lunedì 11 aprile 2011










Dolcissimo, possente
Dominator di mia profonda mente;
Terribile, ma caro
Dono del ciel; consorte
Ai lúgubri miei giorni,
Pensier che innanzi a me sì spesso torni.

Di tua natura arcana
Chi non favella? Il suo poter fra noi
Chi non sentì? Pur sempre
Che in dir gli effetti suoi
Le umane lingue il sentir propio sprona,
Par novo ad ascoltar ciò ch'ei ragiona.

Come solinga è fatta
La mente mia d'allora
Che tu quivi prendesti a far dimora!
Ratto d'intorno intorno al par del lampo
Gli altri pensieri miei
Tutti si dileguàr. Siccome torre
In solitario campo,
Tu stai solo, gigante, in mezzo a lei.

Leopardi, da Il pensiero dominante

lunedì 28 marzo 2011












Hildegard von Bingen



LORENZO

Come dorme dolce la luna su questo pendìo!
Ci siederemo qui e ci scorrerà nell'orecchio il suono della musica: mite quiete e notte s'accordano alle note della dolce armonia.
Siedi, Gessica; guarda come il fondo del cielo è intarsiato fitto fitto di patène d'oro lucente;
non c'è astro, il più piccolo che vedi,
che non canti, nel suo moto, come un angelo,
nel coro eterno dei cherubini dal giovane sguardo:
tale armonia è nelle anime immortali,
ma fino a che questa fangosa veste che si corrompe le rinserra rozzamente, noi non possiamo udirla.

Entrano i musici.

Venite, su! e svegliate Diana con un inno, con le più dolci note penetrate l'orecchio della vostra signora, e attiratela a casa con la musica.

Musica.

GESSICA
Io non sono mai allegra quando ascolto una dolce musica.

LORENZO
La ragione è che la tua mente è sempre all'erta.
Ma osserva una mandria selvaggia e sbrigliata,
o un branco di giovani indomiti puledri,
che saltano folli e mugghiano e fanno alti nitriti,
secondo la calda natura del loro sangue;
se solo sentono per caso un suono di tromba,
o gli tocca l'orecchio un qualche motivo musicale,
noterai che tutti insieme si arrestano,
e gli occhi selvaggi si placano in sguardi mansueti per il dolce potere della musica.

Perciò il poeta si finse che Orfeo ammaliava alberi, pietre e fiumi,
poiché niente è così ottuso, duro e furente,
che la musica non ne cambi la natura con il suo tempo.
L'uomo che non ha musica in se stesso,
e non è mosso dall'armonia dei dolci suoni,
è buono per tradire, tramare e depredare;
i moti del suo animo sono cupi come la notte e i suoi affetti neri come l'Erebo.
Un uomo così non riceva mai fiducia.

Ascolta la musica.



W. Shakespeare, da Il mercante di Venezia, atto V scena I




Grazie Edo per il bellissimo incontro di ieri!

giovedì 17 marzo 2011

Buon compleanno Italia












Ringrazio Michele che, senza volerlo, mi ha fornito l'immagine.

Il processo di unificazione avvenuto in Italia nel corso del XIX secolo e passato alla storia con il nome di Risorgimento, costituì il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale iniziato molto tempo prima. In effetti, la nazione italiana, come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dai sentimenti di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità politiche articolate sulla penisola, comincia a formarsi nell'età medievale. Il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell'identità italiana attraverso l'opera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali, fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali, rapporti sociali; ma anche mediante una ricchissima attività artistica: la letteratura, la pittura, la scultura, l'architettura, la musica. Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini e Borromini sono solo alcuni nomi di una filiera di grandi artisti che, nei secoli, hanno dato un apporto fondamentale alla formazione dell'identità italiana. Anche le esperienze di santità, che numerose hanno costellato la storia dell'Italia, contribuirono fortemente a costruire tale identità, non solo sotto lo specifico profilo di una peculiare realizzazione del messaggio evangelico, che ha marcato nel tempo l'esperienza religiosa e la spiritualità degli italiani (si pensi alle grandi e molteplici espressioni della pietà popolare), ma pure sotto il profilo culturale e persino politico. San Francesco di Assisi, ad esempio, si segnala anche per il contributo a forgiare la lingua nazionale; santa Caterina da Siena offre, seppure semplice popolana, uno stimolo formidabile alla elaborazione di un pensiero politico e giuridico italiano. L'apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e di consolidamento dell'identità nazionale continua nell'età moderna e contemporanea. Anche quando parti della penisola furono assoggettate alla sovranità di potenze straniere, fu proprio grazie a tale identità ormai netta e forte che, nonostante il perdurare nel tempo della frammentazione geopolitica, la nazione italiana poté continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé. Perciò, l'unità d'Italia, realizzatasi nella seconda metà dell'Ottocento, ha potuto aver luogo non come artificiosa costruzione politica di identità diverse, ma come naturale sbocco politico di una identità nazionale forte e radicata, sussistente da tempo. La comunità politica unitaria nascente a conclusione del ciclo risorgimentale ha avuto, in definitiva, come collante che teneva unite le pur sussistenti diversità locali, proprio la preesistente identità nazionale, al cui modellamento il Cristianesimo e la Chiesa hanno dato un contributo fondamentale.

Benedetto XVI, dal Messaggio per il 150° anniversario dell''unificazione politica italiana



(Ma come non dimenticare anche che oggi si festeggia il glorioso patrono d'Irlanda? Beannachtaí na Féile Pádraig!)

giovedì 10 marzo 2011

"Ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all'estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco. Da lì, da quell'ossicino, l'uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l'ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L'ho dichiarato disperso finché l'ho visto nel cortile della scuola. Subito l'idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un'altra persona".

David Grossman, da Che tu sia per me il coltello

venerdì 25 febbraio 2011

Una settimana dopo









Ti sto aspettando, amico, ti sto aspettando
seduto sotto questo albero
perchè da qui devi passare:
puoi far finta di non vedermi, puoi giocare e perdere
perdere e giocare,
ma da qui devi passare...


Le parole che devo dirti sono già dentro al tuo cuore,
ma quando le sentirai saranno nuove,
come i giorni di maggio:
puoi far finta di non sentirli puoi giocare e perdere
perdere e giocare,
ma da qui devi passare...


E io ti sto aspettando, amico, ti sto aspettando,
tu non sei solo come credi:
cammino nelle tue scarpe...
dotto questo albero si sta bene e io non vedo l’ora di abbracciarti,
di vederti arrivare...

Claudio Chieffo, Chanson de l'ange

venerdì 11 febbraio 2011

"La proprietà è semplicemente l’arte della democrazia. Significa che ogni uomo dovrebbe avere qualcosa a cui dar forma a sua immagine, come egli è fatto a immagine del cielo.[…] Un uomo che ama il suo piccolo campo triangolare, lo ama perché è di forma triangolare; chiunque distrugge quella forma, dando più terra a quell’uomo, è un ladro che ha rubato un triangolo. […] Egli non può vedere la forma della sua terra finché non vede le siepi del vicino".

G.K. Chesterton, da What's Wrong with the World

venerdì 4 febbraio 2011


















"[...] Ci vuole un grande amore, capace di ispirare e di sostenere quello sforzo continuo verso la verità, quella generosità e al tempo stesso quella rinunzia profonda implicite nella genesi di ogni opera d’arte. Ma l’amore non è forse all’origine di ogni creazione?".


H. Matisse