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martedì 18 ottobre 2011

Lo scopo












P. Cézanne, Mont Saincte Victorie, 1904-1906

"Raggiungerò lo scopo tanto cercato, e per tanto tempo inseguito? Lo spero, ma poiché non l’ho raggiunto, mi pervade un vago senso di malessere, che sparirà solo quando avrò raggiunto il porto, cioè quando avrò realizzato qualcosa che si sviluppi meglio che in passato e nello stesso tempo dimostri le mie teorie. Queste sono sempre facili, è il provarle quello che presenta serie difficoltà. Continuo dunque i miei studi. Ho riletto la vostra lettera e vedo che non rispondo sempre a tono. Scusatemi; è perché, ve l'ho detto, ho sempre la preoccupazione di raggiungere lo scopo. Studio sempre dal vero, e mi sembra di fare dei lenti progressi. Avrei voluto che foste qui, perché la solitudine mi pesa sempre un po'. Ma sono vecchio, malato, e ho giurato a me stesso di morire dipingendo, anziché sprofondare nell'avvilente rimbambimento che minaccia i vecchi che si lasciano dominare sa passioni abbruttenti. Se un giorno avrò il piacere di rivedervi, potremo spiegarci meglio, a viva voce. Mi scuserete se torno sempre sullo stesso punto, ma credo nello sviluppo logico di ciò che vediamo e sentiamo studiando dal vero".

Paul Cézanne ad Emile Bernard, 21 settembre 1906

giovedì 25 novembre 2010


















Cezanne,
Maison avec criqué murs


«
L’arte è il contrario della disintegrazione. Perché la ragione propria dell’arte, la sua giustificazione, è appunto questa: di impedire la disintegrazione della coscienza umana, nel suo quotidiano, e logorante, e alienante uso col mondo; di restituirle di continuo, nella confusione irreale, e frammentaria, dei rapporti esterni, l’integrità del reale, o in una parola, la realtà. [...] La purezza dell’arte non consiste nello scansare quei moti della natura che la legge sociale censura come perversi o immondi; ma nel riaccoglierli spontaneamente alla dimensione reale, dove si riconoscono naturali, e quindi innocenti. La qualità dell’arte è liberatoria, e quindi, nei suoi effetti, sempre rivoluzionaria. Qualsiasi momento dell’esperienza reale e transitoria, diventa, nell’attenzione poetica, un momento religioso»

Elsa Morante

giovedì 10 gennaio 2008










Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto (particolare)






Il fatto che la pittura sia testimone oggi di una progressiva disaffezione, è il sintomo che in effetti il deserto cresce sempre di più. Dire che "vediamo" il mondo attraverso gli occhi di Tiziano, del Caravaggio o di Cezanne significa più di una semplice ammirazione per un universo visivio particolare; significa avanzare l'idea che un'opera, ogni volta che appare, è una scuola di visione; essa educa lo sguardo, impercettibilmente, a scoprire delle cinfigurazioni o degli accordi che, prima di essa, non erano stati percepiti.


Jean Clair, Critica della modernità

lunedì 13 agosto 2007















"La pittura è maledettamente difficile...Crediamo di possederla e non ci siamo mai...Non si è mai finito di conoscere il proprio mestiere...Se anche dipingessi cento, mille anni senza fermarmi mi sembrerebbe di non saper niente...Non importa...è la vita...voglio morire dipingendo"

Paul Cézanne (riportato da J. Guasquet)