corrotti, i concetti sono corrotti, e così perdiamo la capacità di comprendere le cose per quello che sono; e allora diventiamo più vulnerabili alla deformazione delle nostre percezioni".
"E perciò delle nostre azioni" aggiunse enfaticamente David.



M. O'Brien, da Il Libraio




Stasera ho finito il libro. Non ci sono parole, si può solo leggerlo e commuoversi. Scrivendo qui l'ultima parte del discorso ( o meglio, il punto dove io ho deciso di concluderlo, è molto più lungo in verità) mi sono resa conto di quanto questo sia uno dei punti centrali, forse il punto nodale dell'intero romanzo. Incredibile, tu non lo sai, ma l'autore fa in modo di concentrare in quel punto una carica di attrattiva potente, come una calamita, e tu lettore capisci che quelle parole hanno ancora più peso di quaello che al momento percepisci, pur senza sapere perchè.

mercoledì 30 luglio 2008

Parole e silenzio (parte 2)

Pawel scosse il capo; le osservazioni del ragazzo si facevano oscure.
"Diciamo, Pan Tarnowski, che tu e io viviamo sui due lati d'una strada e che questa strada divida due mondi diversi che risultino incomprensibili l'uno all'altro. Diciamo che io ti porgo la chiave della mia porta e tu mi porgi la chiave della tua; apriamo le nostre porte ed occoci qua; stiamo gettando uno sguardo all'interno l'uno della casa dell'altro. Non è una benedizione?"
"Non c'è niente dentro di me che troveresti d' interessante".
"Questo non lo credo affatto".
"Perchè vorresti guardare?".
"Perchè l'uomo non è fatto per essere solo".
"Non siamo soli".
David abbassò lo sguardo. A bassa voce disse:" Uno può essere solo, anche in una casa piena di persone che parlano senza sosta".
"Rafforzi la mia tesi: non è necessario parlare".
"Ah, ma parlare è necessario. Non intendo il rumore della bocca, ma il parlare che scaturisce dal silenzio".
"Ora mi hai completamente perso. Cos'è che stai davvero cercando di dire?".
"Il vero parlare è vedere come se si fosse una cosa sola: l'unione del silenzio e l'unione delle parole vere che da questo scaturiscono. Tale unione espande lo sguardo".

M. O'Brien, da Il libraio

martedì 29 luglio 2008

Parole e silenzio


















Muro che separava il ghetto di Varsavia dal resto della città.

"Che cos'è, dunque, il silenzio?".
"é una cosa che c'è".
"Che c'è? ti riferisci alla filosofia?".
"Sì, e di pù. Il linguaggio parlato e il silenzio sono chiavi".
"Chiavi per che cosa?".
"Verso la comunione".
"Per favore, non dirmi che sei un buddista, David Schafer" fece Pawel, nella speranza che tale brusca battuta avrebbe posto fine all'interruzione della sua lettura.
"No, che non lo sono" rispose il ragazzo con tono offeso. "Sono un uomo. Questo è comune a tutti gli uomini".
"In che modo?".
"Quando un uomo ti porge una chiave, questa possiede un certo significato. Una parola è una chiave, una parola è un'azione. Sottraile l'azione, e non viene espresso il significato. Per di più, ogni uomo è una parola. Così come tu sei una parola per me".
"In che modo sono una parola per te?".
"Questo non lo capisco del tutto. Ma, nella sua accezione più comune, tu pronunci una parola di protezione: mi nascondi, mi nutri. Questa è la tua parte del dialogo".
"Non è davvero un dialogo. Lo faccio perchè è la cosa giusta da fare".
"Ma la cosa giusta da fare è pronunciare una parola, e spostare, di poco, la bilancia del mondo".
"Forse attribuisci troppo significato a quelle che sono azioni normali".
"La nostra vita qui è cosa normale?".
Pawel vi riflettè su prima di rispondere. "Suppongo di no, ma è il mondo intero ad essere in tumulto. Di questi tempi niente è normale".
"Credo che non ci sia niente di normale in qualsiasi tempo".

M. O'Brien, da Il Libraio






Ho comprato ieri il suo nuovo libro, da poco uscito, e me lo sto divorando. Questa è la prima parte di un lungo dialogo tra i due protagonisti (un libraio polacco e un giovane ebreo nella varsavia del 1942) sulla natura del linguaggio e del silenzio. Lo posterò tutto a puntate perchè è straordinario! In realtà l'intero libro è straordinario, mi sa che ne attingerò a piene mani.

venerdì 12 ottobre 2007















Ogni parola umana di un certo peso reca in sè una rilevanza superiore alla immediata consapevolezza che può averne avuto l'autore al momento.

Benedetto XVI, da "Metodo storico-critico ed esegesi"in Gesù di Nazareth


Martedì a lezione di critica letteraria abbiamo lavorato anche su questo meraviglioso testo del Papa! Grazie professor Motta!